Cosa succede nel cervello durante la meditazione

Cosa succede nel cervello durante la meditazione

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 Cosa succede nel cervello durante la meditazione?

Quello che succede nel cervello durante la meditazione è motivo di tanti studi, alcuni dei quali ancora in essere.

Per cui do due ordini di risposta diverse.

Una riguarda le onde cerebrali

Una è cosa succede se io metto dei sensori nel cervello e prendo in esame cosa succede a un meditante classico.

Anzitutto ci sono vari tipi di meditazione.

C’è un libro che si chiama “La meditazione come cura” che parla proprio dei benefici della meditazione e di tutte le ricerche scientifiche svolte in quell’ambito, smascherando falsi miti (perché sono circolate anche voci che di scientifico hanno poco su presunti benefici che, sebbene non si possano escludere del tutto, non sono comprovati scientificamente) e parlando dei benefici reali che ci sono, e sono sorprendenti.

I benefici riguardano anche altre tecniche meditative, non solo quella di consapevolezza, ma anche tecniche meditative come quella della compassione: che pare essere una delle tecniche più benefiche.

E quindi cosa succede nel cervello durante la meditazione?

Anzitutto una delle prime cose che possiamo riscontrare è una differenza nelle onde cerebrali.

Le onde cerebrali hanno varie frequenze a seconda di quando siamo svegli, quanto siamo eccitati o stimolati in generale, e a seconda del nostro stato l’encefalogramma del nostro cervello ha delle onde (espresse in hertz) che variano; e pare che durante la meditazione la frequenza delle onde cerebrali sia tra i sette e i diciannove hertz.

Cosa vuol dire questo?

Calcoliamo che oscilla tra onde Alfa (comprese tra gli otto e i tredici hertz) e le onde Teta (tra i cinque e i sette hertz); le onde Teta sono quelle tipiche di quando siamo nella fase del sonno, ovvero in uno stato di profondo benessere e rilassamento, mentre le onde Alfa le abbiamo addirittura nella fase dei sogni.

Ed ecco che quindi durante la meditazione abbiamo che, pur essendo vigili (ovvero uno degli obiettivi di una buona meditazione: essere ben svegli e protagonisti della nostra vita) siamo al contempo profondamente rilassati.

Perfettamente presenti ma profondamente rilassati: come se fossimo addormentati o addirittura nel mondo dei sogni, quindi; e non è una cosa da poco.

gli emisferi e la consapevolezza

C’è un’altra cosa che succede durante la meditazione, a livello cerebrale, che mi piace ripetere spesso (magari qualcuno di voi me l’ha già sentito dire, ma è utile in questo contesto ricordarlo).

Il nostro cervello è composto da due emisferi, uno destro e uno sinistro.

Quello destro comanda la parte sinistra del corpo, e mi piace ricordare che è quindi legata al cuore, alle sensazioni e alle emozioni: è femminile, creativa e percettiva; non è per niente logica, ed è molto solare e colorata.

La parte sinistra comanda la parte destra del corpo, quella con cui scriviamo per intenderci, e organizza la parte logica: riguarda la scrittura, l’organizzazione dei pensieri, tutto ciò che è schematico e riorganizza le informazioni; tutto ciò che calcola, ed è freddo e logico, viene in pratica gestito da questo emisfero sinistro.

Come probabilmente avrai intuito, quando sono in uno stato più emotivo – se metto dei sensori – noterò che è più attivo l’emisfero destro, mentre l’emisfero sinistro sarà quasi totalmente spento; avverrà l’inverso quando io sono totalmente assorbito dalla logica, dall’organizzare delle informazioni o dal mettere a punto dei ragionamenti: in questi casi io sarò totalmente nell’emisfero sinistro.

E quindi questi emisferi non comunicano tra di loro: quando uno è acceso l’altro è spento, e viceversa.

In meditazione noi esercitiamo la parte cognitiva, che è ben presente, dell’emisfero sinistro e la usiamo a beneficio delle sensazioni e delle percezioni, che riguardano l’emisfero destro.

Quindi che cosa facciamo?

Organizziamo attentamente le informazioni che ci provengono dal mondo sensoriale.

E quindi le nostre sensazioni sono attive, sentiamo, e allo stesso tempo anche la nostra capacità cognitiva di organizzare le informazioni è ben presente anch’essa.

Quindi di fatto si creano delle connessioni tra i due emisferi: i nostri due emisferi sono accesi contemporaneamente e si creano così dei collegamenti tra di loro.

Questo io lo trovo estremamente interessante.

Perché spiega molto bene come la consapevolezza richieda assolutamente l’attivazione della nostra parte cognitiva, quindi non è che l’annulliamo, apparentemente finisce per annullarsi perché semplicemente finiamo di dar retta al chiacchiericcio mentale: questa parte è ben presente ma, invece di perdersi nel chiacchiericcio mentale, è assolutamente al servizio della parte che percepisce le sensazioni; essendo al servizio della parte che percepisce le sensazioni è ben presente, ma quello che finisce per emergere è la sensazione, la parte percettiva.

Ed ecco allora che noi possiamo quasi avvertire la sensazione di non pensare più, mentre invece noi stiamo pensando: la nostra parte cognitiva è ben accesa, ma si “annulla” nella misura in cui noi siamo totalmente presenti nella nostra parte percettiva.

Ma come vedi non c’è un annullamento, c’è una convergenza: una connessione.

Essendo spesso l’essere in balia dei pensieri una cosa che fa parte della “normalità” (non a caso metto le virgolette: perché non è normale una cosa del genere, ma è comune a tutti, compreso il sottoscritto), e siccome siamo così abituati a questa “normalità”, questo fa sì che siamo così abituati a perderci nel mondo dei pensieri che ci sembra strano quando la nostra parte cognitiva è presente ma totalmente al servizio della parte che percepisce.

Questa vera e profonda consapevolezza c’è, ma noi la possiamo percepire come un’assenza di pensiero, e questo avviene perché semplicemente non siamo abituati, perché invece siamo troppo abituati a dar retta al chiacchiericcio mentale.

Ma non è una vera assenza di pensiero: è una profonda consapevolezza.

Una profonda aderenza al qui e ora e alle cose così come sono.

un cervello più grande

Inoltre è stato riscontrato un inspessimento della corteccia cerebrale (da 8 a 16 millesimi di millimetro secondo una ricerca dello YALE e del Massachussets Istitute of Tecnology) ovviamente su soggetti che pratcano regolarmente la meditazione.

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