Allenare l’Empatia: La Forza dell’Attenzione Divisa

Allenare l’Empatia: La Forza dell’Attenzione Divisa

Scopri:

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  • Riscoprire l’arte di essere presenti: Un percorso di consapevolezza
  • Divide per moltiplicare: Come l’attenzione divisa arricchisce le relazioni
  • Il segreto dell’empatia: Ascolto attivo e percezione profonda
  • Liberare la mente: Strategie pratiche per allenare l’attenzione
  • Emozioni in primo piano: Il ruolo cruciale dell’attenzione emotiva
  • Dalla distrazione alla connessione: Guida pratica all’attenzione consapevole

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Attività di Allenamento: Focalizzare l’Attenzione

Tempo fa parlavamo di attenzione divisa e Cristiana ha dei dubbi. Dice se io sono attenta al mandarino e alle sensazioni che mi provoca, e quindi io sono focalizzata su questo, no sul mandarino. Se, ad esempio, qualcuno mi sta parlando, mi perdo tutta una parte di altre esperienze.

Questo per dire che quando sono molto concentrato su una singola esperienza, non riesco a percepire altri input che avviengono contemporaneamente.

Questo è parzialmente vero, ma non è del tutto vero. È una cosa che possiamo allenare. È vero che il multitasking non aiuta. Cioè, io non posso essere focalizzato su 300 cose contemporaneamente; chi lo è alla fine lo è poco in tutto.

Focalizzazione e Presenza

Invece, il nostro intento è quello di essere molto focalizzati su alcuni aspetti. È vero che se io mi focalizzo su un aspetto, tendenzialmente metto gli altri aspetti un pochino più in ombra; questo è vero. Tuttavia, posso allenare sempre di più la mia percezione, la mia attenzione al punto tale da essere contemporaneamente attento su più aspetti.

Non è facilissimo da fare, però faccio un esempio. Allora, un primo esempio lo dicevo prima: quando siamo totalmente immersi in un tramonto, siamo e non siamo distratti da nulla in particolare. Percepiamo contemporaneamente mille cose: il calore del tepore o il frescore della sera sul corpo, la bellezza del tramonto, il vociare dei gabbiani.

L’Arte di Sintonizzarsi: Esperienze da Counselor

Molte cose, non una in particolare, ma molte cose. Però, siamo pienamente molto sensibili, pienamente presenti a quell’esperienza. Magari non c’è una cosa che emerge, ma se non c’è una cosa che emerge, vuol dire che siamo consapevoli di tutte queste cose contemporaneamente. C’è presenza, se non c’è distrazione.

Ora, però, facciamo un esempio più concreto. Condivido un’esperienza personale perché ci aiuta a capire questa meglio come si svolge questa possibilità di essere di dividere l’attenzione. Ho studiato da counselor. Che cos’è il counselor? È una relazione di aiuto.

Quindi, io quando sono in relazione con un mio cliente, mi sintonizzo con lui, sono molto attento a quello che mi dice e allo stesso tempo sono attento a quello che mi succede e alle emozioni che provo e che prova il cliente.

All’inizio, si tende a dare molto ascolto all’aspetto cognitivo, alle parole che escono fuori dalla bocca del cliente, ma si rischia di perdere un aspetto fondamentale per chi è nelle relazioni di aiuto, che è l’aspetto emotivo, l’aspetto emotivo sia mio che del cliente.

Gioco Emotivo: Riconoscere Dinamiche Nascoste

il potere della presenza nelle relazioniQuindi, come vedi, sono già tante cose a cui devo fare attenzione. È più importante dell’aspetto cognitivo, molto più importante. Può succedere addirittura che un cliente venga da te e ti racconti delle storie inventate. Di norma non succede, però può succedere.

Mentre ti racconta delle storie inventate, racconta comunque qualcosa di sé, ed escono comunque fuori delle dinamiche in quella storia che riguardano il cliente.. non solo, ma se ti stai in qualche modo adulando, cioè il cliente viene da me, io sono il suo sostenitore (lo sto aiutando), e mi sta in qualche modo adulando e io mi sento adulato.

Quindi, che cosa sto facendo? Metto un pochino sullo sfondo le parole che sta dicendo per adularmi e vedo che il suo atteggiamento, il tono della voce, comincia a registrare a porre attenzione su altri fattori non verbali che accompagnano la voce e che hanno delle ripercussioni su di me.

Io, a un certo punto, mi sento fico. Mi sento fico: perché mi sento fico? Posso chiedermi se me ne accorgo, quindi che cosa ho fatto? Una parte di me ha continuato ad assentire quello che diceva il cliente, ma una parte di me ha cominciato a verificare che cosa sta succedendo nel qui e ora tra me e lui.

Quale gioco è in atto? Mi sento fico perché mi sento fico. Cosa sta il cliente mi sta adulando? Ah, mi sta adulando. Quindi, io mi sto accorgendo di una dinamica che potrebbe essere utile far vedere al cliente. Che mi sta adulando perché magari sta mettendo in atto un gioco.

Praticamente uso il trasfert ed il controtrasfert per portare consapevolezza alle dinamiche che il cliente sta mettendo in atto nel qui ed ora con me.

Consapevolezza e Utilità nelle Relazioni

Adesso sto facendo un esempio stupido, eh. Non ho in mente qualcuno in particolare. Mi è successo anni fa una cosa molto eclatante, ma ed era in quel caso era utile restituirla al cliente, dire che cosa sta succedendo. Adesso mi stai dicendo questo e questo, hai questo atteggiamento, hai questa posa. Io mi sento. Mi sento adulato.

