in che modo la meditazione ci può sostenere in periodi difficili e confusi

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in che modo la meditazione ci può sostenere in periodi difficili e confusi

fai il TEST di reazione emotiva!

Prima di lasciarti ad una video intervista (clicca qui per andare subito al video) che mi è stata fatta pochi giorni fa su questo argomento, vorrei invitarti a fare un TEST ed un breve ragionamento “nero su bianco” chiaro e “pulito” per arrivare a chiarire meglio quale meditazione consiglierebbe Buddha e perché potrebbe essere così utile in questo periodo.

Ora sto per fare una affermazione, è possibile che scatteranno in te subito delle reazioni meccaniche, tenderai a schierarti subito contro o a favore delle mie parole (o addirittura di me come persona) attribuendo subito al “discorso” altri schemi di pensiero che hai sentito dire in questi giorni e che implicitamente tenderai ad aggiungere a quello che sto dicendo.

Bene, il mio invito (il test) è:

1) cerca di vedere quello che dico in modo neutrale, di coglierne, prima ancora di aggiungere le tue conclusioni, il suo aspetto oggettivo.

2) cerca di notare in che modo tendi a reagire: le reazioni più comuni sono:

A) “mi piace” con conseguenze di brama e voglia di schierarti con me attribuendomi tutta una serie di idee di altri che hai fatto tue e che   aggiungi a quello che sto dicendo

B) “non mi piace” con conseguenze di repulsione, fastidio, rabbia e voglia di schierarti contro di me attribuendomi, anche in questo caso, altri schemi di pensiero di cui in effetti non ho fatto cenno.
C) ci sarebbe un terzo modus di “reagire”, ma ne parliamo dopo adesso confonderebbe solo le idee.

ecco il test, pronti?

La (doppia) frase oggettiva è:

Quando c’è paura gli individui rinunciano a parti importanti della propria liberta individuale e delegano molto al potere centrale. I grandi governi totalitari fanno leva sulla paura.

Come stai adesso che hai letto questa frase? La noti la tendenza a schierarti a favore o contro quello che ho scritto?

Ora se questa frase l’avessi detta riferita ai regimi basati sul terrore del passato l’avresti trovata ovvia ed oggettiva, il problema e che in questi giorni questa stessa frase oggettiva porta con sé altre implicazioni perché ci riguarda più da vicino e ci sentiamo chiamati in causa, da qui la tendenza a reagire subito con un “mi piace” o “non mi piace”, con un “noi contro loro”.

Lo vedi in te il meccanismo?

Buddha 2600 anni fa suggeriva come soluzione per la tendenza alla reattività di meditare con una pratica chiamata della Equanimità: Upekkha Bhavana.

Upekkha sta per uguaglianza, equanimità, ovvero la facoltà di accogliere i fenomeni “positivi o negativi” parimenti prima ancora di attribuirgli una qualità, o, almeno di usare questa equanimità rispetto alla difficoltà che dovessimo avere se non ci riuscissimo.

Infatti Bhavana, l’altra parolina significa “coltivazione” io la traduco come “pratica”, ma l’enfasi è sul fatto che va praticata con la pazienza di un coltivatore che non vede subito la pianta già cresciuta ma la cura e la innaffia nel tempo: così dovremmo fare anche con l’equanimità.

C’è dell’altro..

L’equanimità ci aiuta a superare un altro ostacolo più subdolo: Apatia, il distacco, il “mettere la testa sotto la sabbia” quello che più facilmente può confondersi con equanimità, ma non lo è affatto.

Ti accennavo infatti a una terza modalità di “Reagire” che difatto non è una reazione, piuttosto una non-reazione.

In natura anche trovi queste 3 modalità: la fuga (paura), l’aggressione o l’attacco (rabbia) o fare il “finto morto” (apatia).

In questo periodo certe notizie (specie quelle alla TV o dei canali ufficiali) inducevano facilmente una certa dose di paura, poi c’erano le “notizie” non ufficiali che inducevano rabbia.

Rabbia a prescindere se concordavi o no coi “complottisti non ufficiali” perché era rivolta ai complottisti se non eri d’accordo con loro o contro gli “occulti operatori del male” se invece tendevi a dare loro credito.

Spostarsi dalla paura alla rabbia tuttavia ci fa rimanere nella reattività meccanica, che è quello che sorgeva in certe chat in cui mi avevano coinvolto.

Poi in altre chat non si poteva nemmeno osare dire qualcosa che non fossero solo “messaggi positivi” come per dire: “siamo meditanti qui non si possono avere emozioni reattive basse come paura o rabbia”, ma non è un mettere la “testa sotto la sabbia”?

La meditazione di consapevolezza (vipassana ora più diffusa con il nome di mindfulness www.meditazionevipassana.it) ci aiuta a stare con quel che c’è non a fuggirne. Ma la pratica che più ci aiuta a stare con quello che c’è è proprio la pratica di Upekkha: l’equanimità.

La meditazione, è importante ribadirlo, è un modo per accogliere la realtà “oggettiva” per quella che è prima di darli una etichetta e far subentrare un “mi piace o non mi piace” senza farsi travolgere dalla reattività, ma è pur sempre e primariamente un “accogliere”.

Se metto la testa sotto la sabbia o mi isolo su una montagna fuori dal mondo, non sto più nel mondo, credo di meditare ma sto solo mettendo la testa sotto la sabbia: questa non è meditazione è Apatia.

essere nel mondo e non del mondoL’invito di Gesù era di essere nel mondo senza essere del mondo. Questo implica che nel mondo ci devi pur essere, non isolarti da esso, analogamente non farti coinvolgere troppo dai meccanismi “meccanici” del mondo materiale perdendotici dentro.

L’apertura del cuore, l’accoglienza è una strada che porta all’Uno al di là della meccanicità insita nel mondo duale e materiale ma l’Uno si trova anche in essa.

Il Dhamma o (Dharma) lo si trova in tutti i Khamma (Kharma). Ovvero la legge ultima la si può trovare anche nella legge meccanica di “causa ed effetto”..

ma vabbeh mi rendo conto che queste ultime parole potrebbero conforderti.. te le lascio solo come suggestione, non dargli troppo peso..

Piuttosto guarda il video con l’intervista fattami da Alessandro Amori e per piacere, condividi questo articolo con chi credi possa essergli di aiuto, anche un tuo commento qui sotto è ben gradito:

Guarda l’intervista:

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Andrea

Carissimo Caludio,
Ho ascoltato con molta attenzione questa tua breve intervista, e devo dire che mi ritrovo in quello che hai enunciato e spiegato! Mi sono affacciato al mondo della meditazione in questa quarantena , e mi ha aiutato tanto! Sono ancora un neofita di questa disciplina; pratico ogni giorno 15 minuti di meditazione vipassana, sulla percezione del respiro, e già comincio a vedere dei cambiamenti in me; sono molto più sereno! Spero di poter iniziare prestissimo a conoscere di più , su questa plurimillenaria tecnica! Vorrei farmi seguire da te. Mi farò risentire non appena le mie finanze cominceranno a muoversi! Sono un po in magra in questo periodo! Grazie Claudio!

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