come si guarisce veramente

come si guarisce veramente con la meditazione

tratto dal corso sull’ Ansia, lo Stress e la Compulsività (DOC): clicca qui per saperne di più sul corso: www.comemeditare.it/ansia

Guarire-con-la-meditazioneLa meditazione è uno strumento effettivamente molto efficace per molti disturbi, e nell’ambito del corso sull’ Ansia  (inclusi gli attacchi di panico), lo Stress e la compulsività ossessiva (DOC) ho svelato in che modo la meditazione è effettivamente di aiuto cercando di evitare di creare falsi miti o aspettative forvianti.

Ho quindi fatto l’esempio di un mio amico che, grazie alla meditazione ha risolto il suo problema degli attacchi di panico.

Successivamente mi è stato chiesto se ho conosciuto qualcuno che è effettivamente guarito dal DOC e poi qualcun altro ha chiesto se si guarisce veramente in generale. Credo che questi pezzi estratti dal corso, messi insieme in questo modo, possano dipingere un quadro veritiero sul reale modo che la meditazione ha di migliorare le vite di ciascuno e vale sia per le ansie (o attacchi di panico), Stress, e Disturbo Ossessivo Compulsivo..

In che modo la  meditazione risolve il problema

puoi guardare il breve video o continuare a leggerne la trascrizione sotto:

Cerchiamo di capire come lo strumento della meditazione possa essere di aiuto.

Faccio un esempio di come la meditazione ha risolto la situazione di un mio amico riguardo gli attacchi di panico.

Parleremo dell’attacco di panico più avanti e scopriremo che è una forma di ansia. È pesantissimo, devastante: durante l’attacco hai un’ansia talmente forte che hai la sensazione che il mondo ti stia cadendo addosso, di poter morire da un momento all’altro.

Questo mio amico soffriva di attacchi di panico quotidianamente, talvolta più di uno al giorno; come ha fatto a risolvere?

Grazie alla meditazione, piano piano, questi attacchi hanno iniziato a verificarsi in maniera molto meno frequente.

Quindi non è che ha iniziato a meditare e ha risolto dall’oggi al domani.

No, gli ci è voluto un pochino di tempo, quasi non se ne è accorto: prima li aveva quotidianamente; poi ha iniziato ad averli un po’ più di rado, due o tre volte alla settimana, per esempio; poi un paio di volte al mese;

poi una volta ogni due mesi; e poi è successo che, anche per anni, si è completamente dimenticato degli attacchi di panico e ha iniziato, in qualche modo, a considerarli come appartenenti al passato.

Tuttavia, mi ha raccontato qualche anno dopo, gli è risuccesso di averne ancora uno; quindi, la tendenza ad avere queste ansie così gravi è rimasta, comunque era molto più tranquillo.

Intanto, mi ha confessato che in quel periodo era parecchio tempo che non meditava più, e poi si dava a comportamenti un po’ estremi: andava a letto tardi, beveva molto alcol e si dava a tutta una serie di eccessi che, sicuramente, non lo hanno aiutato, anzi vedremo che sono sintomi di stress.

Poi, quando ha avuto di nuovo l’attacco di panico -sapendo benissimo di aver ecceduto in alcune cose e di poter comunque contare sulla meditazione – non si è nemmeno preoccupato più di tanto, per quanto dispiaciuto non ne ha avuto paura.

Uno dei problemi dell’ansia, e soprattutto degli attacchi di panico, è che finiamo con l’aver paura di avere paura– perché l’ansia, lo capiremo prestissimo, è una forma di paura – ovvero abbiamo l’ansia di avere ansia. E questo accresce l’ansia.

Tuttavia il sapere di avere  uno strumento a tua disposizione che sai che risolve il problema -e lo sai per averne fatto esperienza – ti aiuta tantissimo. Ti calma e anche se sei sotto un’ansia acuta o addirittura in pieno attacco di panico, una parte di te è tranquilla perché sa che si risolve. Smetti quindi di avere paura di avere paura.

Ed ecco come la meditazione, senza creare falsi miti e false aspettative, può essere davvero di grande aiuto.

Non è che però, se mediti una volta, e vedi che c’è ancora ansia la meditazione non abbia  funzionato, anche perché  capita spessissimo mentre stai meditando di pensare di non riuscire a meditare, ma come vedremo, è solo un pensiero.

Quindi, lì per lì, tu  i benefici effettivi potresti anche non percepirli oppure, peggio li percepisci e ti attacchi a questo piacevole risultato.

