Oltre la meditazione: Il Karma virtuoso

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Oltre la meditazione: Il Karma virtuosoOltre_meditazione

Chi pratica la meditazione prima o poi si pone il problema di come potere essere di aiuto agli altri.

È vero altruismo o è un egoismo mascherato (e quindi insano?) o è una forma di egoismo sano?

Scopri:

  • La consapevolezza nell’aiutare gli altri
  • Il Karma virtuoso
  • i 4 livelli a piramide di altruismo
  • Aiutare e sapere aiutare
  • Perché e quando aiutare può essere dannoso
  • Donare Amore: più ne dai più, ne accresce in te

Quindi questa volte andiamo oltre la meditazione e scopriamo dei livelli di consapevolezza nell’altruismo, nell’aiutare gli altri

Per parlarti di queste cose, condivido straordinariamente un breve e personale

scambio epistolare con un amico lettore di “Come Meditare” che chiamerò CP (anche se mi ha autorizzato a farlo ho abbreviato il nome per privacy).

CP scrive:

Caro Claudio,

mi ha colpito una tua frase, perché ho riflettuto molto sulla questione. Hai scritto:

“Lo confesso: inizialmente mano a mano che sviluppavo e praticavo strumenti di consapevolezza e aumentava il mio livello di pace, benessere e felicità, non lo facevo tanto per gli altri, ma per me stesso. Per puro egoismo (lo so e’ brutto a dirsi ma e’ la verita’)”

Le mie riflessioni mi hanno portato alla convinzione che sempre e comunque, agiamo per noi stessi!

A parte questa riflessione, voglio ringraziarti di cuore per tutti gli stimoli che mi hai donato da quando ti ho conosciuto “casualmente” e vorrei dare un contributo economico alla tua attività, perché mi sembra giusto dare qualcosa dopo aver ricevuto gratuitamente.

Mandami il tuo IBAN e farò un bonifico di 100 €.

Ti abbraccio 🙂

 ecco la mia risposta a CP

‘Caro CP la tua osservazione è molto acuta e mi obbliga a guardare alla questioni a diversi livelli contemporaneamente.

 Sono felice di condividere con te la mia riflessione in merito:

 Immagina una piramide maya in cui ciascun livello superiore poggia sull’inferiore e, per esistere il livello sopra deve necessariamente coesistere anche quello inferiore.

 Livello 1 base

Il livello su cui poggiano tutti i superiori e che rimane “sempre” vero è che siamo in un mondo materiale (il nostro corpo lo è) in cui vige la legge di causa ed effetto (legge karmica). “Se non mangio muoio” “se non penso a me muoio”.

 Questo egoismo è necessario per la sopravvivenza del nostro essere terreno. Soli siamo nella malattia e nella morte. Ma mentre siamo malati e morenti siamo inseriti in un contento sociale che ci può sostenere, un poco.

 Livello 2 “do e ricevo”

La socialità ci impone un campo relazionale. L’esperienza ci dice che non possiamo “solo” prendere ma dobbiamo anche “dare” e viceversa.

 Apprezzo molto il tuo gesto di volere dare dopo avere preso e questo meccanismo di causa ed effetto è virtuoso (karma virtuoso). tanto che oltre al mio iban sarò felice di contraccambiare a mia volta.

 Quindi in questo livello ancora molto “terra-terra”, in realtà si guarda anche al di fuori sebbene in una reciprocità virtuosa.

 Quando ho fatto i 3 anni di Master da Counselor professionista gli insegnanti sono stati molto chiari nella necessità per il cliente aiutato di riscattare il proprio “Adulto” pagando sempre la sua ora di aiuto, il pericolo e che rimanga in una posizione da “Bambino” (bisognoso o ribelle, ma sempre bambino, non libero come un adulto).

 “Perché lo fai?” “Quale è il tuo tornaconto?” è la domanda che ci invitavano a porci quando facevamo qualcosa di gratuito per svincolare l’aiutato da una posizione inferiore o debitoria.

