Cos’è la Meditazione

cos’è la meditazione

Carlo domanda: “Ciao Claudio. Per tornare all’essenza, puoi dirmi fino in fondo cos’è la meditazione? Come posso spiegarla a un bambino?”

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Guarda il video o continua a leggerne la trascrizione:


Questa è una cosa che dico spesso: con le parole è facile che ci si confonda.

Meditazione, me lo sono anche andato poi a guardare su Wikipedia che sulla meditazione dice:

“La meditazione (dal latino meditatio, riflessione) è, in generale, una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che essa smetta il suo usuale chiacchierio di sottofondo e divenga assolutamente acquietata, pacifica.”

E poi divide tra “meditazione riflessiva” e “meditazione recettiva”

Infatti, va da sé che, per esempio, io posso dire ‘meditare’ intendendo pensare qualche cosa no? Invece con la meditazione, tendenzialmente, la… quello che cerchiamo di fare è non usare i pensieri, oppure orientarli.

Quindi si possono significare tante cose completamente diverse, ma che cos’è alla fine la meditazione?

La meditazione… e come la spiegherei a un bambino.

Vabbè… arrivo subito a come la spiegherei a un bambino, e poi magari divaghiamo un pochino di più da adulti. Io a mio figlio, quando spiego cos’è la meditazione… e poi gliela faccio anche fare;

quindi per un bambino sperimentare è la cosa migliore, tant’è che i bambini devono giocare perché, tra l’altro, nei bambini la consapevolezza coincide con l’esperienza, è la stessa cosa. Noi abbiamo invece bisogno di fare esperienza e poi lavorarci mentalmente sopra, ok?

quindi uniamo la parte cognitiva con la parte percettiva; questo è un lavoro di consapevolezza, dove uniamo i due emisferi.

cos'è la meditazioneAllora, la parte cognitiva in un bambino è legata alla stessa esperienza, quindi c’è un processo in meno da fare per il bambino; è molto più immediata la cosa. Ok.

Quindi la cosa migliore intanto è fargli fare un esercizio di meditazione.

Ma come gliela spiego? In modo estremamente semplice; dico: “Fai attenzione… metti l’attenzione; fai le cose con attenzione, non distrattamente”.

Ecco, questo per me è meditazione.

Infatti a mio figlio lo invito… invito spesso a dire: “Fai attenzione a quello che fai”; se mangia guardando la tv e gli cadono delle cose, dico: “Vedi che la tv ti distrae? Metti attenzione in quello che fai”.

Oppure, quando… insomma, gli faccio notare quanto l’attenzione sia preziosa.

Ecco, questo è quello che… e poi lui mi vede meditare e ha cominciato a voler… a volermi seguire. Anzi, è venuto in… stavo aiutando dei monaci a… dei monaci theravāda che non parlavano bene l’italiano perché erano singalesi (uno tra l’altro vive in Inghilterra), a un festival, che avevano bisogno invece di far veicolare ai laici la meditazione; loro non erano molto in grado e quindi mi avevano chiesto di aiutarli, e quindi ero lì in una sala (caotica, tra l’altro) nel Festival dell’Oriente e mio figlio quel giorno stava con me e vedeva che facevo… agevolavo la meditazione e conducevo la meditazione anche ad altre persone.

Lui, ogni volta, stava lì che voleva meditare e poi tutto orgoglioso alla fine della meditazione voleva far vedere che era mio figlio; e questa cosa l’ho trovata molto carina, molto… molto particolare, molto… Vedo che ai bambini gli piace alla fine; io non… cerco di non imporgliela, ma, insomma, in qualche modo gli piace.

E quindi, come gliela spiego? Semplicemente dicendo: “Metti attenzione a quello che fai”.

Distinzione tra Meditazione riflessiva e recettiva

Wikipedia, dicevamo, su ‘meditazione’ (te lo leggo) dice:

“Dal latino ‘meditatio’ (riflettere) è, in generale, una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che essa smetta il suo usuale chiacchiericcio di sottofondo e divenga assolutamente acquietata, pacifica”, e poi fa una distinzione tra ‘meditazione riflessiva’ e ‘meditazione recettiva’.

