estasi in meditazione: samadhi

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estasi in meditazione: samadhi

Hai mai associato la meditazione all’estasi?

È fondamentale?

Se non la raggiungi non stai meditando bene?

Guarda il video – Estasi in Meditazione Samadhi

o continua a leggerne la trascrizione:

Cerchiamo di rispondere un pò a tutte queste domande; e vedremo anche come raggiungere questo stato e di capire di cosa si tratta.

Rispondo, per la verità, alla domanda di un “seguace” di “comemeditare”; anzi, se hai delle domande, ti invito a farle sul sito: tra i commenti lasci la tua domanda, e io sarò felice di risponderti fallo cliccando qui: www.comemeditare.it/#respond

Torniamo un attimo alla domanda.

Cos’è quindi questo stato, come raggiungere questo livello di estasi e di assorbimento.

Anzitutto voglio anticipati, e di seguito capiremo meglio il perchè, che non è assolutamente fondamentale raggiungere quello stato; anzi levati l’aspettativa di raggingerlo, perchè: uno, finiresti per non meditare (e poi vedremo perchè); e due, cercare quello stato è proprio un ottimo modo per non raggiungerlo.

Chiariamo meglio di cosa stiamo parlando: cos’è questa forma di estasi?

A me non piacciono molto queste cose della serie “famolo strano” o “le estasi”; queste cose mi fanno pensare a Giovanna D’Arco che sentiva le voci.

Non stiamo parlando di niente di trascendentale (in realtà lo è ma non nel senso comune del termine), si tratta di uno stato della mente, di un modo di esperire e di stare al mondo che è assolutamente comune; è quello stato di bellezza che puoi provare, per esempio, quando stai contemplando un bel panorama o un bel tramonto.

Ti sarà successo, in quelle circostanze, di essere totalmente assorbito da quell’esperienza, totalmente immerso in quella bellezza; cose del genere capitano quasi tutti i giorni, in verità, a volte ne siamo molto consapevoli, altre volte di meno o per niente.

Stiamo parlando quindi di una esperienza molto comune e non necessariamente legata alla meditazione; anche se è vero che la meditazione ci permette più facilmente di raggiungere quello stato.

In realtà non è la meditazione in sè: in realtà la meditazione è una tecnica che ci permette di stare nel qui e ora.

Cosa vuol dire “stare nel qui e ora”?

Che invece di dar retta al chiacchiericcio della mente e a tutte quelle che io, sia ben intenso, tecnicamente, chiamo “pippe mentali”, noi sviluppiamo un’attitudine a essere presenti.

La chiave è proprio l’essere, lo sperimentare.

Ed ecco che è proprio quando andiamo a sperimentare quello che c’è, senza ragionarci sopra e senza immaginare, ritroviamo la pace.

Questa pace, a volte, è molto semplice e quotidiana, e non ce ne rendiamo conto: magari durante la meditazione sperimentiamo degli attimi di pace ma, siccome poi subito dopo rincomincia il chiacchiericcio mentale, non li registriamo.

Questi attimi di pace sono il motivo per cui noi meditiamo, e quindi non necessariamente noi li riconosciamo come “uno stato estatico di grande assorbimento”.

Samatha e Samadhi

Anche se esistono delle tecniche meditative (quasi tutte in pratica) che partono (o vi sono proprio finalizzate) con questo stato di raccoglimento e assorbimento, noto in oriente con il termine sanscrito “samadhi”: questo stato si ottiene “semplicemente” (le virgolette sono d’obbligo) con meditazioni molto basilari che hanno l’obbiettivo di raccoglierci e, sia inteso non in termini di sforzo, di concentrarci.

Si tratta di non dar retta al chiacchiericcio mentale, a quello che ci dice la mente cognitiva e le parole dentro di noi, e di ritrovare semplicemente l’adesso; e in questo adesso noi ritroviamo uno stato di pace.

Questo tipo di meditazione veniva chiamato dal Buddha, in una lingua simile al Sanscrito chiamata Pali, Samatha; in Sanscito diventa Shamata; e in altre scuole non buddhiste si utilizzano altri termini.

Comunque quando tu usi la mente e la porti a un oggetto da contemplare, invece da lasciarla in balia dei pensieri, orienti la mente a quello che stai sperimentando, per esempio con il respiro; e quindi il respiro diventa il tuo oggetto da contemplare e ti agganci ad esso.

Questo per quanto riguarda il respiro.