 (se ti piace questo approccio puoi guardare l’analisi transazionale dove si parla di “Genitore-Bambino-Adulto” o “carnefice-vittima-salvatore” o “io sono ok e tu sei ok”)

 È c’è un tornaconto “egoistico” che comincia a portare ad un livello superiore: il piacere nel dare

 Livello 3 il piacere fine a se stesso

Volendo anche questo può essere visto con occhi egoistici: “io aiuto te perché questo mi procura piacere” questa frase è ingannevole perché la potrebbe dire anche un aiutante il cui piacere è vedere qualcuno debitore nei suoi confronti, ma differisce profondamente a questo livello perché il piacere non sta nell’avere generato debiti (bello è ad esempio aiutare senza che nessuno lo sappia: il mio Maestro Thanavaro ad esempio se trova sporco il bagno pubblico che sta usando lo pulisce alla meno peggio: qualcuno di sconosciuto sarà felice di trovarlo meglio di come lo ha trovato lui) ma è perché la sera, andando a letto sono contento di avere fatto qualcosa di utile.

 Donare un sorriso anche se non è detto che ti torna indietro. Donare per donare. Amore che quando lo doni non te ne privi, anzi lo aumenti anche in te.

 Ma come vedi anche questo piacere posso provarlo io ed in qualche modo può essere egoistico.

 Io mi fermo a questo livello ma ogni tanto ho la sensazione che ci sia un altro livello in cui chi aiuta, come “Madre Teresa” non aiuta nemmeno per piacere ma perché è semplicemente il suo ruolo..

 Provo a descriverlo lo stesso (faccio leva a quei momenti che ogni tanto sono presenti i me ed in ciascuno di noi: pur non essendo “Madri Terese 🙂 )

 Livello 4?? (umili strumenti)

“quando ho fame mangio, quando sono stanco dormo” in questo livello si diventa “umili strumenti di Dio” come direbbe un cattolico.

 Ovvero non si ha un ruolo autoreferenziale, si perde il senso del “se” dell’”io” (da qui il senso di umiltà: nessun ego da coltivare) e si diventa veicolo: veicolo della cosa banalmente più sensata da fare (oltre a mangiare quando si ha fame e dormire quando si ha sonno): “amare”.

 Io e l’aiutato non esistiamo distintamente siamo gocce di un oceano immenso. Mentre “aiuto” sono “aiutato”, io e l’altro siamo la stessa cosa.

 Nel Buddismo questo concetto è chiamato “non sé”.

 Detto ciò ritorno terra e terra ed è con piacere che accolgo la tua offerta, un sostegno materiale e anche mentale alla mia attività, mi sento incoraggiato a proseguire quando mi capitano occasioni come questa e anche di questo ti ringrazio.

Che tu sia felice e che tutti gli esseri siano felici

 Claudio’

Qui finisce la lettera con l’amico CP, come avrai notato CP stesso parla di “fare sempre e comunque per noi stessi” e nella stessa lettera vuole non comprare uno dei miei corsi, ma sostenere economicamente la “mia” attività a beneficio dei lettori del blog!!

Trovo che questo sia un bel esempio di gesto egoistico-altruistico e lo ringrazio anche pubblicamente.

Aiutare gli altri riempie il cuore, ci sono tanti modi per farlo, le donazioni sono tra queste: ci sono molte associazioni che meritano un sostegno, in rete ne troverai decine e decine (dalle adozioni a distanza, a quelle per i diritti e molte molte altre religiose e laiche).

Se puoi e riesci, puoi fare una piccola attività di volontariato, benché amo molto i clown che vanno negli ospedali (molti colleghi counselor lo fanno) io vado nelle carceri ad agevolare nella meditazione.

Talvolta basta anche raccogliere le cacche del cane di qualcun altro o ripulire qualcosa che noi, o altri hanno sporcato: piccoli gesti fattibili e fatti senza sforzo, solo se sentiti.

