Quando una Mantra è sbagliato

Qualsiasi mantra?

mantra sbagliatoQuando una Mantra è sbagliato

Marco chiede:

“Si può fare una meditazione con mantra utilizzando qualsiasi parola?
Ha lo stesso effetto?
Ovvero: quando un mantra è sbagliato?”

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C’è una parte della meditazione con i mantra, la parte tecnica, che è sempre uguale a se stessa: ti focalizzi sul respiro, scegli un mantra e, “qualsiasi mantra” tu scegli (poi entreremo meglio i dettagli sui mantra, ora vediamo solo la cornice), ha un effetto calmante.

Perché questo avviene?

Perché noi, grazie al mantra, radichiamo la nostra attenzione nel qui e ora; quindi, la tecnica usata nel mantra ha un effetto calmante.

Questo è un minimo comun denominatore per tutte le meditazione coi mantra e, in un cero senso, relativamente all’ancoraggio all’adesso attraverso i mantra, ciò fa sì che “qualsiasi mantra” – sempre tra virgolette – produca questo effetto di calma.

Tuttavia, c’è mantra e mantra: non tutte le parole hanno lo stesso effetto.

Ci sono parole che hanno una vibrazione più elevata e parole che hanno una vibrazione più bassa.

Molto interessanti sono gli studi fatti dal ricercatore giapponese Emoto, nei quali si prendeva acqua da una stessa fonte, la si metteva in recipienti diversi, e in uno venivano dette belle parole e nell’altro parolacce; poi, quest’acqua veniva congelata, e si osservavano al microscopio i cristalli di ghiaccio.

I cristalli originatisi dall’acqua con le belle parole, erano bellissimi da vedere, armoniosi, fantastici: belli proprio; e quegli altri, invece, erano proprio bruttini.

E lo stesso ha fatto con musica rock, musica tranquilla, oppure con Mozart ecc.

Ebbene, l’acqua reagiva in modo completamente diverso usando una parola piuttosto che un’altra.

Noi siamo fatti al 70/80% di acqua, quindi, le parole hanno un peso diverso.

Perciò, se io uso un mantra che, come significato, apre il cuore, è un conto; se io, al contrario, uso una parola neutra, tecnicamente mi distraggo di meno e, in parte, funziona, ma non c’è l’apertura del cuore.

E se uso, invece, delle parole che hanno una bassissima vibrazione, ecco che posso creare dei danni.

Preferisco che uno conosca gli effetti, il motivo e l’intenzione per cui uno fa un mantra, e quindi suggerisco di conoscerne il significato.

Quand’è che un mantra è sbagliato?

È sbagliato se io, come mantra, uso una parolaccia, delle maledizioni.

Se si manda una maledizione, chi è il primo su cui quella maledizione ha effetto?

Io stesso: io mando una maledizione a una terza persona, e io vibro, vibro di una vibrazione bassa; il primo a sentire una sofferenza, la sofferenza di quell’odio che sto trasmettendo, sono io.

Non è assolutamente detto che il ricevente lo riceva; perché, se è nella presenza mentale e nell’apertura del cuore, non c’è spazio per farlo attecchire.

E quindi, ritorna a me: rimbalza da lui e torna da me.

Ed ecco che, di nuovo, mi sono fatto del male.

Di contro, augurare del bene – e la pratica di benevolenza è questo  (scopri di più su questa pratica di benevolenza cliccando qui)– fa sì che il primo a vibrare di quella vibrazione sia io; e poi, alimento: se qualcuno è in pace, la sentirà ancora di più questa pace, perché è già in sintonia.

Se uno sta nel male, gli posso dare, come auspicio, una maggiore leggerezza vibratoria; perché no?

E qui torniamo a quello che dicevo prima, nel “come meditare coaching” (è un programma in abbonamento mensile clicca qui per maggiori detagli), sul come uscire dalla negatività: aprendo il cuore, favorendo un clima di benevolenza; questa è sicuramente una chiave.

E quindi vale anche per il mantra: perché usare una parola qualsiasi, quando ci sono parole che hanno un peso particolare?

Il mantra è come una chiave che apre delle porte; c’è, sì, una tecnica base che è sempre uguale a sé stessa, ma poi ciascun mantra apre alcune porte, in un modo originale, tutto suo.

Il mantra è magia?

Non credo.

Per alcuni è magia, e, in fondo, se pensiamo ai maghi di una volta: quelli che usano le parole magiche, oppure a quelli col pentolone, che evocano l’energia speciale dell’erba che ci mettono dentro; evocano una vibrazione.

