“non riesco a meditare”? ecco come con la tecnica di meditazione Vipassana

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“Non riesco a meditare” o “i pensieri mi offuscano la mente”: anche tu hai questi pensieri?

Hai la sensazione che stai solo perdendo tempo?

Scopri come meditare comunque, e perché è facile se usi la tecnica di meditazione Vipassana

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Non riesco a meditare” Quante volte me la continuo a dire, questa frase, mentre sto lì che sto meditando, magari sono invaso da mille pensieri, sono agitato, mi sento proprio che sto buttando via il mio tempo…

ecco questo è un fenomeno assolutamente comune che succede ancora anche a me, anche se so che è un inganno, cioè pensare questo è assolutamente un inganno del cervello, è un inganno della mente, è un modo della mente per farci smettere di meditare.

Perché dico questo? Perché meditare, non riuscire a meditare è una cosa assolutamente impossibile da fare.

Mi spiego meglio:

Qui serve una piccola definizione di che cos’è la meditazione.

Che cosa non è la meditazione?

La meditazione non è voler giudicare quello che sta accadendo. Perché? Perché quando giudico non osservo, non sono consapevole, non voglio modificare il campo delle azioni.

Quindi se io sono agitato e mi voglio calmare, è vero che la meditazione mi fa calmare, ma se io lo faccio per quello, intanto non è scontato, tendenzialmente succede, ma non è scontato.

Lo scopo della meditazione non è farmi calmare, ma è essere consapevole di quello che c’è, quindi se c’è agitazione, io posso essere consapevole di essere agitato, se sono in balia di mille pensieri, io posso essere consapevole anche di questo.

Quando? Quando c’è quel barlume di luce in cui mi rendo conto che sto pensando, che sono in balia dei pensieri. Allora, in quell’attimo, io sono consapevole e certe volte basta quell’attimo lì per giustificare un’intera meditazione.

Diceva un maestro del mio maestro, diceva Ajahn Sumedo “Una meditazione, un’intera sessione di meditazione, un’intera giornata di meditazione, se riesci, in quella sessione ad avere un’inspirazione, quindi mezzo respiro, o un’espirazione, sempre mezzo respiro, consapevole per tutta la durata dell’inspirazione o dell’espirazione, mentre lo fai con consapevolezza, tu hai giustificato l’intera meditazione”.

Ora, non adagiamoci sugli allori: lo sforzo, un piccolo sforzo, piccolo, per riportare l’attenzione costantemente ad osservare che cosa accade, quello mettiamocelo perché è sempre utile.

Ma torniamo alla sensazione di non riuscire a meditare.

È una sensazione che, ripeto, c’ho anch’io, quindi io ancora adesso, benché so che la meditazione è osservazione pura e posso osservare anche io che non riesco a meditare, me lo dico lo stesso, mi dico “Ah, ma oggi proprio non ci riesco”, vedo la voglia di voler smettere, la vedo, e mi sono reso conto di come… certe volte l’ho anche fatto, qualche volta forse ancora la resistenza mentale è tale per cui addirittura smetto.

Il più delle volte invece continuo, riesco a continuare perché so che è un inganno della mia mente, è un modo proprio per non permettermi di vedere quell’agitazione che mai come in quel momento è necessario che io invece la consapevolezzi, e quindi continuo a meditare.

Mi spiego meglio, mi spiego meglio:

Sono agitato. Ho mille pensieri, mille cosiddette pippe mentali, cioè turbinio di pensieri si accavallano alla mente, sono tendenzialmente distratto, la voglia è quella di smettere di meditare, perché mi sembra che sia inutile.

No, no! Non è vero! Mai come in quel momento è utile che io insisti con quello che è appunto un retto sforzo. Che cos’è un retto sforzo? Non è un “Devo riuscirci, devo riuscirci” perché quello è un pensiero.

È continuare a stare con quello che emerge, emergono i pensieri, ogni volta che me ne rendo conto posso dire Oh, guarda, stavo pensando, ma invece di giudicarmi, invece di dire Oh, ho sbagliato, stavo pensando!

Non c’è nulla di sbagliato nel pensare, lo facciamo tutti. I grandi meditatori pensano costantemente, se no non avrebbero bisogno di meditare, ok?

Quindi accettiamo anche questo fatto, ma cominciamo a conviverci, perché quando cominciamo a convivere con il fatto che noi pensiamo facciamo una cosa banale e succede ogni volta che ci rendiamo conto che stiamo pensando.

Allora, io sono nel turbinio di pensieri, mi arriva la consapevolezza: “Oh, cavolo, io ero trascinato via dai pensieri, non ero nel qui e ora, non ero centrato, il pensiero mi stava portando o al futuro o al passato”, perché questo fa il pensiero, non ti fa vivere il presente, ti porta o al futuro o al passato.