La discussione sul karma positivo e sull’egoismo e altruismo è aperta, sono curioso di sapere che ne pensi anche tu…

Quindi lascia un tuo commento qui sotto:

image: freedigitalphotos.net/”Seedling” by Gualberto107

 

se vuoi tornare a delle semplici istruzioni base per fare la meditazione clicca su: come meditare

clicca qui per scoprire altro su questo argomento
Scopri altri approfindimenti successivi qui
Patrizia

Tecnicamente parlando, non c’è amore senza gratuità… questo è l’insegnamento “tradizionale” del Vangelo, questo è un ideale cui ci viene insegnato dobbiamo tendere. Tutto molto bello ma, appunto, molto ideale. Io che conosco bene il Vangelo, che sono una cattolica praticante dalla nascita, ho sviluppato questo pensiero: applicare il comandamento dell’Amore altruistico genera benessere, gioia, senso di appagamento, motiva l’esistenza. Credo che i grandi guru ed i santi della tradizione cristiana abbiano capito molto bene tutto questo e, in più rispetto alla maggioranza degli uomini, hanno trovato la forza (a volte nella disperazione come S. Francesco) di reagire e di buttare via l’uomo vecchio che stava dentro di loro. E’ un passaggio difficile, ma se una persona si pone degli interrogativi sul senso della propria esistenza, prima o poi (se non in questa in una prossima vita) riuscirà a compiere il passaggio necessario.
E’ l’augurio che faccio a tutto il genere umano, me compresa, naturalmente!!! 🙂

ivan

Namastè, permettetemi di condividere un aneddoto: un maestro era seduto in meditazione, insieme al suo allievo, su una roccia. Quando un granchio, aggrappato anch’esso alla roccia ai piedi del maestro, cadde in acqua. Il maestro lo prese e lo rimise sulla roccia, questi lo morsicò al dito, il maestro senza scomporsi proseguì la meditazione. Il granchio ricadde in acqua e il maestro di nuovo lo raccolse e lo rimise sulla roccia, questi di nuovo lo morsicò. Poco dopo il granchio ricadde nuovamente in acqua e nuovamete il maestro lo raccolse e nuovamente il granchio lo morsicò. Questo comportamento del maestro risultò incomprensibile all’allievo e turbato gli domandò:- Rispettabile maestro come ha potuto raccogliere per ben tre volte quel granchio che per tre volte l’ha morsicato?-. Vedi, la prima volta l’ho fatto per amore, la seconda perchè lo avevo perdonato, la terza perchè ho dimenticato di aver perdonato. Non perdiamoci in lunghe discussioni sul karma virtuoso, immergiamoci piuttosto nella pratica, il percorso è ancora lungo. Om Santi. IVAN

Claudio

🙂
Namastè Ivan, grazie sia della tua condivisione con la storia che non conoscevo del maestro di meditazione e il granchio 🙂 e soprattutto…

… grazie per lo sprone a immergerci nella pratica!!

C’è molta soferenza nella terra e c’è ancora un mare da svuotare anche se armati di un cucchiaio c’è molto che possiamo fare!!

quindi sono felice di fare mia la tua frase: “immergiamoci piuttosto nella pratica”!!

Antonia Boccia

Io cerco di vivere il Vangelo . Quindi la gratuità è il modo più vero per aiutare gli altri. San Francesco soleva dire ” Sì è dando che si riceve”

Claudio

Grazie Antonia, ho l’impressione che anche tu descrivi bene il 4° livello.

Credo che see quando doniamo accompagnamo il dono con il nostro amore ogni cosa acquisisce una luce diversa.
“Ama e fai ciò che vuoi” diceva S.Agostino. La stessa Madre Teresa insiste molto su questo punto.

Sulla Gratuità, spinta da tutte le religioni, ritengo sia veramente una bella cosa da fare, mentre la si fa, insisto sul mettere la luce della consapevolezza quando doniamo gratuitamente per essere sicuri di non fare danni.

Ma meglio i danni nel donare che non avere donato per paura di farli :).

