Indagare in meditazione e l’attenzione divisa

Indagare in meditazione e l’attenzione divisa

in questo articolo scopri:

  • Aumento della consapevolezza: La meditazione sviluppa la piena consapevolezza del momento presente, il che è fondamentale per l’indagine
  • Miglioramento della concentrazione: L’attenzione divisa aumenta la concentrazione nelle attività quotidiane, aiutando a rimanere focalizzati sul presente.
  • Riduzione dello stress: La pratica di concentrarsi sul presente riduce lo stress.
  • Promozione della curiosità: L’indagine meditativa promuove la curiosità nelle esperienze, sottolineo l’importanza di esplorare e comprendere ciò che accade nel momento presente.
  • Miglioramento del benessere emotivo: La meditazione contribuisce a stabilizzare l’emotività e a gestire meglio le emozioni.

 la domanda di partenza è questa:

“Quando si medita si sta con ciò che c’è e si indaga ciò che c’è: puoi approfondire cosa è questa indagine, senza perdere lo stare con quello che c’è?”

E poi c’è un’altra domanda, che in realtà è legata a quella di prima:

Meditare durante tutta la giornata – cioè percepire più sensazioni possibile di quello che capita – a volte può far perdere il contatto con la realtà più ampia [a me non pare proprio, però questo è comunque il tuo vissuto n.d.Claudio]. In che modo si possono fare entrambe le cose, ovvero stare con quello che c’è e non restare fuori dal mondo?”

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Essere Presenti e la Realtà

Dunque, anzitutto vuoi sapere cosa si indaga.

Immagina che io adesso prendo un mandarino e lo metto in bocca: io ci sto con questo mandarino – lo assaporo, me lo gusto – e non vado a pensare cosa farò domani e dopodomani, lo posso fare se voglio, per carità, però sto mangiando il mandarino e voglio rendere sacro questo momento, che è il momento presente: il momento presente è sacro, per rendere sacra la propria vita.

E allora questo mandarino ha un sapore intenso, è vero, è vivo, e io mi vivo intensamente la relazione tra me e il mandarino, mi vivo l’esperienza del mangiarlo, sono totalmente preso da quello che c’è: il mandarino è vero, e io sono vero.

Ma se io sono distratto da mille pensieri, e mi mangio un mandarino, se quel mandarino fosse cartone cambierebbe poco.

Ci sono persone che fumano sigarette una appresso all’altra, ne hanno una accesa nel portacenere e se ne accendono un’altra: non c’è attenzione.

E non c’è curiosità.

Quando noi meditiamo, questa indagine può essere legata alla curiosità: che cosa succede adesso, cos’è che c’è?

C’è un mandarino: lo sto mangiando.

C’è un dolore: com’è questo dolore, come mi fa stare?

E indago.

Ecco cos’è l’indagine: aprirsi ai fenomeni che stiamo vivendo nell’adesso, con questo elemento della curiosità.

L’Attenzione Divisa e la Prospettiva

La curiosità che potrebbe avere un ispettore di polizia, che vuole scoprire come stanno andando le cose; e quindi tu sei lì, con la lente di ingrandimento, che ti vivi, in questo caso specifico, il momento presente del mandarino.

Ecco, quella curiosità, favorisce l’indagine, e l’indagine ti aiuta a stare con quello che c’è.

E allora come puoi perdere il contatto con la realtà?

Perdi il contatto con la realtà quando non ci sei, quando sei nel mondo dei pensieri.

Il Potere del Testimone

Il problema è che noi siamo talmente abituati a stare nel mondo dei pensieri che pensiamo sia quella la realtà.

Ma quella dei pensieri non è la realtà: è fantasia.

Non è il pensare a quello che devo dire domani a tizio, caio e sempronio la verità: lo posso fare, se decido di farlo, gli dedico del tempo a quel pensiero, ma poi quel pensiero lo lascio andare, e torno poi a fare quello che stavo facendo.

Come, nel caso specifico, mangiare il mandarino.

Ma è quella la realtà, non è incontrare (forse) quella persona domani, perché il domani è incerto, può succedere come non può succedere, magari quella persona mi chiama e mi rimanda l’appuntamento.

Noi non lo sappiamo il futuro come sarà, mentre il mandarino, se te lo stai mangiando, in quel momento è vero: è quella realtà, non il pensiero.

Il Potere del Testimone (essere nel mondo senza essere del mondo)

E quindi non puoi non aderire alla realtà, non è possibile, se aderisci al momento presente.

Quindi quando tu dici: “Percepire più sensazioni possibile di quello che capita, a volte può far perdere il contatto con la realtà più ampia”, non è vero.

E poi dici:

essere nel mondo e non del mondoIn che modo si possono fare entrambe le cose, ovvero stare con quello che c’è e non essere fuori dal mondo?

Diciamo che di vero c’è questo: mano a mano che io sviluppo questa qualità dell’attenzione al momento presente, si sviluppano due posizioni, come se io mi sdoppiassi.

