Introduzione Corso Buddismo

Introduzione Corso Buddismo

Tratto dal corso di buddismo “Semplicemente buddismo

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quando la teoria è utile alla pratica

Questo è un corso che vuole essere utile. Si lo so che parliamo di concetti buddisti e i concetti teorici sono parole, solo parole, ma il buddismo è ricco di concetti funzionali a fare delle esperienze utili nella vita di tutti i giorni.

C’è una bella espressione che rende bene l’idea del buddismo ed è quella del dito che punta verso la luna.

Se vuoi fare esperienza della luna, una esperienza di vita, pratica tangibile devi guardare tu stesso dove punta il dito. Se ti attacchi al dito non farai esperienza della luna.

Il buddismo è uno strumento abile, utile a guardare la Realtà Ultima delle cose e a non perderci nel dito che invita a farne esperienza.

Mi piace pensare che mano a mano che ti si sveleranno davanti agli occhi i pensieri buddisti, potrai riconoscerli in te e farne tesoro per rendere più felice questa stessa vita.

Ri-conoscerli perché, per alcune di queste idee potresti dire: “ma è proprio come la penso anche io, mi fa piacere che Buddha la pensi come me e che lo abbia esposto in modo così chiaro”.

 

il buddismo:

  • è conciliabile con tutte le religioni
  • è ateo: non c’è un dio in contrasto con altre fedi monoteiste
  • è conciliabile con la scienza
  • non è dogmatico
  • è conciliabile con la psicologia moderna
  • spinge alla ricerca psicologica dei meccanismi della mente
  • vuole superare la sofferenza ed è gioioso
  • insiste sulla comprensione piuttosto che sui sensi di colpa
  • insiste sul non attaccarsi alle religioni o ai preconcetti, il buddismo stesso è da lasciare andare
  • non cerca altri buddisti ma altri Buddha

questo corso:

  • è laico, svela i concetti chiave del buddismo senza voler convincere nessuno se non ad indagare dentro sé stessi mettendo in dubbio anche gli stessi concetti
  • è apparentemente teorico ma offre occasioni per lavorare su noi stessi nella pratica
  • è una mappa che aiuta ad esplorare meglio il territorio, ovvero ad affrontare meglio la vita
  • è spiegato in modo semplice e cristallino
  • va diretto al punto senza troppi fronzoli inutili
  • è fatto da chi ha masticato buddismo sin da piccolo (pur rimanendo culturalmente cristiano) ed ha avuto insegnanti monaci o ex monaci di varie tradizioni (non da ghostwriter o nozionisti improvvisati nel web)

 

una religione, una filosofia, una psicologia o uno stile di vita

C’è chi sostiene che il buddismo più che una religione sia piuttosto uno stile di vita. Ma come stanno veramente le cose? Il buddismo, per prima cosa, non ha un dio: è una religione “atea” nel senso che non si occupa del concetto di dio e prescinde da esso.

All’uomo che tutti chiamavano Buddha, quando gli si chiedeva di concetti astratti o difficili da comprendere, come il “concetto di dio”, Buddha rispondeva con un esempio:

“se un uomo ti ha scagliato una freccia e ti si è conficcata dolorosamente dentro il corpo, cosa fai? Perdi tempo a chiederti chi era l’arciere che ti ha mandato la freccia? Di che colore aveva la divisa? Se era un amico o un nemico? Che pettinatura aveva? O ti preoccupi di levarti per prima cosa la freccia che hai in corpo?”

Come vedi Buddha era estremamente pratico.

E, in questo senso, la sua angolatura pratica alla vita di tutti i giorni, può farla apparire come uno stile di vita più che sembrare ad una religione, tuttavia la parola religione deriva da “relegare” – ovvero mettere insieme, unire: andare verso l’Uno – e, in quanto propedeutica a ritrovare i pezzi e ad unire, il buddismo è a tutti gli effetti una religione.

Alcuni la definiscono una filosofia o addirittura una forma di psicologia per la sua naturale tendenza a scavare nella mente umana.

Questa filosofia, o psicologia o praticità, la rende assolutamente conciliabile anche con altre forme di religione ed il fatto di non avere un dio, oltre a non mettersi in competizione con le religioni monoteistiche, gli consente di essere apprezzata anche dagli atei o dagli scettici agnostici.

Il mio scopo è quello di introdurre il buddismo a chi non lo conosce bene o a restituire semplicità a chi già lo conosce, cercando di evidenziarne l’utilità pratica. In fondo tutti apprezziamo la semplicità e la chiarezza e non sempre quando si parla di concetti legati alla mente umana o di religione le cose arrivano lineari e naturali e spesso si perde l’aspetto pratico e funzionale nella vita di tutti i giorni.

Mi interessa che questi aspetti possano essere utili nella vita rendendola migliore, a prescindere dalle credenze.

Lungi da me volere “convertire” qualcuno, io stesso farei fatica a sentirmi etichettare “buddista” e anche se mi piace davvero tanto seguire le pratiche buddiste, non ho mai smesso di sentirmi cristiano.

Un approccio pratico dicevamo e la meditazione sicuramente è una delle principali pratiche che il buddismo suggerisce di fare. Ma non è la sola.

Buddha parlava di otto sentieri, l’”ottuplice sentiero”, ciascuno può essere messo in atto nel nostro quotidiano per favorirci nel nostro percorso verso la cessazione della sofferenza.

Questo ottuplice sentiero è fatto di tre grandi aree: una riguarda appunto la meditazione; una riguarda il comportarsi in modo etico, cercando di non danneggiare gli altri attraverso la parola, le azioni e la propria professione; e poi un altro riguarda coltivare la saggezza. Avremo tempo di tornarci su più avanti.

L’essenza di tutte le religioni si assomiglia: non danneggiare gli altri, trovare l’amore e la saggezza.

Posso fare un percorso psicologico ed essere contemporaneamente un buon cristiano? Certo!

Analogamente posso meditare, cercare di capire la saggezza di altre religioni e continuare, anzi a rafforzare la mia religione d’origine. In particolare se questa “nuova” religione invita a fare un lavoro su sé stessi e non mi obbliga a “sposare” un altro dio.

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