Può la meditazione farti sentire peggio?

Può la meditazione farti sentire peggio?

Ebbene si: la meditazione può farti sentire peggio. Eppure fa tanto bene..

Questo non significa che la meditazione faccia male ma che, come sintomi, potrebbe farti sentire peggio; anzi se prima eri parecchio addormentato o addormentata, per un momento può farti sentire decisamente peggio.

Provo a spiegarmi meglio.

Guarda il video – può la meditazione farti sentire peggio

o continua a leggerne la trascrizione sotto


La meditazione ti porta una leggerezza finale, ti porta comunque a stare meglio; tuttavia: la meditazione che cosa fa?

Anzitutto bisogna dire che con il termine meditazione non intendo quelle “meditazioni” che sono come un lavaggio del cervello, fatte per farti sentire artificialmente meglio; ma io queste non le chiamo neanche meditazioni, sì sono chiamate meditazioni e rientrano in quell’ambito lì, io però le chiamo fantasie guidate o cose del genere.

Se noi parliamo invece di una meditazione di consapevolezza (come la vipassana), quello che sviluppi è lo stare a contatto con quello che c’è, e se quello che c’è è sofferenza, quella sofferenza invece che negarla, piuttosto che tenerla chiusa nell’armadio, la vedi per quello che è.

E non è sempre piacevole.

E questo, per un attimo, può farti sentire peggio: questo vale sia per dolori fisici che per sofferenze mentali.

Andiamo più nello specifico; ti riporto anche qui delle esperienze personali, perché è nella pratica che è utile capire queste cose: se restiamo solo in ambito teorico, può essere pure una bella teoria ma non ci serve nella vita di tutti i giorni.

Nel mio campo esperienziale c’è stato un esempio molto significativo (ho sentito anche altri insegnanti di meditazione dire cose simili alle mie, sebbene magari il dolore fosse da un’altra parte, ma il tipo di esperienza è molto simile): soffrivo molto di crampi ai piedi e, quando meditavo, la posizione che assumevo mi causava dei crampi in quella zona.

Il crampo ai piedi può essere anche bello acuto, ma non è che si muore per il crampo ai piedi, perciò un giorno mi sono autorizzato a lasciarmi andare e a dirmi: “Vediamo cosa succede se lascio che il crampo segua il suo corso“.

Cosa succedeva prima?

C’era il crampo e, poiché il crampo è un dolore piuttosto significativo, contraevo il muscolo del piede in modo da non far crescere il dolore, e in effetti riuscivo in qualche modo a controllarlo e il dolore non si sviluppava ulteriormente.

Peccato che però il dolore lo trattenevo pure: è vero che non cresceva, ma non decresceva neanche; stava là.

In meditazione cose si fa, si osserva quello che c’è; non sei obbligato a sentire dolore, se senti dolore puoi anche decidere di cambiare posizione se la cosa ti distrae così tanto, però puoi anche decidere di vedere cosa succede.

Sta anche un po’ a te di cambiare lo stato delle cose, trovando magari un nuovo agio che ti è d’aiuto; se però durante la meditazione sento prurito e mi gratto, senza pensarci e senza essere consapevole di averlo fatto, oppure ho il crampo al piede e cambio subito posizione istintivamente, senza fermarmi nemmeno un momento ad osservare la natura del crampo o del prurito: ecco che mi faccio distrarre in continuazione e questo non va tanto bene, idealmente potrei starci un pochino di più con quel crampo o quel prurito.

L’opposto però è ugualmente dannoso: se io devo stare lì costantemente con quel crampo o quel prurito, questo va a discapito della mia meditazione e della mia presenza; perchè se sono costantemente distratto dal fastidio che provo e la mia mente sta continuamente dicendo: “Non ne posso più” e “Non lo sopporto”, non sto comunque meditando lo stesso.

Quindi devi vedere tu cosa può essere utile per te.

Se è utile, cambi posizione, sciogli il crampo, oppure ti gratti; facendo queste cose in consapevolezza: questa è la vera indicazione in meditazione, di fare quello che va fatto ma sempre con saggezza e consapevolezza.

Premesso ciò torniamo all’essenza della meditazione.

Come ti dicevo, a un certo punto decisi di autorizzare il crampo a esserci, senza contrastarlo contraendo il muscolo.

Che cosa è successo?

Il dolore cresceva e cresceva ancora, era diventato molto acuto e io mi dicevo: “Non posso più sostenere un dolore del genere”; l’ho comunque lasciato crescere ancora perché mi dicevo: “Tanto prima o poi intervengo, e poi comunque è solo un crampo al piede, non è che muoio”.

