5 precetti in pratica 2: dalle sostanze al sesso: Corso Buddismo

5 precetti in pratica 2: dalle sostanze al sesso

Tratto dal corso di buddismo “Semplicemente buddismo

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Come i 5 precetti ti vengono incontro nella pratica quotidiana con l’esempio di non assumere sostanze che alterano la mente

Quando mia madre mi parlava dei 5 precetti, ed io ero ancora lontano dal “fare mio” il buddismo, mi diceva che avrebbe avuto difficoltà a rinunciare al suo amato bicchiere di vino.

In effetti quando mi sono ritrovato a voler lavorare sui 5 precetti mi sono detto razionalmente la stessa cosa: non sono un fanatico del superalcolici, ma un bicchiere di vino rosso d’inverno o una bella birra col la pizza.. beh faccio fatica all’idea di rinunciarvi.

La cosa curiosa è che quando ho voluto prestare maggiore attenzione su questo precetto praticavo la meditazione già da molto tempo e pensandoci spontaneamente avevo cominciato a bere molto meno fino quasi a diventare astemio.

Non mi ero imposto nessunissima limitazione, era solo che -a forza di meditare e di essere sempre più sensibile a quando la mente è presente a sé stessa e quando non lo è- alla fine rimandavo il bicchiere di vino semplicemente perché preferivo rimanere con la mente lucida.

Ma non ho mai detto a me stesso “non lo faccio in assoluto, basta” ho solo detto “oggi non mi va preferisco non offuscare la chiarezza mentale, magari domani mi va e rimando a domani”.

Solo che ogni giorno finivo per rimandare, ecco tutto, ma al punto che questo precetto non era più un problema.. a parte il “caffè”.. già anche il caffè potrebbe creare una mente troppo eccitata, ma va bene lo stesso, non esageriamo, so che mi farebbe meglio evitarlo, tuttavia ponendoci attenzione, ne sto comunque facendo un uso limitato (ne bevo un terzo rispetto ad una volta).

Come lavorare sul comportamento sessuale corretto

Beh questo è facile. Almeno per la maggioranza di noi. Non mi piace abusare di innocenti o di partner non consenzienti. Non sono attratto neanche dalla prostituzione sul cui sfruttamento potrei rendermi corresponsabile.

Forse in gioventù con certe ragazze avrei potuto essere più chiaro, non saprei, mi spiacerebbe se un po’ di leggerezza giovanile abbia potuto ferire qualcuna, ma in linea di massima ritengo che con un po’ di saggezza ciascuno possa accorgersi con facilità se il proprio comportamento sia rispettoso o meno.

Durante i ritiri di meditazione, come per i monaci, si è caldamente invitati invece ad astenersi da qualsiasi forma di sesso al fine di rimanere focalizzati sulla propria mente ed evitare un sovraccarico di brama ed attaccamento.

Come lavorare sul non prendere cose che non ti siano state date

Anche in questo caso non stiamo parlando solo di non rubare, ma di evitare di prendere cose che non ti siano state offerte.
Un bel telefonino abbandonato su un tavolo di un bar non è un regalo per te: meglio lasciarlo lì o ancora meglio adoperarti per trovare il legittimo proprietario e ridarglielo.

Non sempre è possibile risalire al proprietario, ecco cosa ho fatto una volta.

Ho la fortuna di abitare di fronte al mare e nel passaggio che da casa mia conduce alla spiaggia purtroppo in molti vanno per fare i propri bisogni. Qualcuno, probabilmente una donna, ha appoggiato un ipod con tanto di cuffiette su un cespuglio in bella evidenza tra le dune della spiaggia.

L’ho lasciato lì sperando che lo avessero dimenticato da poco tempo e sarebbe presto tornata a prenderselo; quindi mi sono goduto il mare per un po’, ma dopo qualche ora era ancora lì.

Verso sera la spiaggia si era svuotata e l’apparecchio era sempre lì: era evidente che la proprietaria l’avesse abbandonato. Che fare quindi? Il mio timore era che se lo avessi lasciato lì qualcun altro avrebbe potuto prenderlo e la proprietaria non lo avrebbe trovato.
Allora ho preso un cartone e ci ho scritto sopra: “se stai cercando quell’apparecchio che hai lasciato qui l’ho preso io chiamami che te le restituisco” ed ho lasciato nome e numero di telefono.

Così ho preso l’apparecchio ed ho lasciato il cartone al suo posto assicurandomi anche nei giorni a venire che rimanesse in bella vista. Un malintenzionato non avrebbe potuto prenderlo, né reclamarlo, dal momento in cui non sapeva di cosa si trattasse, ma il proprietario avrebbe potuto ritrovarlo grazie al fatto che lo avevo messo al sicuro.

Purtroppo non l’ha reclamato nessuno, io ho provato ad adoperarlo ma preferisco usare il telefono per ascoltare la musica, così è rimasto orfano.. Sarebbe stato bello poterlo restituire.

Sicuramente ti sarà capitato di restituire un oggetto al suo legittimo proprietario devo dire che è molto più bella come sensazione che tenere un oggetto che non ti appartiene.

Come lavorare sulla parola

Come vedi Buddha non dice di non mentire, la questione è più sottile e più ampia: si tratta di non danneggiare gli altri con la parola. Mentire quasi sempre può danneggiare qualcuno, ma non è sempre vero in assoluto.
Il punto è un altro: quanto con la parola danneggiamo qualcuno al di là del mentire o meno? Quante volte parliamo con qualcuno di una terza persona e ne spettegoliamo?

Ecco di fatto parlare in questo modo rafforza la visione negativa di quella persona: la stiamo danneggiando.

Evitiamo di dire ciò che non ci piace di qualcuno se non è strettamente necessario e utile, cerchiamo piuttosto di esaltarne gli aspetti positivi, senza negare quelli negativi. Ma se ci pensi il più delle volte facciamo il contrario: esaltiamo quelli negativi e ci dimentichiamo di quelli positivi.

La psicologia moderna ha visto come l’uso del linguaggio riesce a deformare la realtà. Nella Programmazione Neuro Linguistica (PNL) si parla di amplificazione, negazione e generalizzazione: tutti modi in cui deformiamo la realtà attraverso la parola e diventiamo vittime di mappe, di “copioni di vita” basati su quei concetti distorti.

Cerchiamo di fare un uso consapevole della parola. Non a caso la “retta parola” rientra in uno degli otto nobili sentieri che conducono al nirvana.

Anche in questo caso diventa un lavoro di attenzione e consapevolezza, possiamo chiederci: “quello che sto per dire migliora o peggiora la vita del mio interlocutore o di un’altra persona?” se peggiora cerco di astenermi dal dirla. Meglio il silenzio.

 

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