Meditazione ed Emozioni: Funzione delle emozioni

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Meditazione ed Emozioni: Funzione delle emozioni

Scopri:

  • Le 4 emozioni primarie (5 nel film “inside Out”)
  • Perché un essere Risvegliato e felice conosce anche le emozioni “negative”
  • La gioia come scelta
  • La via della accoglienza

 

Guarda il video di soli 5 minuti (o prosegui la lettura):

«Ciao Claudio, ancora una domanda. Spesso parli di emozioni e l’unica positiva che racconti è la gioia e poi la associ all’amore. Ti va di dirmi qualche cosa in più? Perché fai questa associazione?».

 

Eh dunque, questa è una bella domanda. Sì, parlo spesso delle emozioni primarie che io, quando le ho studiate, mi hanno detto che a seconda delle scuole erano quattro, piuttosto che sei, piuttosto che… in un bel film che consiglio sempre a tutti è “Inside Out” ce ne sono cinque;

 

le quattro che avevo studiato – quindi tanto per dire quanto sono poche le emozioni primarie – poi il resto sono delle alterazioni di queste.

 

Le quattro primarie che avevo studiato io sono: la gioia, che è l’unica positiva, tra virgolette positiva, poi sono tutte positive perché hanno tutte una funzione ben precisa, ci aiutano a vivere; quindi sono tutte positive.

 

La gioia. La tristezza, la rabbia, la paura.

 

Ecco queste sono le quattro primarie; poi nel film “Inside Out” c’era anche il disgusto. È facile pensare come ci possono proteggere queste altre emozioni perché sono primarie, quindi come… questo è un equivoco che mi piace – ogni volta che parlo di emozioni mi piace ricordarlo: un Buddha, un essere illuminato, un essere che è nella gioia, non è che non conosce la rabbia. Il seme della rabbia c’è.

 

Cioè nel momento in cui vive in questa terra e ha un corpo, non può non conoscere la rabbia. Non può non conoscere la paura. Non può non conoscere la tristezza. Le conosce, ma semplicemente non innaffia quel seme.

 

C’è quella bella storia del lupo buono e del lupo cattivo e dice «Io ho dentro di me due lupi. Quale crescerà di più? Quello buono o quello cattivo?» e dipenderà da quello a cui tu dai da mangiare. È questo il punto; noi abbiamo i semi di tutte queste emozioni, sta a noi non coltivare quelle che… per esempio, io tendo a coltivare molto la tristezza e questo non mi aiuta a recuperare la gioia. E questo mi aiuta invece a rispondere poi alla tua domanda.

 

Io indugio. Certe volte la gioia è una scelta, non è sempre facile. Chiaro che i condizionamenti esterni sono forti. I condizionamenti karmici, cioè la legge di causa-effetto, no?

 

È umano. Tutto questo è umanissimo.

Il punto è che, mano a mano che medito, più riesco a essere presente a me stesso, e cosa succede a me è… passa un po’…. Lo osservo di più, mi faccio trascinare di meno. E quindi è umano essere tristi, è umano essere arrabbiati in questa circostanza, allo stesso tempo io posso sempre scegliere di rattristarmi un po’. Magari all’inizio sono pure arrabbiato, poi mi passa la rabbia e c’è la tristezza.

 

Poi dico «Ma chi se ne frega» e posso recuperare la gioia. Ma questo con un processo umano normale, senza rifiutare la rabbia, senza rifiutare la tristezza.

 

Non si tratta di rifiutare; se c’è io lo osservo, ci sta, ok. È un momento di tristezza, è un momento di rabbia. Va bene. Non c’è bisogno di eliminarlo.

 

Ma osservandolo (osservare è proprio l’atto che si fa in meditazione) facendo un atteggiamento particolare, che è di accoglienza – e anche questo è un anticipo alla risposta della tua domanda – questo atteggiamento di accoglienza è un atteggiamento che mi permette di accogliere la rabbia, accogliere tutte queste emozioni negative e trasformarle in qualche cosa di diverso.

Se io invece respingessi queste sensazioni, io alimenterei.

 

Per esempio, non voglio la rabbia e “non voglio” è uno scontro, è un atteggiamento che favorisce invece la stessa rabbia. Quindi «Non voglio la rabbia» ma favorisco la rabbia. E allo stesso modo anche la tristezza e la paura, io creo un attrito rispetto a queste cose ed è facile che io mi arrabbi, no?

 

Non accolgo queste emozioni. Nell’accogliere queste emozioni io le trasformo, le posso trasformare; accogliendo io sono consapevole di come sono, accetto che in quel momento ho una difficoltà, e prima l’accetto e prima questa difficoltà andrà a esaurirsi, la potrò superare.

Non si tratta di superarla subito; l’ho accolta subito e deve andarsene lo stesso perché sarebbe di nuovo una repulsione. È una sincera accoglienza e poi, accolta questa emozione, non l’alimento più, smetto di fare questo braccio di ferro che alimenta proprio quello stato emotivo particolare.

 

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