Il dolore quindi ha continuato a crescere e a crescere fino a un punto in cui puff!: il dolore è sparito!

E io lì ho potuto rendermi conto di quanto molto spesso sia proprio il nostro intervento nel non volere quel dolore a far si che quel dolore rimanga bello vivo e bello alimentato: è un po’ come fare a braccio di ferro con qualcosa che non vuoi.

Io ti ho fatto l’esempio di un dolore fisico, ma questo vale anche per i dolori mentali.

Questo nei ritiri tipici della Vipassana fatti di dieci giorni lo si può sperimentare: c’è un giorno, normalmente il secondo o il terzo (ma comunque sempre all’inizio), in cui tu stai lì e ti dici: “Ma a me di stare qui a meditare, nel silenzio, dalla mattina alla sera, come un cretino, chi me l’ha fatto fare?” (e magari hai pure le zanzare che ti ronzano intorno e.. non le puoi nemmeno schiacciare!).

Cominci ad avere una grande insofferenza per tutto, ad esempio per quello che parla da lontano nella strada, ma tu lo senti e ti dici: “Ma questo come si permette?” e per mille altre cose ancora: ma è un fastidio tuo, un fastidio mentale, e più ci pensi più lo alimenti quel fastidio.

Proprio come nell’esempio del crampo fai resistenza, fai a braccio di ferro con quello che non vuoi, e il risultato è che lo stai alimentando questo qualcosa.

Quando invece porti la tua consapevolezza in quell’esperienza, questa esperienza fastidiosa e faticosa ti da ancora più fastidio per un momento ma, quando l’attraversi del tutto, te ne liberi definitivamente.

Quindi si, la meditazione può farti stare peggio, per un po’; perché stando con quello che c’è può capitare che quello che c’è non sia piacevole, e guardare negli occhi quello che non ci piace ci fa stare peggio rispetto all’illusione che vada tutto bene

Ma se vuoi sviluppare la consapevolezza questo è un pedaggio da pagare.

Qual è l’alternativa?

Mettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, e far finta che le cose vanno bene quando in realtà non è così.

All’inizio guardare le cose come stanno davvero, se queste cose non sono belle da vedere, è normale che ci faccia star male per un po’, ma la consapevolezza che si svilupperà dopo farà si che tu ti allinei di più con quelli che sono i tuoi reali bisogni nella vita,

La consapevolezza è un dono meraviglioso, per cui vale la pena essere presenti con quello che non ti piace di te stesso o di te stessa e stare un pochino peggio per un certo periodo, ma poi risolvere e sciogliere alla radice un problema che ti trascini da anni (se non da vite dopo vite come ritengono gli orientali che credono alla reincarnazione: e verosimilmente può essere anche così).

E quindi, ribadisco, vale la pena scioglierli questi nodi, una volta per tutte, e guardare con gli occhi della nostra consapevolezza questi mostri, senza chiuderli dentro l’armadio; per un pochino fanno paura, fa paura guardare uno scheletro che hai sempre tenuto dentro l’armadio e guardarlo con gli occhi della consapevolezza.

Ma poi quando porti la luce della tua consapevolezza nel buio dell’armadio, la luce della consapevolezza manda via le tenebre e questo scheletro si fa piccolo piccolo: anzi il più delle volte scopriamo che non aveva nemmeno consistenza e ragione di essere ma che, nonostante questo, ce lo portavamo appresso come un bagaglio pesante da secoli.

La consapevolezza ha un leggero prezzo da pagare lì per lì; quando apri l’armadio hai una paura tremenda, la sofferenza cresce, ma poi è un attimo la risoluzione della stessa sofferenza.

Tirando le somme: si, la meditazione può farti sentire peggio, ma quello che ci guadagni subito dopo, se ci stai, è un premio meraviglioso.

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Trezeguet

PENSO E CREDO NELLA MEDITAZIONE
La meditazione ci insegna che nella vita, ci sono tanti ostacoli da superare.
La meditazione ci aiuta ad avere concentrazione a risolvere il problema del nostro carattere e migliorarlo sempre di più.

Claudio

ciao Luigi, il maestro del maestro del mio maestro 🙂 chiamato Achaan Chah direbbe: respiri? Allora puoi meditare. Meditare non significa riuscire a “fare” qualcosa ma a essere presenti anche in quello che “non ti riesce” quindi è impossibile non riuscirci. Riuscire a fare qualcosa vorrebbe dire aderire ad un ideale. L’ideale di riuscire a meditare, ma gli ideali non riguardano il presente sono schemi del passato.
Ti sarà più chiaro dopo che avrai guardato qua:
Non riesco a Meditare
e qua:
errore 3: Smettere di meditare per le Aspettative

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