C’è chi la chiama “attenzione divisa”: una parte di me è dentro l’esperienza, è nel mondo, e una parte di me osserva colui che vive quell’esperienza e la testimonia (e ne diviene quindi il testimone).

Gesù parlava dell’essere nel mondo, senza essere del mondo: ti invitava ad aderire alla realtà, avendo una prospettiva più ampia (quella dell’osservatore, di colui che osserva tutta la dinamica delle cose).

Il Potere del Testimone (gustare il mandarino)

Prima ho fatto l’esempio del mandarino, facciamone adesso uno un po’ più sgradevole: io sto litigando con qualcuno.

È difficile essere presenti quando si è in una discussione con qualcuno, soprattutto se stiamo litigando, ma se a forza di meditare ho allenato la capacità di osservarmi, a un certo punto posso pormi delle domande “Che sta succedendo?”, “Come sto?” e accorgermi che c’è rabbia.

C’è un momento in cui posso anche distrarmi da quello che l’altro mi sta dicendo, ma tanto ero distratto anche prima, non lo stavo sentendo davvero, perché io urlavo e l’altra persona urlava a sua volta: stavamo litigando e basta.

E in mezzo a tutto questo c’è un momento in cui mi chiedo: “Che sta succedendo?”, ed ecco, quel momento è magico.

Apparentemente ti sei distratto rispetto all’altra persona – perché ti stai chiedendo cosa sta succedendo, presti attenzione a te e alle tensioni che c’hai, noti che c’è rabbia – ma in realtà non stai levando nulla all’altro, anzi, è più vero il contrario, era prima, mentre gli urlavi contro, che stavi levando qualcosa all’altro.

Però puoi percepire come se una parte di te si stesse attivando anche dall’alto, come se ci fosse una sorta di distacco.

Ma attenzione, non stai negando la scena, quello sì che sarebbe un vero distacco e sarebbe un problema; molti confondono la meditazione con questo, con la negazione, e pensano che bisogna mettere la testa sotto la sabbia, o avere solo pensieri positivi.

No, non funziona così, è esattamente il contrario: stiamo con quello che c’è, e se c’è una cosa negativa, ce la viviamo completamente.

Ma per stare veramente con quello che c’è, dobbiamo esserne testimoni.

Il testimone è dentro la scena, non ne fugge via: la testimonia e la vive veramente.

Se io invece sono trascinato via dalla rabbia, sono distratto, in balia degli eventi: non ci sono.

E posso fare gesti inconsulti.

Io che ho frequentato le carceri portando la meditazione, ho sentito dire cose come: “Ero fuori di me”; se tu accendi il telegiornale, e si parla di qualcuno che ha ucciso qualcun altro, non è raro sentire questa frase da chi ha commesso un delitto.

Dov’eri?

Ero fuori di me.

È un modo di dire che rende l’idea.

Quando noi testimoniamo anche la nostra rabbia, noi siamo più presenti; anche se, apparentemente, una parte di noi è dentro la rabbia e un’altra parte è superpartes.

Quindi c’è questa doppia attenzione: ma l’attenzione c’è, io sto cosa sta accadendo in me.

Talvolta, se c’è ancora poco allenamento, questo può richiedere un minimo sforzo di distacco, momentaneo, per chiederci: “Che sta succedendo?”

E questa domanda ti obbliga, poi, a ritrovare quello che sta succedendo, a ritornare nell’adesso, e a notare che c’è rabbia: rendendoti conto che c’è qualcosa che monta, che le mani stanno partendo, e che vorresti picchiare qualcuno.

Però, a quel punto, sei libero di agire in consapevolezza, anziché reagire distratto e in maniera meccanica, da burattino.

E c’è una grandissima differenza: perché il burattino non comanda lui, c’è qualcun altro a muovergli i fili.

“Non sono stato io: ero fuori di me.”

E chi è stato?

Il burattinaio, è stato: e tu eri il burattino.

Riportandoti al testimone, riprendi quindi possesso dei fili della tua vita.

Lo ripeto.

Ci può sembrare che ci sia un’attenzione divisa, nella misura in cui una parte di te è dentro l’esperienza e un’altra parte di te la testimonia, ma ciò che è più vero, invece, è che tu, se ti assapori il mandarino, se ti assapori la rabbia, sai cosa ti sta succedendo.

E puoi agire, in libertà, sapendo quello che stai facendo, e questo è qualcosa di sostanziale: è aderire veramente alla realtà.

Perché se io sono fuori di me, non aderisco alla realtà, aderisco alla mia rabbia, che è solo una parte della realtà: non ho la prospettiva dall’alto che mi offre invece il testimone.

Nell’esempio del mandarino è chiarissimo: se io sono distratto mentre mi mangio il mandarino, non sto con la realtà.

Quindi portare l’attenzione anche durante la giornata a quello che c’è, ti fa stare di più con la realtà.

È il mondo dei pensieri che non ti fa stare con la realtà, però possiamo usare anche quello, non è sbagliato pensare.

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guarda il video – Indagare in meditazione e l’attenzione divisa

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

 

 

 

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