Trascendere? che vuol dire?

Nella Meditazione Trascendentale (clicca qui per saperne di più), invece, si usa come oggetto il mantra; e per tutta la meditazione o quasi, ti focalizzi soprattutto sul mantra.

Queste varie forme di meditazione ti aiutano a “trascendere” (appunto) tutto quel mondo fatto di chiacchiericcio mentale e di distrazioni in cui siamo normalmente immersi, per accedere a una dimensione diversa; una dimensione in cui sperimenti l’essere: questo stato di presenza e di pace.

Comunque, ripeto: non è assolutamente significativo se tu non raggiungi questo stato di beatitudine; non significa che stai meditando male.

Quando noi meditiamo non lo facciamo avendo delle aspettative, perchè se io mi aspetto di stare in pace e di raggiungere questo stato, cosa faccio?

Con la mente lo vado a cercare o addirittura lo posso ricreare con la fantasia; ma stiamo parlando ancora di un pensiero: non è diverso dal chiacchiericcio mentale, è soltanto un altro pensiero e non riguarda quindi “l’essere”; non riguarda il guardare come stiamo; non riguarda il guardare il panorama: riguarda il pensare il panorama (che è una cosa molto diversa).

Se ti metti a meditare con lo scopo di raggiungere quello stato particolare, quello che ottieni è esattamente il contrario: non stai con quello che c’è, di conseguenza non stai nell’adesso ma sei invece immerso nel chiacchiericcio mentale, nonostante sia un chiacchiericcio mentale che vorrebbe far rivivere l’estasi.

Facendo in questo modo ottieni soltanto che: uno, non stai meditando perchè stai dando retta a delle idee; e due, non lo raggiungi, perchè più ci pensi e più te ne allontani.

Quindi, il mio invito è: soprattutto quando fai meditazioni come Mindfulness o Vipassana (clicca qui per saperne di più)  (ma anche le altre in verità), non meditare cercando di raggiungere un risultato, medita per stare con quello che c’è; ovviamente noi abbiamo una motivazione che ci spinge a metterci seduti a meditare, e questo va bene, ma quando ci mettiamo seduti a meditare, abbandona ogni aspettativa e stai semplicemente con quello che c’è.

Qualche volta puoi raggiungere un’esperienza estatica e altre volte (la maggior parte, probabilmente) ti sembra di non aver fatto nulla; in realtà quello che hai fatto è importante perchè hai disinnescato, almeno per degli attimi all’interno di quella sessione meditativa, una mente che altrimenti aumenta in modo compulsivo il suo fluire: per cui da un pensiero cupo nasce un altro pensiero cupo, che influenza il mio animo cupo che quindi produrrà un pensiero ancora più cupo ecc. ecc.

Noi quindi abbiamo interrotto questo chiacchiericcio, almeno per un attimo, e lo abbiamo un pochino depotenziato e, per un attimo, abbiamo ritrovato un pò di pace.

Spesso durante la meditazione quello di cui ci accorgiamo è che c’è tanta agitazione, e non ci accorgiamo di quei momenti di presenza; ma già il fatto di dire: “Mamma mia quanto sto chiacchierando con la mente”, è già un momento di pace e di presenza: non sei statico nella presenza, ma è comunque un momento meraviglioso.

Per concludere, come vedi, non devi fare nient’altro che essere presente e il mio invito è: non cercarli neanche quegli stati particolari.

Cerca semplicemente l’esperienza che stai vivendo adesso: questo è il vero scopo della meditazione; e certe volte può succedere che, se c’è agitazione, quello che io vedo è ancora più agitazione, semplicemente perchè c’era anche prima ma non ne ero consapevole (e quindi io medito perchè sento in me dell’agitazione e alla fine…scopro ancora più agitazione).

Perciò può addirittura capitare che ci si metta a meditare alla ricerca di chissà quale stato estatico e quello che io ottengo è di osservare ancora più agitazione: questo accade soprattutto a chi non è ancora molto allenato all’osservazione e non sa riconoscere queste cose come fenomeni passeggeri da osservare, e che non c’è nulla di male in essi, anzi magari si spaventa e pensa: “Oddio, magari sto meditando male ed è la meditazione che mi procura questa maggiore agitazione”. In realtà no: la meditazione ti fa stare con quello che c’è; e quando noi facciamo pace con quello che c’è, e lo accogliamo, questo alla fine produce in noi uno stato di pace e tranquillità.

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