La Meditazione Vipassana: Una introduzione di S.N. Goenka alla Tecnica di meditazione Vipassana

La Meditazione Vipassana:  Una introduzione di S.N. Goenka alla Tecnica di meditazione Vipassana

 La Meditazione Vipassana è:

  • Una tecnica di meditazione Semplice da fare
  • Una meditazione molto profonda (non a caso si chiama “Visione profonda”)
  • La Vipassana sviluppa pace interiore
  • Crea il campo fertile e il punto di incontro per la pace nel mondo
  • È una tecnica di meditazione laica e adatta a tutte le religioni

 Ecco come il maestro S.N. Goenka parla della tecnica di meditazione Vipassana:

 Guarda questo video (sottotitolato in ITALIANO) di 19.58 minuti:
(sotto ti riporto i titoli e anche il minutaggio in cui comincia il singolo argomento) [vimeo]//vimeo.com/24039904[/vimeo]

  • Cosa è Vipassana? 0.10
  • La Pratica di Vipassana 2.19
  • Sviluppando saggezza 4.50
  • Una tecnica universale 7.19
  • Le origini di Vipassana 10.33
  • La rilevanza di Vipassana 11.44
  • Pace Interiore per un mondo migliore 14.06
  • Un cammino semplice 17.23

 Alcune osservazioni al video:

 La Meditazione Vipassana è una tecnica, come dice il video: accettabile da chiunque perché non è connessa a nessuna religione.

Ha origine dagli insegnamenti del Buddha tradizionalmente portati avanti “fedelmente” nella tradizione Theravada (vedi wikipedia), una tradizione presente in tutto il sud est asiatico.

 Il Maestro di Goenka era Birmano (La Birmania sarebbe il Myanmar un paese che è stato a lungo “isolato dal mondo”) e la pratica di Vipassana che insegna è derivante dal quella zona, tuttavia è tenuta viva anche in Sri Lanka, Tailandia, Cambogia e Laos.

 I Monaci Theravada seguono ancora pressoché le stesse regole monastiche di 2.600 anni fa introdotte dal Buddha e praticano la Vipassana.

Un classico ritiro esperienziale di Vipassana dura tradizionalmente 10 giorni.

 È una esperienza che, anche se fatta i meno giorni (3-4 vanno comunque bene) è molto significativa (al momento non ne faccio direttamente io, se vuoi farla anche tu ti consiglio, ovviamente il “mio” Maestro Thanavaro: www.mariothanavaro.it).

 Non è una “vacanza” (mi è capitato di tornare seppur felice, più stanco di quando ero partito 🙂 ) : durante un ritiro si spengono i cellulari, si chiudono i libri e ci si raccoglie interiormente rispetto ad ogni stimolo esterno e questo permette a ciascuno, in modo profondo e inesorabile (anche “impietoso” volendo) di contattare parti profonde e sottili di se, e dei propri meccanismi reattivi rispetto agli stimoli (piacevoli, spiacevoli, neutri).

 La pratica, si compone di una prima parte di ancoraggio al corpo, spesso il respiro, e poi di osservazione di tutto ciò che emerge nel campo sensoriale-mentale.

 Questo vale non solo per una pratica di 10 giorni ma anche per una singola sessione di Vipassana.

 La meditazione guidata che puoi scaricare gratuitamente in alto a destra segue questo stile di meditazione: è una Samatha (calmo dimorare) e serve a muovere i primi passi verso la Vipassana. Anzi non c’è Vipassana senza Samatha e chi pratica Vipassana ci torna costantemente e in continuazione per ritrovare “se stesso” quando “si perde”. Quindi è fondamentale per poi proseguire in Vipassana.

Tuttavia, “una volta imparata l’arte”, perché sia una vera Vipassana, può essere utile “metterla da parte” 🙂 . Nel senso che il silenzio aiuta molto di più che una voce esterna (la mia) che pilota.

 Se ti interessa davvero approfondire questa tecnica la cosa migliore che mi sento di consigliare è di farla più volte guidata con la mia voce e poi di fare da te magari usando un timer (leggi: Come meditare – il Tempo e la costanza).

