Meditazione Buddhismo

Meditazione Buddhismo

 Come si medita nel buddhismo? Quali sono le tecniche di meditazione buddista?

Guarda il video – Meditazione Buddismo

(dura circa 9 minuti) o dai una occhiata alla trascrizione sotto:

Esistono varie forme di buddhismo: Mahayana, Zen, Theravada ecc. e, per capire bene la questione della meditazione buddhista, è utile parlare della figura del Buddha.

Anzitutto mi piace sempre ricordare che Buddha non era un dio ma un uomo, come te e come me, e che il termine “Buddha” (il risvegliato o l’illuminato) era un nome che gli era stato dato dopo che, un pò prima dei quaranta anni, aveva raggiunto l’illuminazione: la possibilità di essere dei risvegliati o degli illuminati, dei Buddha quindi, è presente in ciascuno di noi, in me come in te.

Dopo il suo risveglio, il Buddha storico, (Siddartha Gautama quì trovi dettagli)  insegnato fino a che non ha lasciato il corpo con la sua morte biologica, verso gli ottanta anni: perciò per quaranta anni ha rilasciato ai suoi discepoli (i Bikku) delle indicazioni molto precise su come si doveva comportare uno che voleva raggiungere l’illuminazione;

dava anche delle meditazioni molto precise, alcune raccolte in un Sutra che si chiama Satipatthāna Sutta , che sarebbe il sutra sui fondamentali di consapevolezza.

due meditazione buddiste per eccellenza

Alla base dell’insegnamento Theravada, la tradizione di meditazione buddhista per eccellenza, è Samatha-Vipassana; che in realtà sono due tecniche complementari l’una all’altra:

la prima, Samatha, è una tecnica che favorisce l’attenzione al qui e ora e sviluppa molta calma, ci fa “centrare” e il suo scopo è ritrovarci, in un mondo pieno di elementi stressanti favorisce la pace interiore;

la seconda è Vipassana, (Clicca quì se vuoi maggiori informazioni sulla meditazione vipassana) la quale si basa sempre su Samatha (ecco perchè sono strettamente legate) e fa un passo ulteriore: sviluppa la consapevolezza pura, la sua attenzione non è più soltanto verso il respiro, il corpo, i mantra o altre cose che ci agganciano all’adesso, ma sviluppa l’attenzione a tutto ciò che accade intorno a noi

(oggi questo approccio alla consapevolezza è noto col nome di Mindfulness: una approccio alla consapevolezza a “mente piena” con totale presenza in quello che facciamo).

Quindi Samatha e Vipassana sono la meditazione buddhista per eccellenza che ritrovi un pò in tutte le altre tradizioni anche successive; magari si chiamano in maniera un pò diversa perchè la tradizione più antica, la Theravada, usa una lingua molto antica, il pali: la lingua parlata anche dal Buddha (che ne parlava, probabilmente un dialetto) e dunque i testi più antichi sono in pali (le stesse parole Samatha e Vipassana sono in questa lingua);

le stesse parole, appartenenti a tradizioni successive, si appoggiano invece ad un’altra lingua, il sanscrito, perciò vengono utilizzati dei termini leggermente diversi: Vipassana diventa “Vipassyana” e Samatha diventa “Shamata”, ma stiamo parlando sempre delle stesse tecniche.

L’angolatura Mahayana del “Grande Veicolo”

Anche i tibetani usano queste tecniche e hanno anche un’altra espressione lhag mthong o lhak tong per definire la Vipassana: fanno parte del cosiddetto Buddhismo mahayana (ovvero: grande veicolo), una forma di buddhismo che, in qualche modo, va oltre le origini e, oltre a favorire uno sviluppo interno individuale e psicologico, cerca anche -e soprattutto- di favorire un clima di benevolenza verso gli altri (questo ha fatto si che, soprattutto i tibetani, abbiamo sviluppato anche altre forme di tecniche); altre forme di buddhismo mahayana sono quello Chan, cinese, e lo Zen, giapponese.

Riguardo la meditazione Zen, il quale tra tutte le forme di buddhismo mahayana è probabilmente quello che si rifà più degli altri alla tradizione antica del Theravada, viene data molta importanza alla posizione del corpo: c’è una estrema attenzione al fatto che la postura sia chiara, ferma, precisa;

l’oggetto di meditazione, in questo caso, non è tanto il respiro (cha fa comunque parte dell’insieme), ma è proprio il non far degenerare la posizione, che deve essere sempre precisa e ben calibrata; quando stiamo stanchi, per esempio, non è infrequente la tendenza a cambiare la posizione.

Come vedi quando parliamo di meditazione buddhista, possiamo intendere varie forme meditative tra le quali spicca per importanza la samatha: basata principalmente sul respiro e chiamata in lingua pali anapanasati (sati: consapevolezza; anapana: inspirazione ed espirazione), la quale ci permette di dimorare in uno stato di calma:

infatti, non a caso, nel mio sito principale “come meditare” offro una meditazione guidata proprio di questo tipo, chiamata “del calmo dimorare”: proprio perchè è alla base della Vipassana e di altre forme di meditazione ed è fondamentale per ritrovarci.

Clicca qui per scaricare la meditazione guidata gratis del calmo dimorare

Se non ci ritroviamo non andiamo da nessuna parte perciò, come meditazione buddhista per eccellenza, io suggerisco proprio questa forma.

Meditazione BuddismoClicca qui per saperne di Più sulla meditazione Samatha

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