Il punto è che se continui a praticare senza attaccamento al risultato troverai la calma, e questo tipo di pace va ben al di là delle circostanze e delle aspettative: ti rimane e diventa a poco a poco “un centro di gravità permanente”.

Si tratta di un ottimo investimento ed è sotto questa luce che ti esorto ad affrontare ogni sessione meditativa, come un investimento a lungo termine a prescindere dalle percezioni nel breve termine per quanto positive o negative possano apparirti.

Quindi, al di là del risultato contingente nella singola meditazione, a lungo andare si hanno dei risultati molto concreti nella vita di ciascuno.

Ho spiegato come il mio amico ha “risolto”: ha risolto nella pratica quotidiana, ma è anche tuttora potenzialmente soggetto; quindi, se non pratica per un po’, se si abbandona nella vita quotidiana ad eccessi come il bere, sa anche che può ancora esserne “vittima”.

Comunque sia sa anche che la meditazione gli da una base di tranquillità, uno strumento affidabile e, a prescindere dalla sua tendenza potenziale a ricaderci, sa bene che il suo è un problema per lo più appartenente al passato.

Spero che questo esempio possa aiutare a capire come la meditazione è effettivamente di grande aiuto senza alimentare falsi miti o aspettative fuorvianti.

Siamo sicuri che si guarisce definitivamente?

Detto ciò alcuni mi hanno comunque chiesto:

D: “Hai conosciuto qualcuno che è guarito completamente da ansia e DOC?”

puoi guardare il breve video o continuare a leggerne la trascrizione sotto:


Nel modo in cui ti dicevo dall’ansia e dagli attacchi di panico, sì.

Dal DOC, non lo so; non ci metto la mano sul fuoco se gli ho conosciuti o meno.

Il DOC, sicuramente, può essere gestito estremamente bene; lo vedremo più avanti, ma il DOC ha sia un aspetto cognitivo che uno comportamentale, e la meditazione aiuta entrambi questi aspetti.

Non lo so se ho conosciuto qualcuno che mi ha detto di essere guarito completamente dal DOC grazie alla meditazione (immagino intendessi dal DOC), so che molti mi seguono perché indirizzati dai loro psicologi, e mi seguono con successo; sono felici e mi dicono cose positive, poi non mi hanno mai detto: “Siamo guariti”.

Però mi hanno detto che sono felici del percorso e si sentono molto meglio.

Comunque, adesso facciamo la meditazione e poi parliamo del DOC.

Si può dire di essere davvero guariti?

D: “Claudio, non credo che si possa mai dire di essere guariti. Giusto?”

Diciamo che siamo sempre soggetti a essere malati, quand’è che siamo guariti?

Se io non ho mai avuto attacchi di panico, vuol dire che gli attacchi di panico non li avrò mai?

Posso escludere che mi verranno?

No.

Analogamente, se li hai avuti e non li hai più, non è detto che non ti ritornino; possono sempre tornare.

E questo, perché siamo sempre potenzialmente malati.

E lo scopo è stare meglio, nel qui e ora; se io non ho più attacchi di panico per anni, non vuol dire che non mi verranno, ma l’importante è che non li ho.

Questo fa di me uno guarito?

Io direi di sì, però guarire è una parola grossa.

La tendenza è sempre quella di aggiungere ansia rispetto a quello che c’è, non volere accettare le cose così come sono: questo non ci fa guarire, ci fa ammalare ancora di più.

D: “Esatto. Infatti mi ha indirizzato una psicologa specializzata in mindfulness”.

Ottimo.

Noi lavoriamo su quello che Buddha chiamava “la seconda freccia”: ovvero, abbiamo una fonte di dolore – il cosiddetto stressor – che è come una freccia, e noi perdiamo tantissimo tempo a chiederci chi ce l’ha mandata, se era un amico o un nemico, che divisa aveva, e non ci preoccupiamo di fare l’unica cosa sensata, che è levarci la freccia.

La seconda freccia è quella che io mi aggiungo, non volendo la prima; questa seconda freccia è il dolore più grande che abbiamo: è il motivo dell’ansia, ed è tutta legata a un pensiero.

Quando io sto con quello che c’è, è come nell’esempio dell’esame: occupandomi di quello che c’è, smetto di pre-occuparmi.

E l’esperienza che stiamo vivendo, se siamo presenti a quella situazione, spesso non è così dolorosa; è dolorosa quando non la vogliamo e ci facciamo a braccio di ferro, quando la alimentiamo con la nostra energia, rifiutando quello che è, oppure quando ci immergiamo in essa, facendoci trascinare e, di fatto, cristallizzandola, e rendendola più reale di quanto non fosse, più innaturale e, di conseguenza, più dolorosa.

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