Be’, in quel preciso momento, il momento in cui mi sono detto “Cavolo, sto pensando!”, io in quel momento sono consapevole, ho recuperato la posizione dell’osservatore, cioè io sto osservando me mentre sto pensando, ok?

Quindi in quel momento io sono di nuovo consapevole: un attimo dopo posso di nuovo ridistrarmi, e questo succede quando ci sono quelle giornate in cui si fa un po’ più fatica, però ancora un attimo dopo, un minuto dopo, quand’è, io posso di nuovo riaccorgermi.

Allora questo sviluppo, piano piano, se continuo lo stesso a farlo pur avendo mille pensieri, sviluppo una pazienza ma sviluppo anche la consapevolezza.

Per esempio, quando mi capita di avere delle sessioni del genere io facilmente mi dico “To’, guarda, oggi faccio fatica ad essere nel qui e ora, faccio fatica ad essere centrato.”

Che cosa mi dice l’esperienza? Che io tendenzialmente quel giorno posso commettere sciocchezze, tipo lasciare il gas acceso o dire delle cose sbagliate, dire delle cose in preda al nervosismo, perché mi rendo conto di essere nervoso.

Ma che cosa mi dà la consapevolezza di essere nervoso o di essere distratto? Proprio il fatto di avere meditato.

Quindi io posso meditare anche in quei momenti, mai come in quei momenti io posso salvarmi dal lasciare il gas acceso o da innescare una lite perché magari sono in preda al nervosismo e mi rendo conto di non essere centrato.

Inoltre la meditazione ti aiuta a sviluppare questa centratura e quindi, piano piano, anche a cambiare questo stato di cose, ma se tu vuoi ottenere direttamente lo stato, non mediti più, ti frustri perché non accetti lo stato di cose per quello che è, e invece noi possiamo accettarlo ed è proprio accettandolo che poi eventualmente c’è una modificazione, ma se già accettiamo lo stato di cose, se c’è nervosismo, siamo in balia del turbinio di pensieri, stiamoci, accettiamo questa condizione, continuiamo a meditare, mai come allora continuiamo a meditare perché i benefici, vedrai, sono forti, soprattutto in quei momenti, quindi questo produce sicuramente un nuovo equilibrio, una nuova forma di accettazione e di gioia, in qualche modo di felicità.

E quindi, che dire, meditiamo perché questo fai!

In qualche modo ti ho spiegato anche che cosa avviene durante una tecnica che è la tecnica della meditazione Vipassana, che in un primo luogo ed in un primo momento è di centratura, di osservazione del corpo e del respiro e poi, pian piano, può permettersi anche, ci possiamo permettere mentre facciamo la Vipassana anche di osservare che cosa avviene nella nostra mente, le sensazioni che ci dà tutto il corpo, quindi i cinque sensi ma anche le sensazioni che produce la mente e che producono i pensieri.

Quando seguiamo tutto ciò noi abbiamo una visione profonda.

Vipassana è un termine in lingua Pali che significa “visione profonda”, quindi noi possiamo avere una visione profonda anche osservando i nostri pensieri, quindi i pensieri non sono dei nemici, sono degli oggetti che possiamo osservare.

Il punto è proprio quello, noi invece di diventare oggetto dei pensieri, quindi essere in balia dei pensieri, possiamo recuperare il soggetto, essere noi a osservare i nostri pensieri, e quindi a riportare i pensieri ad essere oggetto di osservazione, quindi recuperiamo questa centratura, recuperiamo la posizione dell’osservatore, lo possiamo fare con qualsiasi condizione, in qualsiasi circostanza, nervosi, non nervosi, distratti, non distratti, ogni volta è un attimo ad essere distratti ma è anche un attimo riportare l’attenzione a che cosa accade e recuperare la posizione dell’osservatore.

La posizione dell’osservatore ci fa stare pienamente nella vita per quella che è, e questa vita è assolutamente tendenzialmente più felice e, quindi, che tu sia felice e che tutti gli esseri siano felici!

Qui su Come Meditare trovi una meditazione guidata gratis puoi riceverla via email compilando il box in alto sulla barra di destra

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Altri vantaggi in breve della Meditazione Vipassana:

  • La consapevolezza
  • Più delle altre tecniche favorisce il “risveglio”
  • Favorisce il ritrovarsi “lucidi” dentro ai sogni (Sogni Lucidi)
  • Un importante contributo allentare (e potenzialmente risolvere) gli stati di ansia
  • Abbassamento dello stato di stress
  • Innalzamento delle difese immunitarie
  • Minore possibilita di mortalità per problemi cardiovascolari
  • Innalzamento dei neurotrasmettitori del benessere (endorfine)
  • Umore stabile e controllo dei neurotrasmettitori (sviluppo di GABA)
  • e molti altri ancora

Ciascuno di questi vantaggi meriterebbe un approfondimento.. se hai pazienza è possibile che tornando su questa pagina trovi degli aggiornamenti..

