Ottuplice Sentiero – Retta Visione e Retta Intenzione: Corso Buddismo

Ottuplice Sentiero – Retta Visione e Retta Intenzione

Tratto dal corso di buddismo “Semplicemente buddismo

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Retta Comprensione o Visione (samma ditthi)

Quando siamo aderenti alla Realtà Ultima delle cose sorge la retta comprensione o la retta visione.

La nostra mente è chiara e siamo meno inclini a trarre erronee conclusioni circa il funzionamento delle cose.  Ed è ovvio che una aderenza alla realtà ed una chiara visione ci permettono di sviluppare saggezza.

Come vedi anche questo sentiero è legato al “precedente” ma in realtà il cerchio si chiude perché canonicamente questo della Retta visione è il primo degli otto sentieri.

C’è un motivo se è il primo, in quanto gran parte della nostra sofferenza è legata ad una falsata visione della Realtà, che crea separazione, dualismo e attaccamento.

La visione è quello che permette agli inventori di inventare, senza la visione dei fratelli Wrigth non avremmo gli aerei.

Senza un progetto non si può costruire un palazzo.

Del resto ci vuole una retta visione per desiderare ad esempio di mettersi in gioco e fare un lavoro su sé stessi.

La saggezza, la retta visione (assieme all’intenzione di cui parleremo tra pochissimo) fanno quindi da fondamenta dei successivi sentieri su cui esercitarsi, allo stesso tempo coltivando anche gli altri sentieri si arriva ad una visione sempre più chiara e sempre più illuminante dei sentieri successivi.

Così se è vero che una retta contemplazione (o mente focalizzata) favorisce una chiara visione, una chiara visione favorisce un retto comportamento che crea il terreno fertile per una retta meditazione; la meditazione, permette di vedere meglio le cose come sono sviluppando una maggiore visione e saggezza. In un circolo sempre più virtuoso.

Retta Motivazione o Intenzione (samma samkappa)

Quando abbiamo una retta visione si sviluppa in noi anche l’energia di una intenzione.

Ad esempio se mi è chiaro quanto può essere utile sviluppare e addestrare questi otto sentieri magari si sviluppa in me l’intenzione di coltivarli per risvegliarmi diventando un Buddha per essere di supporto a tutti gli esseri.

Tanto più la mia motivazione sarà sentita ed in armonia con il Dharma tanto più sarà retta ed influenzerà anche le mie azioni e la mia pratica meditativa.

Faccio notare che per quanto la visione e l’intenzione apparentemente non hanno ripercussioni sulla materia -ed in parte è effettivamente cosi- in realtà ne favoriscono la formazione.

Abbiamo detto che se i fratelli Wright non avessero avuto una visione non avremmo avuto gli aeroplani, ma non li avremmo avuti nemmeno se da visione non si fosse tradotta in intenzione di realizzarli (e solo successivamente in azione).

Senza intenzione si rimane nel mondo delle idee si rimane dei visionari e è determinante per spingerci all’azione.

L’intenzione da quella carica, quella motivazione a cercare di fare. Fare del bene per “sé” stessi e per tutti gli esseri, se è retta.. ma se non è una intenzione retta le cose cambiano.

Vediamo un esempio di come l’intenzione cambia la qualità dell’azione.

Uccidere qualcuno possiamo immaginare che abbia delle gravi ripercussioni.

Ma è diverso se lo uccido con odio e con forte intenzione di eliminarlo rispetto ad un incidente in cui veramente non avevo alcuna intenzione di farlo, magari mi è spuntato all’ultimo momento di corsa infilandosi davanti alla macchina. Cambia ancora se vedo qualcuno armato di un mitra che sta facendo stragi e a quel punto, per legittima difesa, lo uccido.

In ogni caso l’azione in sé e la stessa e comunque ci saranno, se non altro in me, delle forti ripercussioni a livello di coscienza, tuttavia anche un giudice esaminerebbe le intenzioni e il verdetto sarebbe completamente diverso a seconda delle diverse intenzioni.

Quando andavo in carcere a veicolare la meditazione mi è capitato di avere a che fare anche con chi aveva realmente ucciso qualcuno.

Purtroppo talvolta dietro a certe azioni c’è anche l’assenza di consapevolezza. In certi momenti di non Presenza è come se fossimo fuori di noi ed agiamo vinti dalla reattività inconsapevole. Quanti nei telegiornali dopo avere commesso un omicidio, magari in lacrime hanno detto “ero fuori di me”?

Retta consapevolezza, retta azione, retta intenzione, eccetera eccetera, vedi come tutto è legato? Da dove iniziare quindi a coltivare questi sentieri?

Essendo intrecciati tra loro con qualsiasi tu decidi di cominciare va bene: uno tirerà con sé l’altro.

Proprio per questo portarli avanti uno alla volta non sarà poi così diverso da portarli avanti tutti assieme, è importante iniziare da qualcosa.

Ma se sai non bene da dove iniziare comincia con l’azione: inizia a fare del bene, il resto verrà da sé.

 

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