Grazie Antonia per avere ricordato, oltre al Vangelo anche le belle parole di un Santo a me molto caro: S. Francesco

Apprezzo anche molto che dici “VIVERE” il Vangelo: adoro gli aspetti pratici delle varie religioni che sono appunto da “VIVERE” da “METTERE IN PRATICA” anzichè solo parlerne (apprezzo la meditazione perchè è una tecnica pratica) e di questo ti ringrazio: vivo il tuo esempio come uno sprone alla pratica!

Antonella

Io Claudio la vedo in maniera opposta.
Non è una questione di essere bambini perchè si ha bisogno.
Nella vita prima o poi si ha sempre bisogno e non mi riferisco solo al denaro. Si ha bisogno degli altri in molte cose.
Chiedere non è essere bambini e non deve essere una fonte di dipendenza da chi da.
Io girerei il discorso. Chi dà è la persona che non deve prentendere cambio o far sentire dipendente chi ha da lui ricevuto aiuto.
Il vero aiuto che dai agli altri è quello che dai senza chiedere niente in cambio e neanche aspettarselo.
Alrimenti diventa una compravendita o uno scambio commerciale anche se non è di oggetti. E non c’è niente di male, ma non si può passarlo come vero aiuto.
Io aiuto veramente gli altri solo nel momento in cui mi distacco dal mio ego e aiuto per il semplice gesto di aiutare, senza pretendere o neanche pensare di pretendere un qualsiasi cambio, e senza fare sentire la persona aiutata dipendente da me.
E’ l’adulto che non deve fare sentire il bambino, un bambino.
Certo che è la cosa più difficile da fare, dato che generalmente la maggior parte del genere umano non la pensa cosi, e tutti fanno le cose per avere un cambio, dato che è il nostro ego quello che ci fa fare la maggior parte delle scelte della nostra vita.

Claudio

Grazie Antonella, si penso che è normale chiedere, e ci mancherebbe altro!

Nell’Analisi Transazionale i ruoli che assumiamo costantemente intercambiandoli più colte al iorno sono 3:

L’Adulto che è lucido e pienamente consapevole nel “qui ed ora” ma è freddo come un robot
il Bambino che è dipendente e ribello o adattato ma anche creativo e fantasioso
il Genitore che può essere persecutore ma anche un punto di riferimento

nessuno è “sbagliato”! Mi dispiacerebbe se nello scrivere questo articolo anzichè dare uno strumento di osservazione nel “qui ed ora” delle dinamiche finissi per offrire nuovi “giudizi” o inutili “etichette”

Il cambio poi, nell’Analisi Transazionale c’è sempre: si chiama “Transazionale” proprio perchè prevede che ci siano delle transazioni. Queste transazioni si basano su uno scambio di attenzioni chiamate “carezze”

Le “carezze” possono essere anche negative, ad esempio: “basta che mi dai attenzioni e mi va bene anche se mi aggredisci fisicamente o verbalmente” direbbero alcune/i

Grazie Antonella del tuo spunto di riflessione mai avrei voluto che si potesse pensare che il “Bambino” è di per se sbagliato: nulla di sbagliato solo mettere l’accento su COSA succede QUANDO.. facciamo i Bambini o i Genitori

Maria Angela

P.S.: Non sono molto d’accordo sul discorso secondo cui bisogna necessariamente pagare una prestazione altrimenti si rimane nello spazio del “Bambino/a”: se una persona non può permetterselo, che cosa fa?

Ragionando in questo modo, non ci sarebbe nulla di gratuito, eppure vengono offerti molti servizi e prestazioni pubbliche gratuite, e nessuno penserebbe che quelle persone rimangono nello stadio di “Bambino/a” o che si genera un karma di debito o questioni del genere.

Io mi sento libera di dare gratuitamente se una persona non può permettersi di pagare una mia prestazione, così cosme mi sento libera di chiedere la gratuità della prestazione se io non sono nelle condizioni di pagare un servizio. (o perlomeno di chiedere tariffe ridotte).

