i 3 gioielli: il Sangha e la fede: Corso Buddismo

i 3 gioielli: il Sangha e la fede

Tratto dal corso di buddismo “Semplicemente buddismo

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Il Sangha e prendere rifugio nel Sangha

Il Sangha è la comunità di coloro che hanno intrapreso il cammino di risveglio. Ci si può riferire anche a tutti coloro che “c’è l’hanno fatta” oltre a coloro che, come noi, ci stanno lavorando su.

Quindi da un punto di vista religioso è la comunità di chi pratica il buddismo.

Da un punto di vista laico, non meno che da un punto di vista religioso, avere degli amici che stanno facendo un lavoro su sé stessi, diventano dei preziosi punti di riferimento (dei gioielli). Un sostegno per le nostre difficoltà durante il cammino. I dubbi, le soluzioni di altri che praticano come noi è un supporto continuo. Attraverso gli altri ci sentiamo meno soli e più supportati.

Capita inoltre che anche chi fa un percorso di crescita personale, anche “solo” psicologica, possa trovare meno riscontro con i vecchi compagni di classe. Per carità l’affetto rimane ma diciamolo, c’è bisogno di trovare anche qualche nuovo amico che parla la nostra “stessa lingua”. Se poi il cammino è lungo è bello sapere di avere dei “compagni d’arme” con cui andare avanti nel cammino sostenendoci l’un l’altro.

Ad oggi ho degli amici fraterni che ho conosciuto diversi lustri fa di cui sento la vicinanza ed il sostegno (e a cui offro volentieri la mia) che ho conosciuto proprio in ambiti di crescita psicologica e spirituale.

Selezioniamo le nostre amicizie, senza levare nulla a nessuno, cerchiamo di frequentare maggiormente chi sentiamo ci sostiene nel nostro percorso di crescita sia esso di natura laica, psicologica o religiosa (qualsiasi religione sia la tua) senza negare il nostro supporto a nessuno.

La fede

Come vedi ciascun gioiello è un rifugio vero e proprio un “luogo” a cui fare riferimento per rinnovare la nostra fiducia nel cammino che ci siamo prefissi. Questo ci apre ad un concetto presente in tutte le religioni, il concetto di fede.

Quando parliamo di fede non parliamo della fede cieca che suona un po’ come: “fai quello che dico e io perché ho una tunica da sacerdote addosso”, ma dell’attitudine ad aprirci con fiducia a certe realtà che altri ci dicono possibili e realizzabili per esperienza.

Una fiducia interiore, innanzitutto a noi stessi e alle nostre capacità ma anche ad accogliere quanto di saggio ci può essere trasmesso, mantenendo comunque la capacità di discernere quanto ci viene proposto, specie alla luce della nostra saggezza.

Se vogliamo accogliere non possiamo partire scettici, il dubbio è uno dei maggiori ostacoli nel buddismo, ma ha anche una sua funzione utile se come dubbio intendiamo la capacità di ciascuno di verificare in prima persona gli insegnamenti che riceve.

Ma c’è una enorme differenza tra dubitare di tutto aprioristicamente che è mancanza di fiducia atavica, e accogliere per poi verificare in prima persona cosa c’è di vero.

Si tratta, quando qualcuno ci indica la luna, di non attaccarci ciecamente al dito ma, con fiducia, alzare lo sguardo e fare esperienza diretta della luna.

continua a leggere l’articolo successivo cliccando qui: il dito, la luna e la zattera

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