 Come ogni pratica da i suoi benefici nella ripetizione, nel praticarla appunto (senno che pratica è 😉 )!

 Quindi se non l’hai ancora scaricata puoi scaricarla adesso e se lo hai già fatto: pratichiamola!!! (per avere più pace dentro e fuori di noi 🙂 )

 

se vuoi tornare a delle semplici istruzioni per fare la meditazione clicca su: come meditare

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massimo

Ciao Claudio e grazie mille per la risposta.
la meditazione samatha pero’ l’avevo gia’ fatta,volevo appunto chiederti se potevi inviarmi anche una continuazione o una guida audio completa per la vipassana.Grazie ancora
Massimo

Claudio

ciao Massimo, la meditazione guidata che puoi scaricare gratuitamente in alto a destra segue questo stile di meditazione: è una Samatha (calmo dimorare) e serve a muovere i primi passi verso la Vipassana. Anzi non c’è Vipassana senza Samatha e chi pratica Vipassana ci torna costantemente e in continuazione per ritrovare “se stesso” quando “si perde”. Quindi puoi tranquillamente usare quella, quando hai capito come “calmare la mente” puoi permetterti di “perlustrare in visione profonda” anche da solo, per poi tornare a Samatha tutte le volte che ti accorgi che ti sei “perso”.

Metti il tuo nome ed email e cliccando su “scarica l’audio gratis” la ricevi nella tua casella di posta
Prego, un caro saluto e buona pratica
Claudio

Rita

Grazie mille Claudio, sei stato davvero gentilissimo!

Il silenzio è importantissimo, hai ragione, e non dubito di questo.

Vorrei solo fare una riflessione personale:

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Ecco, a me è successo qualche volta di mettermi a meditare in uno stato di ansia forte e di aver dovuto interrompere la meditazione perchè avevo la sensazione che l’ansia fosse aumentata.
Addirittura durante un breve corso di mindfulness che ho fatto arrivavo che mi sentivo “quasi” tranquilla e quando ci mettevamo a meditare arrivavano ansia e disagio e non vedevo l’ora di smettere.

Sono sicura che non sia “colpa” della meditazione, ma del fatto che non sono ancora capace di guardare ciò che c’è, semplicemente, ma continuo – anche in meditazione – ad avere un sottofondo di pensieri, di cui magari non mi rendo neanche conto. Non so se mi sono spiegata…

Comunque, ti ringrazio ancora della disponibilità e se andrò a un ritiro ti farò sapere se sopravvivo ok? 🙂

A presto.

Rita

Ciao Claudio, hai centrato il punto, o almeno, uno dei punti fondamentali: è proprio la paura di essere faccia a faccia con questi scheletri che mi blocca.
Non che nella vita di tutti i giorni non li stia già affrontando, però in un ritiro in cui sei veramente solo con te stesso (in quelli che ho visto io non si può neanche parlare per tutta la durata dei dieci giorni) e non hai la possibilità di distrarti, ho paura, essendo anche un tipo ansioso, che l’incontro con questi scheletri potrebbe essere… spaventoso!
Tuttavia, vedo che con il passare del tempo il pensiero di fare questa esperienza comunque mi rimane e mi accompagna. Ci penserò su.
Grazie, ora guardo bene i ritiri di Thanavaro (ieri ci avevo già dato una sbirciata!), in effetti al momento potrebbe essere saggio valutare l’idea di un ritiro più breve. 🙂

Claudio

Paura degli scheletri, secondo me, non è altro che “paura della paura”.
Quando metti la luce della consapevolezza ogni paura si scioglie come neve al sole.

La paura infatti è frutto dei pensieri che portano al passato o al futuro (specie al futuro).

Con la meditazione ci alleniamo a stare nel Presente, nel “qui ed ora” dove non c’è posto per la paura, e quando prova ad infilarsi, ci si trova “scomoda”, visto che con infinita pazienza riporti l’attenzione al momento presente, alla consapevolezza.