Se non mi fossi mai trovata nella condizione di non avere sufficienti soldi per pagare tutto ciò di cui ho bisogno non avrei nulla da oobiettare al discorso del pagamento puntuale, ma la realtà mia e di molte altre persone è diversa, e ho imparato che rinunciare alle opportunità per mancanza di denaro è la cosa più sbagliata al mondo, per cui bisogna necessariamente trovare una soluzione creativa.

Altro discorso è quello di una persona che non ha alcuna difficoltà economica e vuole semplicemente risparmiare non pagando un servizio: questo naturalmente non va sostenuto.

Claudio

Se uno non può permetterrselo fa il bambino! Semplice.

Non c’è nulla di male essere bambini o bisognosi, basta farlo con consapevolezza.

Nell’ Analisi Transazionale noi viviamo continuamente questi ruoli alternandoci da uno stato ad un altro: quando chiediamo e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia siamo dei bambini.

a me sembra molto evidente: il Bambino ha bisogno: l’ Adulto no!
non c’è critica in questo è normale avere bisogno.

Basta che sappiamo che quando abbiamo bisogno ci mettiamo in una posizione di dipendenza (e ribadisco non c’è nulla di anormale o di sbagliato).

Se chiedo una semplice indicazione ho bisogno di qualcuno (assumo per necessità il ruolo di un bambino bisognoso)che me la dia: che male c’è? nulla!

Basta che sono consapevole, momento per momento del mio ruolo e quando assumo un ruolo da Bambino so che non sono autonomo o libero (ma sono libero di chiederlo e dopo posso tornare alla mia libertà da Adulto)! Ma è impossibile (e insano) esserlo sempre e per tutto.

Allo stesso tempo credo sia molto importante, oltra a consapevolizzzare il ruolo che assumo, aiutare gli altri specie nel renderli liberi, anzichè aiutarli e renderli bisognosi di noi e del nostro aiuto.

secondo me: Insegnare a pescare è meglio che donare pesci

“Se vuoi aiutare qualcuno aiuta il bambino a soddisfare il suo bisogno e libero al più presto facendolo diventare autonomo e Adulto” questo è il mio personalissimo ed umile pensiero.

Grazie della stimolante riflessione

Maria Angela

Dal mio punto di vista aiutare gli altri e le altre è una cosa molto bella; bisogna tuttavia prestare attenzione all’intento e alla modalità con cui lo si fa: lo faccio per legare a me quella persona aspettandomi qualcosa in cambio? Lo faccio senza grazia, trasmettendo miei conflitti inerenti al “dare”?

Se tuttavia dò per il semplice desiderio di aiutare una persona in difficoltà il gesto è davvero molto bello.

Bisogna anche considerare la persona che chiede: in quale situazione si trova? La aiuto davvero nel soddisfare la sua richiesta o la danneggio? Che cosa implica per me darle ciò che mi richiede?

A proposito degli spunti di riflessione suggeriti, l’egoismo è sano se il dare diventa lesivo della propria integrità (ricordiamo che per realizzare l’invito: “Ama il/la prossimo/a tuo/a come te stesso/a”, dobbiamo prima amare noi stessi/e, e solo così possiamo amare qualcun altro.)

Tuttavia a me sembra che siamo in una società (o in una realtà) in cui le persone sono nella maggiornaza egoiste in modo malato, nel senso che sono attaccate alla propria ricchezza o al proprio ruolo, e fanno molta fatica a condividere e a dare. O perlomeno queasto è la realtà della famiglia da cui provengo e di alcune persone che ho incontrato, so che ci sono molte realtà di persone dedite alla condivisione sociale.

Per ora mi fermerei qui, l’argomento è effettivamente molto vasto.

Grazie per l’occasione di confrontarmi e buona giornata,

Maria Angela

Claudio

Grazie Maria Angela, effettivamente l’argomento è stimolante e le tue riflessioni stimolano ulteriormente le mie.. al momento resisto 🙂

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