Ah, potrebbe accorgersi il cliente. È vero, sto mettendo in atto un gioco che potrebbe essere importante rispetto all’obiettivo e al lavoro che stiamo facendo. E quindi, se è utile, glielo rimando.

Ma come me ne sono accorto, me ne sono accorto mettendo un pochino di attenzione anche in me. Ovviamente, è più difficile mantenere l’attenzione divisa, però quello che voglio dire con questo è che se anche mi distraggo leggermente dalle parole che sta usando va bene, intanto, un filo lo mantieni comunque anche sull’altro.

Ma osservo di più quello che dico. Io ho l’impressione che sto perdendo quello che mi dice il cliente che può essere molto importante. Ma, di fatto, io sto guardando una dinamica che invece potrebbe essere molto più potente. Anche perché ha a che fare con l’emotivo.”

Sintonizzarsi con le Emozioni del Cliente

Se il cliente viene da te è perché ha bisogno di ricontattare le sue emozioni ed è giusto in qualche modo sintonizzarsi con esse. Per sintonizzarsi con esse, tu devi mettere in gioco le tue.

Quando un mio cliente mi dice che sta soffrendo, io posso riconoscere la sofferenza, ricordandomi della mia, che è in una situazione analoga alla sua. Non sto simpaticizzando, non mi sto perdendo, ma mi metto a disposizione, offrendo la spalla.

Quindi, io ci sono, ma mi sintonizzo con lui, lo capisco, altrimenti come posso capirlo se sono freddo? Ma per fare questo, io ho bisogno di essere focalizzato anche sull’aspetto emotivo su me stesso e contemporaneamente sul cliente, sull’aspetto non verbale del cliente e poi, per ultimo, quello che può contare è effettivamente quello che dice.

Comunicazione non Verbale e Paraverbale

Nella comunicazione, è stato proprio studiato: solo il 7% arriva attraverso il cognitivo, attraverso i concetti, le parole. Tutto il resto è comunicazione non verbale o paraverbale. Non verbale è l’aspetto fisico, mille cose; il paraverbale, tutto ciò che è legato alla parola ma non è la parola, cioè è la voce, il tono della voce, la velocità, tante cose che riguardano la voce, il suono e non il contenuto.

Allenamento nelle Relazioni di Aiuto

Esempio Pratico di Attenzione divisaQuindi, perché io non devo cogliere? Sono invitato a cogliere il non verbale, anche perché posso fare questo gioco di transfert e controtransfert. Io solo se mi accorgo come sto anch’io, capisco che dinamica è in atto e gliela posso restituire se è funzionale al mio cliente.

Ma questo lo posso fare solo nella misura in cui mi esercito ad essere attento e in ascolto.

Ci sono persone molto allenate nelle relazioni di aiuto. Io le faccio col contagocce per mantenere sempre comunque l’allenamento. Richiedono tanta energia, tanta presenza. Non si mette in campo solo la conoscenza nell’ambito delle relazioni di aiuto, ma c’è tanta attenzione. Posso fare questo gioco di transfer e controtransfert solo se mi accorgo come sto anch’io, capisco la dinamica.

Essere Presenti nella Relazione Genitore-Figlio

Siamo in relazione costante e spesso ci capita di chiedere aiuto o offrire aiuto. Possiamo offrire aiuto solo se siamo presenti a noi stessi. Siamo in relazione nella misura in cui siamo là. Se siamo solo fisicamente lì ma siamo distratti, non stiamo veramente offrendo noi stessi.

L’Importanza della Meditazione e della Qualità del Tempo

Spesso faccio l’esempio di quando mio figlio era più piccolo. Se ero stanco, irritato, poco centrato, evidentemente poco presente a me stesso, il bambino faceva capricci. Se non metto qualità perché sono veramente stanco, va bene, ma è bene accorgersene. Mi è capitato essendo stato separato. Si vive dei momenti intimi con i propri figli, non c’è qualcun altro che ti aiuta.

La meditazione è stata sempre un’ottima risorsa. Non può supplire al sonno, ma aiuta a ritrovare un po’ di energia, di presenza. Mi prendo 7 minuti piuttosto che non prendermeli per rimanere con lui ma non esserci. Per fare questo, ancora una volta, ho dovuto accorgermi di non esserci, auto-osservarmi e accorgermi che non ero presente totalmente a me stesso. Un livello di presenza che rischiamo di perdere se non facciamo questo.

Attenzione, Presenza, Consapevolezza: in fondo stiamo parlando sempre di questo

Attenzione Divisa e Importanza dell’Allenamento

Capire come riuscire ad avere un’attenzione anche verso l’interno, oltre che verso l’esterno, su più livelli, su più cose, è fondamentale, anche se mi sono perso qualche parola. Se ti alleni a forse di allenare questa attenzione divisa, alla fine non ti perdi neanche più le parole. Te ne puoi perdere una, ma tanto la perderesti lo stesso quando siamo stanchi.

Spero di aver reso l’idea dell’importanza di questa attenzione divisa, dell’importanza di scegliere anche deliberatamente di allenare un aspetto a cui tendiamo a dare meno importanza: l’aspetto emotivo, anche interno, rispetto a quello cognitivo.

 

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