Cioè dice che io posso meditare, ragionare, su qualcosa, e quindi usare un oggetto su cui rivolgere la mia attenzione: e c’è chi in effetti… io conosco un insegnante di meditazione, tra l’altro vipassanā, dove nell’arco di tutta la meditazione lui fa delle letture o suggerisce delle… degli stimoli (degli stimoli di riflessione di matrice, per esempio, buddhista) e ti legge queste cose.

E in effetti già… c’è chi dice che, addirittura, le letture favoriscono uno stato meditativo; e noi lo possiamo riconoscere: se leggiamo dei libri saggi, sviluppano in noi un’attitudine, una… anche una gioia.

C’è piacere, anche, a leggere queste cose, ti mette pace nel cuore leggere testi di meditazione, ascoltare anche il meditare training; mi piace pensare che agevolano questo clima.

Perché? Perché ogni volta che noi parliamo, in qualche modo, in modo saggio, attiviamo la saggezza che c’è nell’altro; non è che la trasmettiamo (sì, in qualche modo la trasmettiamo), la attiviamo: forse è la cosa più corretta.

E quindi questo funziona; quindi, anche le riflessioni, intese come ragionamenti, possono indurre una cosa del genere.

Tra l’altro alcuni stimoli aiutano …(cognitivi) aiutano a fare poi un’esperienza. Io sono più… spingo di più a usare questi stimoli per andare direttamente a farla l’esperienza: secondo me più si fa esperienza e meglio è.

E quindi… e Wikipedia poi parla anche di ‘meditazione recettiva’.

Cosa è la meditazione recettiva (la “vera meditazione” secondo me)

Allora, per esempio, noi che cosa facciamo?

Con Samatha, con la parte iniziale della viapassana.. ovvero con Vipassanā noi esploriamo tutto il campo che sperimentiamo, tutte le cose che sperimentiamo, con Samatha noi ci leghiamo a un oggetto; (clicca qui per scoprire di più su Samatha)

a un oggetto di meditazione, che può essere il respiro, che può essere un mantra, che può essere (perché no, a questo punto) anche una riflessione su un argomento.

Io, tuttavia, cerco di usare il corpo perché la mente spinge… soprattutto noi occidentali (i maschi ancora di più), siamo poco emotivi, siamo molto poco percettivi anche, siamo molto molto cognitivi.

Allora il rischio è che ci facciamo dei gran pipponi mentali usando questi temi (che sì, ti danno piacere, conoscere, eccetera eccetera) solo come una scusa per conoscere ancora, conoscere ancora, conoscere ancora.

Ho degli amici praticanti, delle persone anche molto sagge, delle persone che io ritengo anche in cammino, non solo da più tempo di me, ma che hanno anche realizzato più cose di me, probabilmente, ma su una cosa li vedo impantanati: sul fatto che hanno bisogno di fare ancora corsi, ancora corsi, ancora corsi, ancora corsi…

Allora: è vero che ogni corso, ogni angolatura ti può aggiungere una virgola a qualcosa che già sapevi; una virgola in più, perché poi alla fine quando hai capito come stanno le cose… è bello vedere le varie angolature, è bello sentirselo ridire in modo diverso: è sempre bello ed è sempre utile, questo io non lo metto in dubbio.

Allo stesso tempo, poi, diventa una sete, un attaccamento: così come ci mettono in guardia dall’attaccarci alle cose materiali, la stessa pratica diventa una cosa materiale.

Ci attacchiamo alla pratica invece di fare esperienza. Quindi: la pratica è utile… come dire… i suggerimenti sono funzionali, soprattutto se io riesco in qualche modo a farne tesoro, a farne esperienza.

È la famosa zattera… è il famoso dito che ti indica la luna: è utile che qualcuno ti indichi la luna, perché te la fa vedere, ma a un certo punto tu devi guardare la luna, non puoi continuare a guardare il dito.

Ecco, il rischio con le cose mentali è che uno si attacca al dito, dai altre dita e uno si perde l’esperienza; ne parla soltanto.

Continua su: Cos’è la meditazione: Presenza e Realizzazione

Un altro pezzo “rubato” al “come meditare coaching” clicca per saperne di più su come funziona: “come meditare coaching

 

 

se vuoi tornare a delle semplici istruzioni per fare la meditazione clicca su: come meditare

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