come meditare per andare più in profondità

come meditare per andare più in profondità

“Ciao Claudio, certe volte ho l’impressione di essere andato bene in profondità durante la meditazione, ma altre volte di essere rimasto in superficie: cosa posso fare per andare sempre più in profondità?”

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Vediamo prima cosa puoi fare e poi cerchiamo di capire qual’è la tecnica per andare in profondità (te l’anticipo: è la meditazione Vipassana), vedremo di capire come funziona e poi perchè ti succede questo, perchè hai la sensazione di non riuscire ad andare in profondità e probabilmente di essere un pochino in stallo (questo non l’hai detto ma è una cosa che capita piuttosto spesso).

Prima cosa: rilassati e, come in tutte le meditazioni, comincia a spostare l’attenzione a tutte le sensazioni corporee e aggancia la tua attenzione al respiro.

Questo vale per tutte le meditazioni, ma è proprio questa attitudine (che ti porterai per tutta la meditazione) che ti aiuterà a ritrovare la dimensione dell’essere presenti: è questa la dimensione che ci porta in profondità.

Adesso vediamo alcune cose che puoi fare per scovare degli inganni e delle cose subdole che possono entrare in meditazione e non ci permettono di andare in profondità.

Strategia passo-passo per andare in profondità

Dopo aver individuato le sensazioni del corpo cerca il respiro e poi fissalo, cerca di rimanere a osservarlo quanto più è possibile e, ogni volta che ti distrai, ritorna semplicemente al respiro: il vero modo per andare in profondità è questo (anche se poi in profondità succedono altre cose).

Fino ad ora non ti ho detto niente di nuovo, probabilmente sono cose che già fai in meditazione, ma sono fondamentali e non posso non dirle.

Poi accogli le distrazioni, anzichè farti distrarre dal fatto che ci sono.

Hai delle distrazioni?

Hai la sensazione di non riuscire ad andare in profondità?

Ok, accogli queste distrazioni come parte del processo senza respingerle, perchè respingerle significherebbe distrarti ancora di più.

Quindi ecco cosa fai: ti accorgi che ci sono queste distrazioni, le accogli benevolmente e, dolcemente, senza indulgere in esse ma senza respingerle, torni al respiro.

Ecco perchè il respiro è importante: perchè ci riporta all’adesso ed è focalizzandoci nell’adesso che ritroviamo la pace, quella pace grazie alla quale riusciremo ad andare in profondità.

A questo punto nota se c’è qualcos’altro.

Nota se c’è un senso di prestazione, tipo: “devo andare più in profondità”; “non riesco ad andare più in profondità”.

Sgama (come si suol dire da queste parti), metti a nudo questa aspettativa: se c’è riconoscila, fai tana (“tana per quest’aspettativa!”) e torna al respiro con dolcezza.

Spesso noi abbiamo la sensazione di non riuscire ad andare in profondità (e qualche volta è vero) e rimaniamo incastrati nel pensiero che non riusciamo.

Quindi, se c’è questo pensiero, individualo e autorizzalo ma poi lascialo andare: non ti agganciare e siine consapevole (è la consapevolezza la chiave, essere presenti significa sapere che c’è questa roba qui).

Altro passo: nota se ci sono delle aspettative.

Come Meditare_in profondità Se ci fai caso stiamo andando sempre più in profondità, a livello di meccanismi subdoli che non ci permettono di andare avanti: alla fine stiamo parlando sempre della stessa cosa, io posso avere un senso di prestazione rispetto a una aspettativa; una però l’ho riconosciuta, vediamo adesso se ci sono delle aspettative a questo punto, andiamo più in profondità.

Ci sono delle aspettative?

Notalo, prendine atto.

Magari in passato puoi avere avuto delle belle esperienze e quindi ti aspetti di riviverle, o di superarle andando oltre: però queste esperienze riguardano il passato, non l’adesso.

Se ti focalizzi nel passato, di fatto, non sei nell’adesso: pensi di meditare ma in realtà sei nel mondo dei pensieri riguardo al passato, sei seduto ma la tua mente sta vagando e non te ne accorgi, sei nel disagio semplicemente per il fatto che non c’è quello che ti aspetti.

Ma in meditazione non ci deve essere quello che ti aspetti, ci deve essere quello che c’è.

Semplicemente.