E la vibrazione, dal punto di vista scientifico, nello specifico della fisica quantistica, la vibrazione è alla base della materia.

Non c’è solidità nella materia, è una parte irrilevante; la materia solida, quella che noi percepiamo come tale, è in realtà molto più simile a una vibrazione, e si comporta come essa.

Sono stati fatti degli esperimenti, nei quali sono state “sparate” delle piccole particelle di materia, e si è visto che si comportavano come delle onde, non come materia solida.

Quando vai a scavare negli aspetti più piccoli della materia, questi hanno più a che fare con delle onde; come delle onde sonore, hanno molto più a che fare con il suono.

Non a caso, la genesi comincia con: “In principio era il verbo”

In principio c’era il suono.

Non a caso, nei mantra, c’è questa parola: “OM” (“AUM”, sarebbe) che è il mantra per eccellenza, è l’aspetto divino che è in ciascuno di noi, una vibrazione molto alta a cui ambire.

Quindi, perché, invece che una parolaccia, non usare: “Ho’Oponopono” (clicca qui per saperne di più), che è bellissimo; oppure, usare proprio OM, e quindi: “Om, Om, Om…” (il suono che esce, è più simile ad “Aum”,), che è una vibrazione elevatissima.

Da un punto di vista prettamente tecnico, tutte le parole mi ancorano all’adesso e mi aiutano a favorire un clima di pace interiore, ma non tutte le parole sono uguali; quindi, se tecnicamente si assomigliano, poi, da un punto di vista prettamente vibrazionale, ogni vibrazione è completamente diversa.

Quindi: attenzione a non usare parolacce!

Ma questo vale anche in generale; a me ogni tanto qualcuna scappa, ma la uso più per gioco che per altro, e tendenzialmente sto molto attento all’uso delle parolacce.

Reputo che non sia utile, se non dannoso, l’uso improprio delle parole.

 

Risorse e articoli correlati:

se vuoi leggere una guida per scegliere un mantra ti rimando a questo articolo: come scegliere un mantra: https://www.comemeditare.it/meditazione/come-meditare/meditazione-trascendentale_come-scegliere-un-mantra/

Qui come meditare usando un mantra: https://www.comemeditare.it/meditazione-trascendentale/meditare-con-un-mantra/

Qui tutto sulla meditazione trascendentale (tipica meditazione con mantra): https://www.comemeditare.it/meditazione/tecniche-di-meditazione/meditazione-trascendentale/meditazione-trascendentale-mt/

qui trovi i corsi di cui ti ho parlato:

la pratica di benevoleza (metta): corso della Pace interiore: www.comemeditare.it/metta

Programma in abbonamento mensile per essere seguito nel tempo: scopri il come meditare coaching www.comemeditarecoaching.it

 

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Grazia

Grazie. La spiegazione è chiarissima. Penso sia utilissima per tutti. Ma pensando a me personalmente mi hai chiarito un aspetto fondamentale della meditazione con i mantra, che io prediligo. Vengo al punto: meditare implica il permetterci di essere nel qui e ora. Ok. Ma anche con il respiro si ottiene questo effetto. Allora perché un mantra? E tu me lo hai fatto finalmente capire: la vibrazione della parola risuona a livello fisico e innalza le nostre vibrazioni personali. Fantastico. Grazie infinite.

Claudio

si un mantra è una “risorsa in più” in quanto vibrazione, ma attenzione: può creare attaccamento sia al mantra che al risultato, inoltre “lega” molto e “addormenta” per il risveglio preferisco e sprono a fare samatha-vipassana. Nulla osta, cammina facendo, se non c’è attaccamento, di fare dei mantra. Ma occhio a vedere la meditazione coi mantra come una panacea meditativa.

Grazia

Scusami, non avevo visto la tua risposta. Grazie tantissime. Ma in che senso “panacea meditativa”? Ti ringrazio per la tua eventuale risposta. Non sono sicura che visto che la conversazione è del 30 maggio, tu le controlli ancora. Comunque grazie per tutto

Claudio

intendo dire che alcuni considerano la meditazione un po’ come una “pillolina scacciamali” la meditazione è efficace tuttavia non rifiuta alcuna esperienza ma la accoglie: c’è il rischio che si voglia affrettarsi a cacciare via l’esperienza, sedendoci per meditare, deformando l’esperienza meditatva

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