In che cosa consiste la meditazione

In che cosa consiste la meditazione

 Mi pongono una domanda molto semplice (e ogni tanto le domande più semplici sono quelle su cui è anche utile riflettere), ed è questa:

“In che cosa consiste la meditazione?”

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in che cosa consiste la meditazione.

La meditazione consiste nello stare qui e ora, stando con le cose così come sono.

Si tratta, di fatto, nel non dar retta a quei mille pensieri che normalmente ci spostano dall’unico momento in cui viviamo – che è qui e ora – a dimensioni come il futuro (pensieri circa il domani, i progetti), o il passato (ripensamenti, rimpianti: “E se invece fosse andata così?”; “Potevo fare questo”; “Potevo fare quest’altro”).

E quindi i pensieri hanno questa qualità: di distrarci, di occupare lo spazio della nostra mente e far vivere la nostra coscienza in uno spaziotempo che non è qui e non è ora.

E questo è un motivo di sofferenza.

E di ansie, soprattutto se i pensieri riguardano il futuro; se poi in passato ho avuto delle preoccupazioni e le proietto nel futuro, non mi apro alla possibilità di poter vivere nel qui e ora un’esperienza nuova, persino positiva.

Perché può succedere: nel qui e ora possiamo vivere solo cose “positive”, perché anche quelle negative che stiamo attraversando, se osservate con presenza (la presenza è quella qualità che mi permette di stare qui e ora) sono esperienze tranquille, cioè, una parte di noi che sta affrontando questa difficoltà, è tranquilla.

Un esempio che faccio spesso è di quando dobbiamo andare a un esame, e una parte del nostro pensiero va all’esame, e l’ansia cresce, poi ci sediamo di fronte all’esaminatore, e l’ansia cresce ancora di più; tuttavia non è ancora partita la domanda.

Quando invece cominciamo a rispondere alla domanda, in quel preciso momento in cui ci stiamo occupando di rispondere, l’ansia non c’è più.

E non è nemmeno importante se la risposta la sappiamo o se la stiamo inventando di sana pianta perché non abbiamo studiato: in quel preciso momento il nostro animo è sereno, si sta occupando di quello che c’è.

La stessa qualità c’era quando studiavamo: se in quel momento il mio pensiero andava al futuro, a quando ci sarebbe stato l’esame, c’era ansia; ma nel momento in cui sto studiando, non c’è ansia, l’ansia si attiva quando la mente riaccende il pensiero del futuro.

Analogamente, se invece di studiare stessi con degli amici e mi stessi divertendo con loro, nel momento in cui mi sto divertendo non c’è ansia.

L’ansia appare sempre nel momento in cui un pensiero mi porta nel futuro.

Perché è un pensiero che ci porta nel futuro o nel passato?

Perché la nostra vita è comunque sempre qui e ora, e quindi può essere solo una fantasia a spostarci in uno spaziotempo diverso.

Quindi che cosa facciamo in meditazione?

In meditazione noi recuperiamo il qui e ora, tecnicamente spostiamo la nostra attenzione a quello che succede adesso.

Tendenzialmente in Mindfulness – o in Vipassana, la meditazione di consapevolezza – facciamo questo tipo di lavoro: ci spostiamo e osserviamo quello che c’è.

Persino il pensare può essere osservato.

Quindi, quando mi accorgo che sto pensando, sposto la mia attenzione dall’essere trascinato via dai pensieri al fatto che mi accorgo di pensare, e proattivamente decido di osservarmi.

Questo è quello che facciamo in una meditazione di consapevolezza.

“Stare nel qui e ora”, cosa vuol dire?

Può sembrare vago.

Ci sono però alcune tecniche meditative che ci rendono più facile capirne il significato, e una di esse – Samatha – si accompagna proprio alla meditazione di consapevolezza.

Con questa tecnica io, semplicemente, sposto la mia attenzione sul respiro: perché il respiro è nel qui e ora.

Il corpo, per le sensazioni che ci procura, è nel qui e ora; ogni volta che noi, ad esempio, spostiamo la nostra attenzione al respiro (che diventa così un oggetto di osservazione, detto anche “oggetto di meditazione”), noi stiamo semplicemente recuperando il qui e ora.

Dando così meno retta a quel flusso di pensieri che, altrimenti, ci catturerebbe.

Non è sbagliato pensare: pensare è una nostra facoltà.

Finché noi ci avvaliamo di questa facoltà, e la facoltà è un nostro strumento, va benissimo, il problema è quando noi questo strumento lo lasciamo spadroneggiare.

Si dice che i pensieri sono degli ottimi servitori, ma dei pessimi padroni, questo è il problema: quando io mi lascio trascinare via dai pensieri.

Accorgermi che sto pensando, va bene, scegliere di pensare a qualcosa deliberatamente, va benissimo.

Ma sono io a sceglierlo.

Non mi ritrovo che sto pensando compulsivamente e che sono già partite delle emozioni di ansia, preoccupazione e tristezza.

Questo che non va bene, in realtà va bene lo stesso, perché ormai è diventata la nostra particolarità; non è che sei tu particolare e che ti vivi le ansie in questo modo.

Succede comunemente, anche a me.

Il punto è che grazie a strumenti come la meditazione possiamo recuperare il qui e ora, e quando lo recuperiamo troviamo pace.

Quindi con la meditazione ci alleniamo a recuperare questo qui e ora, che ci dà serenità, ci dà pace, e ci permette anche di affrontare quello che c’è effettivamente nel qui e ora, altrimenti saremmo in balia dei pensieri e delle fantasie, e basta.

E ci perdiamo la vita.

E ci perdiamo anche la soluzione ai problemi che nel qui e ora si manifestano; anzi, non sono nemmeno più problemi, perché quando ci occupiamo della loro soluzione hanno smesso di essere una fonte di ansia.

Se invece questi problemi non hanno una soluzione, analogamente, non c’è più motivo di preoccuparci.

Un altro detto bellissimo è: “Quando un problema ha una soluzione, non è un problema; quando un problema non ha una soluzione, non è un problema.”

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