E se quello che c’è è distrazione, prendine atto: il fatto di accorgerti, a vari livelli, di tutti questi inganni è già un’ottima meditazione (e già una meditazione Vipassana, ma di questo parleremo più avanti).

Rivediamo i vari passi che hai fatto.

Ti sei rilassato e hai usato le varie sensazioni corporee; ti sei agganciato al respiro in modo più concentrato; ti accorgi di tutte le distrazioni; noti se c’è un senso di prestazione; noti se ci sono delle aspettative.

  • Rilassati
  • Sensazioni corporee
  • Respiro
  • Accogli tutte le ditrazioni
  • Indaga se c’è un senso di prestazione e/o aspettative
  • Nel caso le accogli benevolmente guardando la dinamica prima di lasciarle andare

Andiamo quindi a livelli più avanzati ancora.

Sei presente?

Ti chiedi: “Ci sono?”; “Sono presente?”; “Sono?”; “Esisto”?; “Sono nell’essere?”

Nota che l’enfasi è sul verbo Essere: in colui “che è”, e l’essere è solo nel qui e ora.

Oppure sei nel “Fare”(fare bene; ottenere qualche cosa)?

Accorgiti se hai innescato anche questo tipo di barriera, e quando te ne seia ccorto autorizzati a lasciare andare tornando al respiro.

Come vedi, il senso di prestazione (“devo andare più in profondità”) e le aspettative, riguardano il fare: in una modalità più sottile dei giochi precedenti, come in una matrioska in cui una cosa contiene l’altra, cerca di capire, a livello sempre più sottile, se c’è una ricerca  nella dimensione del fare (“devo fare fare fare fare…”);

perchè quello che cerchiamo di fare in meditazione, paradossalmente, non ha rapporti con “il fare” ma con “l’essere”.

Dopo aver preso atto se c’era anche questa cosa, e ogni volta che prendi atto di qualche cosa la osservi, autorizzandola senza respingerla, la lasci andare tornando al respiro; è inutile andarla a inseguire, hai preso atto della cosa e la lasci scivolare via, il che, bada bene, non significa cacciarlo via prima: prima lo devi accogliere, vedere quello che c’è, di cosa sei consapevole se cacci via le cose prima di osservale per esserne consapevole?

Se ci affrettiamo a lasciare andare non stiamo lasciando andare veramente, stiamo cacciando via: lasciare andare significa semplicemente permettere alle cose di apparire, di fare il loro corso e poi di scemare; normalmente, quando un pensiero si sente osservato, si fa piccolo piccolo e poi se ne va da solo, ed è inutile andarlo a ripescare una volta che è svanito.

Dopo aver fatto tutti questi passi, possiamo permetterci di fare un passettino in avanti.

Sapendo che il respiro è sempre a portata di mano (e questa è una bella sicurezza), perchè finora l’abbiamo usato ogni qualvolta ci siamo accorti che c’era un pensiero, una distrazione, una aspettativa, un senso di prestazione nel fare, espandiamo quindi la nostra coscienza.

Accogliamo nella nostra coscienza tutto quello che ci capita, comprese tutte quelle barriere di cui abbiamo parlato prima: facciamo meditazione per smettere di fare qualunque cosa, per essere testimoni di quello che viviamo, solo in questo modo possiamo essere realmente consapevoli.

Attiviamo la presenza e attiviamo l’osservatore, colui che prende nota di quello che c’è senza giudicare, semplice testimone di quello che accade: è questa la meditazione migliore, una attitudine accogliente anche rispetto a tutte le distrazioni e gli inganni della mente.

Solo accogliendo e tornando al respiro possiamo andare in profondità.

Di fatto, a questo punto siamo entrati in Vipassana: è un processo nel quale, come hai visto finora, ci siamo appoggiati al respiro, in una fase di centratura e di ritrovo della dimensione dell’essere che tecnicamente chiamiamo Samatha e si tratta di una prima fase fondamentale in cui ci raccogliamo invece di disperderci.

Quello che abbiamo fatto finora richiamandoci al respiro è l’accogliere tutto quello che ci capita nel nostro vissuto esperienziale: può essere un prurito, una immagine mentale, un suono che ci distrae, un pensiero; il più delle volte si tratta di un pensiero: i pensieri stanno lì, si insinuano in maniera anche subdola come un senso di prestazione o l’aspettativa di chissà quale esperienza.

La Vipassana è il rendersi conto di tutto ciò e di accoglierlo: questo ci permette di essere molto consapevoli di tutto ciò che ci accade a vari livelli.