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“Non ti voglio Pensiero”: la sovrastruttura dei pensieri

guarda questo breve video “rubato” al Come Meditare Coaching” o prosegui per leggerne la trascrizione:

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È il pensiero sopra il pensiero, esatto Chiara, è proprio così…sì, prego Chiara…

è proprio così, è il pensiero sopra il pensiero e a me succede ancora eh… nonostante tanti anni di pratica a me ancora oggi mi succede che il…mi accorgo che stavo pensando, mi dico “porca miseria…non dovevo pensare” che è un giudizio, mi rendo conto che mi stavo giudicando e mi dico “ma guarda, che cavolo, mi sto giudicando…non mi devo giudicare!” che è un altro giudizio…

e vedi come si aggiungono pensieri sopra pensieri, e questi possono continuare all’infinito uno sopra all’altro finché a un certo punto non accolgo…e non dico “okay, ma guarda te che buffo che sono…”, che mi giudico, poi giudico il giudizio, poi mi giudico perché mi sono giudicato e…

alla fine mi trovo buffo, mi accolgo con tutti i miei limiti per quello che sono…e questo atteggiamento di accoglienza mi fa essere consapevole di tutte queste sovrastrutture, di quanti pensieri aggiungo uno sopra l’altro, li smaschero, mi smaschero e alla fine mi voglio bene per quello che sono.

 Ecco questo è un po’ l’esercizio, prima fai questo e meglio è, cioè hai visto quanti pensieri ho messo uno sopra l’altro?

Il pensiero, il pensiero di dire “stavo pensando, mannaggia,” non va bene, il pensiero di dire “mannaggia, mi stavo giudicando” non  va bene, il pensiero di dire “guarda stavo giudicando me stesso che giudico” non va bene, cioè va bene, a quel punto va bene.

Prima accolgo e meglio è, cioè posso accogliere direttamente “guarda stavo pensando, l’ho scoperto” e quindi prendo atto che stavo pensando…

ecco questo disinnesca, Chiara, la sovrastruttura e quindi è un ottimo modo per ritornare a essere protagonisti di noi stessi e anche smascherare i meccanismi, di smascherare come ci creiamo tutta una serie di sovra-pensieri anche quando in realtà li avremmo smascherati, smascherati quindi potenzialmente neutralizzati.

Okay, Claudio dice che, che riascolterà con calma, okay, se hai domande comunque sono qui, eh.

Chiara ti piace, mi fa piacere che ti piaccia.

 

se vuoi tornare a delle semplici istruzioni per fare la meditazione clicca su: come meditare

 

August

Grazie Claudio, per tutto.

Una cosa che puo’ forse essere utile ad altri, e magari interessante: se ti “poni” come osservatore nei confronti del dolore, specie fisico e forte, esso lo avverti ancora esattamente come e’, ma non ti fa male nel modo solito, non ti agita, ed eventuali ferite guariscono molto piu’ in fretta.

La cosa buffa e’ che il dolore io lo sento perfettamente, tutto, ma per quanto strano possa sembrare, non mi fa male nel senso consueto: non ne soffro, lo osservo lo accetto e basta. Ho potuto fare a meno di molti anestetici, in passato, grazie a questo. Ed ho notato che una caratteristica del forte dolore e’ quello di indurre uno stato di agitazione anche fisica, quasi di iperattivita’. Con questa modalita’, definirei, meditativa, tu non sei preda del dolore ma ne sei padrone.

Tuttavia, pur conservando queste capacita’, da tempo non pratico piu’ meditazione, talvolta solo la preghiera profonda, il dialogo.

Questo perche’ osservando il contorno a me ed alla mia vita son rimasto profondamente deluso e ferito dalla abbondante stupidita’ mia ed altrui, e mi ha suscitato una profonda ribelline nei confronti della umilta’, o almeno di quella che stavo osservando in me.
Quasi fosse un errore , una cosa sconveniente, disadatta, controproducente e pericolosa, come dare un’arma carica, puntata su di te, ad un bambino o ad un irresponsabile.

Vorrei, e ci sto provando, a tornare a praticare, a meditare con quelle tecniche che conosco. Vorrei anche tanto riuscire ad andare oltre la pura osservazione, ed agire, in qualche modo; come quando mando energia positiva al Mondo.

Un cordiale saluto ed augurio di ogni bene, spirituale e materiale.
August

ciao August grazie della bella testimonianza.

è proprio così che funziona osservando le cose così come sono persino il dolore è “lieve” nel senso che viene visto per quello che è senza il carico di sofferenza emotiva e mentale.

