Impermanente, insoddisfacente e (non sé): Corso Buddismo

Impermanente, insoddisfacente e (non sé)

Tratto dal corso di buddismo “Semplicemente buddismo

guarda il video o continua a leggerne il contenuto sotto:

Per ricevere buona parte del corso gratis clicca qui. Per acquistare subito il corso completo clicca qui

Impermanente, insoddisfacente e (non sé)

Buddha diceva che tutto è impermanente, insoddisfacente (o sofferenza) e non sé.

In pali: anicca, dukkha e anatta.

Cosa intende con queste parole cosa sono questi concetti buddisti?

Sono concetti che ritornano, in parte ne abbiamo già parlato ed in parte torneremo a parlarne. Ma vedrai che ogni volta che ne riparleremo aggiungeremo dei dettagli che aiuteranno a vedere sempre di più un quadro completo del buddismo al di là dei singoli concetti che lo formano, proprio come un puzzle ogni pezzo che aggiungi dà sempre più l’idea del quadro complessivo.

anicca: impermanenza

Anicca (si legge aniccia) e intende dire che ogni cosa è impermanente nel senso che non rimane mai uguale a sé stessa ma è in continua evoluzione. Ogni fenomeno ha un inizio, uno sviluppo ed una fine.

Ad esempio, il tuo corpo e anche la tua coscienza non sono gli stessi di quando eri un bebè; da bambino hai un altro corpo ed un altro modo di vedere le cose nella tua coscienza; ancora diversi sono in adolescenza, in età matura e via via in età sempre più senile. Puoi dire che il tuo corpo è sempre lo stesso se le cellule che lo compongono muoiono e rinascono in continuazione?

Tutto muta, tutto è impermanente.

 

dukkha: insoddisfacente

In realtà la parola che usa Buddha è dukkha, la stessa usata per la prima Nobile Verità, ovvero la sofferenza. Quindi ne abbiamo già parlato, ricordo solo che è una sofferenza intesa come sconforto, insoddisfazione, frustrazione e disarmonia con l’ambiente. Se ci pensi “disarmonia con l’ambiente” dopo avere parlato di non duale e duale potrebbe già arricchirsi di ulteriore significato.

Quando Buddha ci dice che tutto è anicca, dukkha e anatta ci invita a ricordarci che tutto ciò a cui ci aggrappiamo (l’attaccamento) è impermanente e fonte di frustrazione, di dolore: non potremmo trovare una durevole e profonda soddisfazione nell’aggrapparci alle cose: aggrappandoci alla nuova macchina ad esempio, prima o poi si graffierà, si guasterà e diverrà vecchia.

Non è attaccandoci alle cose materiali che troveremmo la cessazione della sofferenza.

 

Questo articolo è un estratto del corso di buddismo “Semplicemente buddismo” puoi ricevere gratis gran parte del corso in pillole nella tua casella email cliccando qui: www.comemeditare.it/buddismo-corso-gratis

Se vuoi ostenere la mia attività con una offerta (un caffè o una pizza sono graditi) clicca qui: www.comemeditare.it/offerta

Se vuoi puoi acquistare il corso completo cliccando qui: www.comemeditare.it/buddismo è un altro modo per sostenermi e ricevi tutto il corso completo di meditazioni subito.

clicca qui per scoprire altro su questo argomento
Scopri altri approfindimenti successivi qui

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *