Ostacoli alla meditazione: Sto meditando bene o male

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Ostacoli alla meditazione: Sto meditando bene o male

il Dubbio e gli ostacoli alla meditazione

guarda il video o continua a leggerne la trascrizione sotto:

 Ti capita mai di meditare e chiederti: “Sto facendo bene?”; “Sto facendo male?”; “Ma queste cose o tutti questi pensieri, succedono solo a me?”.

Se la risposta è sì, quello che stai sperimentando nella meditazione è il dubbio.

Il dubbio è naturale che sorga durante l’attività meditativa, ma può essere un grave impedimento; ora vedremo cosa possiamo fare quando sorge.

Spesso in “Comemeditare.it” ricevo commenti di questa natura: “A me succedo questo…”; “Non capisco bene questa cosa…” ecc.

Sapere come meditare è utile e ci aiuta a trovare la strada giusta ma, allo stesso tempo, la ricerca cognitiva dell’esatta comprensione di tutti i cavilli e dei tecnicismi vari, non ci aiuta; quello che emerge è, effettivamente, un dubbio: “Sto facendo bene”; “Sto facendo male” e così via.

Non sto più meditando, ma mi sto facendo trascinare via dal dubbio.

Il dubbio poi crea frustrazione e la sensazione è quella di non riuscire a meditare; e quindi quello che possiamo ottenere come effetto finale è, potenzialmente, di smettere di meditare.

Che il dubbio fosse un impedimento lo aveva già indicato Buddha, duemilacinquecento anni fa, che lo aveva inserito tra i cinque impedimenti alla meditazione, che sono: l’avversione; l’irrequietezza; la brama (ovvero il desiderio); l’apatia (in pratica: la sonnolenza) e, appunto, il dubbio.

Come fare, allora, quando emerge un dubbio?

Anzitutto è utile riconoscerlo, mettergli un post-it: “ecco, qui c’è un dubbio” e, allo stesso tempo, non dargli troppo retta: è soltanto qualcosa che si sta manifestando nel qui e ora.

  1. riconoscerlo
  2. non dargli troppo retta

Qual’é l’alternativa?

L’alternativa è che il dubbio non lo riconosciamo e quindi ci crediamo: ci siamo identificati con questa sensazione di dubbio e veniamo trascinati via da esso.

L’altro estremo, che produce però lo stesso identico effetto, è quello di riconoscerlo e di cristallizzarlo; vivendo come un qualcosa di assoluto un qualcosa che, nel qui e ora, è soltanto una esperienza passeggera e che, se la nostra tendenza è quella di avere dubbi, si ripresenterà anche tante volte.

Ma ecco che, allora, noi tante volte lo possiamo riconoscere con un post-it; senza mettergli un’etichetta definitiva che cristallizza questa esperienza del dubbio e ci fa dire: “Basta, io non sono proprio capace a meditare. Ho solo dubbi e quindi… smetto!”

In questo caso avremmo cementificato il dubbio perché ci abbiamo creduto troppo.

Ogni esperienza è passeggera e chi medita sperimenta tutta una serie di esperienze, tra cui anche il dubbio.

Quindi non si tratta né di non vederla, perché ci farebbe trascinare dai dubbi senza accorgercene, e né di viverla come assoluta quando, invece, si tratta semplicemente di un post-it da mettere su una esperienza passeggera.

Se questa esperienza si ripete possiamo semplicemente notare che, nel qui e ora, c’è un dubbio; senza crederci troppo, senza ignorarlo; semplicemente sperimentando cosa significa meditare mentre abbiamo un dubbio.

Ed ecco che quando nel qui e ora c’è questa apertura e questa curiosità, seppur mentre si sperimenta il dubbio, ecco che il dubbio si può fare più piccolo; e ci può comunque offrire degli insighit, ovvero delle comprensioni e delle connessioni con il nostro modo di essere al mondo, che ci regalano una maggiore conoscenza di noi stessi.

Ed ecco che quindi siamo di nuovo nei territori della Vipassana.

La Vipassana si esprime infatti con una visione profonda di tutto quello che c’è, in quanto tutto quello che ci accade può essere osservato; e, in questo senso, ritroviamo una profonda connessione con noi stessi: un attimo prima eravamo in preda al dubbio e un attimo dopo utilizziamo il dubbio stesso come oggetto di contemplazione.

Ajahn Chah, un grande maestro (che è stato il maestro del maestro del mio maestro), diceva che: “Tutto insegna” (noi diremmo: “Tutto fa brodo”).

In Vipassana tutto è una grande occasione di sperimentazione.

Quindi essere aperti anche al dubbio e osservarlo senza farci trascinare è un’ottima occasione di consapevolezza e una potenziale fonte di insight; perciò ti invito a farlo.

Ricapitolando: cosa possiamo fare quando ci accorgiamo di avere dei dubbi dentro di noi?

Anzitutto: accorgercene.

Poi prendere atto della sua esistenza e dirci: “Ok, c’è un dubbio”; ma senza dargli troppo retta e finire nella trappola di cementificare troppo l’esperienza; bisognerebbe, invece, considerarlo solo come un’esperienza passeggera.

L’esperienza del dubbio riguarda solo quel determinato qui e ora, in una altro qui e ora magari la nostra esperienza sarà diversa; se la mia natura è quella di avere molti dubbi, avrò molti qui e ora dubbiosi ma, prima o poi, capiterà quel momento in cui invece sto nell’esperienza della meditazione con tranquillità.

Ricapitolando ancora.

Metti un’etichetta passeggera, un post-it, sul dubbio; sappi che è un momento transitorio che, prima o poi, passerà.

E, soprattutto, non scacciare il dubbio, altrimenti non lo stai più vivendo; osservalo, stacci in questo dubbio, e vedi come questo dubbio ti fa stare.

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