Vipassana, ti ricordo, è un termine in lingua pali (la lingua parlata ai tempi di Buddha) e che significa “meditazione di visione profonda” e quindi, la Vipassana è la tecnica che ci permette di andare in profondità.

come andare in profondità

Quindi tornando alla tua domanda su come andare in profondità, la risposta è, paradossalmente, che per andare più in profondità non dobbiamo cercare un’esperienza e avere una aspettativa: dobbiamo scoprire ai vari livelli come tutti gli inganni della mente grossolana ci impediscono di raggiungere lo stato naturale della mente, che è fatto di grande silenzio e di grande presenza.

È fatto della dimensione dell’essere.

Per andare a disturbare un concetto più spirituale “l’Uno è Colui che è”: quando Mosè vide questo cespuglio in fiamme disse “Tu chi sei?”; “Io non ho nome” gli fu risposto; “Ma allora come ti definisco” continuò Mosè.

Come vedi definire è un bisogno molto nella dimensione duale, ma l’uno non è duale perchè semplicemente “è”, e infatti risponde: “Io Sono colui che è”.

In meditazione quello che noi cerchiamo di fare, per andare sempre più in profondità per ritrovare la dimensione dell’uno, è “essere”: essere pura presenza, dovremmo riuscire a essere colui che è, e non “colui che vorrebbe raggiungere la profondità”; più vuoi raggiungere la profondità e più ti allontani dalla profondità, più cerchi l’essere e più ti avvicini, anche quando in quello stato meditativo quel giorno sei meno presente a te stesso: ma essere presente a te stesso, in tutte le tue distrazioni, è già andare in profondità.

Con la Vipassana noi ci possiamo permettere di essere consapevoli, a strati, di quello che c’è: se c’è distrazione noi ci fermeremo in superficie ma saremo consapevoli di essere distratti; io lo ricordo spesso ma, il sapere di essere distratti, è già molto importante.

Ma allora perchè a volte hai l’impressione di andare in profondità, a volte no, ecc. ecc..

perchè a volte hai l’impressione di andare in profondità, a volte no

Intanto è una sensazione e quindi, in quanto tale, non è detto che sia sempre vera.

In una ricerca scientifica avevano messo degli elettrodi a dei meditanti e, in tanti giorni di ritiro, vedevano che ogni giorno c’èra un progresso (il loro elettroencefalogramma dimostrava che il loro stato di assorbimento era sempre più profondo) eppure capitava che ogni tanto il meditante dicesse: “No, oggi sono distrattissimo”; “Non ci riesco”; “Strappa il risultato perchè oggi è andata malissimo”.

Invece il tecnico o lo scienziato che prendeva i dati gli diceva: “Complimenti, perchè oggi ti sei superato e sei andato più in profondità di ieri”.

Quindi la nostra percezione ci inganna e, non a caso, ti racconto un piccolo aneddoto personale: io, da meditante già esperto, insieme a dei colleghi counselor e a molti psicologi, volevamo fare un corso di Mindfulness (non l’avevo mai fatta ma, proprio lì, ho scoperto che viene dalla Vipassana che già praticavo da molti anni e alla fine ho scoperto l’acqua calda); quindi ero già un meditante molto esperto rispetto agli altri.

Alla fine di ogni meditazione l’insegnante ci chiedeva come eravamo stati e quasi tutti: “Ah, che bello”; “Quanta presenza”; “Pochi pensieri”; “Nessun pensiero”; “Che pace”; eravamo dieci persone ma, alla fine, l’unico che aveva pensieri ero io: ed ero il più esperto!

La verità, che aveva colto l’insegnante, era che siccome ero più esperto ero anche più sensibile ai pensieri.

Quando siamo molto distratti dai pensieri non ci rendiamo conto di averli, quindi acuire la sensibilità significa anche renderci conto di tutte le distrazioni e di tutti i pensieri che ci sono: questo ci sta portando sempre più in profondità, ma la sensazione che abbiamo è quella di avere mille pensieri e non che stiamo facendo un lavoro per raffinare il nostro livello di percezione e scoprire come si annidano i pensieri a vari livelli.

Esattamente i vari livelli che ti ho esposto prima.

Se non hai ancora fatto il corso di vipassana o letto il libro ti consiglio di farlo cliccando qui: www.meditazionevipassana.it/corso

Guarda il video – come meditare per andare più in profondità

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