Il ritiro in silenzio è molto potente per fare emergere ogni cosa alla luce della consapevolezza e sciogliere ciò che non ci serve più come neve al sole, trascendendola, attraversandola.

Ricordo che il fattore silezio (incluso: no musica, no letture, no telefonate, no distrazioni di ogni sorta) mi spaventava molto ma.. alla fine.. quasi non me ne sono accorto.

In effetti alla fine c’è interazione ad esempio con il maestro e i suoi insegnamenti ed anche attraverso un colloquio privato che puoi avere con lui.

Thanavaro poi, non è “rigido” nel silenzio ma invita semplicemente a cercare di essere attenti in linea con la propria responsabilità individuale.

Insomma se non fai “bene il compiti” (stare in silenzio), purchè tu non dia fastidio agli altri nessuno di verrà a dire nulla.

Quindi diventa una crescita per se stessi: un mettersi alla prova.

Ti invito a metterti alla prova fino in fondo, e osservare eventualmente anche quando “deroghi” a questa regola che ha un suo scopo e vederne gli efetti.

Ricordo ancora Thanavaro che citava, mi pare un monaco Cristiano: “il silenzio è il ventre fecondo dell’anima”

Nel link che ti ho dato trovi anche il suo telefono: chiamalo è molto cortese e davvero umile e “alla mano” (un vero maestro anche d’umiltà).

Non ne avrai bisogno, ma se vuoi e ti da sicurezza, puoi chiamarlo a nome mio

Se nonostante i timori vedi che la voglia rimane credo proprio che faresti bene a seguire la voglia di andare e fare un miniritiro.

Chiamalo, digli tranquillamente anche dei tuoi timori e, sono convinto, ne uscirai trasformata in positivo

Rita

Ciao, sono una nuova iscritta. 🙂
Qualche mese fa ho scoperto l’esistenza di questo centro che segue l’insegnamento di Goenka, che tra l’altro dista poco da casa mia, e mi era venuta una gran voglia di provare.
Però, allo stesso tempo mi spaventa un bel po’!
Ti chiedo un consiglio, tu come lo vedi un ritiro di una decina di giorni per una persona che di fatto è proprio agli inizi del suo percorso di meditazione? E’ meglio prima impratichirsi un po’ E POI fare un ritiro o può andare bene anche per un principiante alle primissime armi?

Claudio

Ciao Rita, premesso che consiglio un ritiro, visto che da veramente tanto ed è un percorso di evoluzione importante, farei davvero fatica a sconsigliarlo specie quelli di Vipassana che sono davvero trasformatori.

C’è solo un problema (superabile con la volontà anche se non hai molta esperienza): l’interrompere a metà percorso.

è facile, in un ritiro del genere, che emergano intolleranze e una forte voglia di smettere. Frasi come “che ci sto a fare seduto qui come un cretino” sono normali e possono essere attraversate.

Lo scopo di questi ritiri è proprio quello di permetterci di vedere tutte le cose che emergono nella nostra mente: compresi dubbi, intolleranze ed avversioni.

Interrompere proprio mentre emergono sarebbe come intravedere uno scheletro nell’armadio e scappare anziche insistere mettendoci la luce della tua consapevolezza e scoprire che non fa paura

10 giorni è quello che la tradizione vuole per questi ritiri.
Tuttavia in occidente molti maestri seri e qualificati, anche per andare incontro alle esigenze quotidiane propongono 3-5 giorni, che comunque ti consiglio.

Per rispondere alla tua domanda direi che puoi farlo da principiante anche se ti invito a ascoltare il tuo cuore e indagare la tua determinzazione, puoi domandarti: “ok so che posso attraversare momenti in cui vorrei mollare tutto, sono pronta a attraversarli senza interrompere?” se la risposta è “sì” parti e ne troverai grande giovamento.

Puoi porti la stessa domanda anche per un ritiro più breve.

Nel caso ti consiglio (sono di grande trasformazione) i ritiri del mio stesso maestro che trovi qui:
//www.amitaluceinfinita.it/incontri/

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