Non mi è chiaro quale convinzione ti abbia frenato dal proseguire: la stupidità è umana come lo è la meraviglia e la saggezza.

possa tu essere felice e possano esserlo tutti gli esseri
Claudio

ago

a me sa che non dormi solo alle 4 e 45. Ecco come stanno le cose, tu dormi e parli di risveglio. ti lascio nel mondo dei sogni sperando prossimamente ti occuperai d’altro. Passi che i monaci siano ridotti come da voi i preti, ma l’ignoranza in cattedra é tristarella.
Ma a parlare di calcio al bar no?

ciao Ago, chi mi segue sa che non amo i Guru e coloro che salgono su un podio, a me piace mettermi affianco e dare qualcosa delle mi conoscenze ad un carcerato ad esempio e, allo stesso tempo imparare da ciò che lui ha da offrirmi.

Non c’è bisongo ne che io o lui siamo illuminati entrambi siamo arricchenti l’uno per l’altro.

Il punto e che questo articolo parla di “non riesco a meditare” e tu non intervieni sul contenuto ma attacchi chi lo ha fatto, con una strana equazione decisa da te (agita le mani = non è illuminato = non può aiutare gli altri”) e non ti sei neanche preso la briga di leggere chi sono: forse ti saresti accorto che oltre al mio percorso di meditazione e di vita mi sono anche diplomato professionista delle relazioni di aiuto: un counselor.

evidentemente credi che counselor, psicologi, psichiatri, medici, infermieri per essere di aiuto agli altri debbono essere illuminati oltre al fatto che solo tu deteni i parametri per sapere se lo sono veramente (se agitano le mani e ti da fastidio non lo sono)

Vedo che hai tanta voglia di sapere a che punto sono della mia illuminazione, ma è un problema tuo, non mio ne di quelli che leggono questo blog (che se mi seguono da un po’ sanno come mi pongo: visto che parlo di me in diversi articoli e video). Come tuo è il fastidio nel vedermi gesticolare: non mio nel farlo. certo forse anche a qualcun altro potrà piacere poco, e non starò simpatico a tutti. Essere simpatico a tutti non è un mio problema (persino Gesù o Buddha avevano i loro antagonisti e sapevano che era inevitabile).

Non mi interessa il calcio, ma credo che preferirei parlare allegramente di calcio al bar piuttosto che indurre i lettori ad uno schieramento contro qualcuno. E continuo a pensare che questa discussione sia solo uno sterile attacco personale e sia di poca utilità a chi legge, inoltre se produce qualcosa, produce la voglia di schierarsi e scartare quindi l’altro schieramento: ed è esattamente quel che non voglio

Questo nel mondo spirituale, che citi spesso, si chiama “visione dualistica”. alla base della sofferenza ci sono i 3 veleni che fanno nascere “inimicizia, odio e rancore” il mio auspicio e che possiamo tutti andare oltre “l’inimicizia l’odio ed il rancore” e dimorare nella serena felicità.

Questo, dicevo nel mondo spirituale: nel mondo dei blog scrivere 5 messaggi di questo tono in 2 giorni si chiama fare il “Troll”: http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_%28Internet%29

ago

(Visto che hai la benevolenza di ascoltarmi continuo). Conoscerai questa rappresentanzione, i dieci regni. per una spiegazione sommaria http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_mondi

1. Hell
2. Ghost
3. Animal
4. Asura
5. Man
6. Deva
7. Sravaka (Sound-Hearer Arhat)
8. Praetyka-Buddha (Those enlightened to conditions)
9. Bodhisattva
10. Buddha

Ora il lavoro che vorresti far tu é affidato, meglio deciso di affrontare, dal Bodhisattva, il nono mondo. Come saprai da qualunque delle prime 8 condizioni si puó cadere nelle altre sottostanti, come viceversa. Ma saprai anche che la nona condizione é la + vicina alla budditá (senza l’acca va’ bene lo stesso). (Da notare che per la decima sono sbagliate tutte le altre). Avrei da dire molte cose sui meccanismi che soggiacciono a questa fondamentale rappresentazione (magari anche un po’ meglio), ma penso tu ne sappia qualcosa, la domanda é:
tu dove ti poni? Come si chiedevano i seguaci del Talmud, a che punto sei fratello?
Insistevo sulla tua grande gesticolazione perché se la mente é pacificata non ce n’é segno, infatti questi gesti sono parte della maschera, sono sintomi di disagio della tua vera natura, che é pace. Non ti sembra che ti possa essere utile anche solo il dubbio sul tuo lavoro? Il dubbio é sempre utile, porta con sé la sicurezza della parte positiva del tuo operare. Altrimenti perché mi scomoderei ad affrontarti, se non conoscessi la positivitá del tuo cammino?

ago

Ciao, per prima cosa ti scrivo dalla Cambogia, paese dove vivo da tempo, ecco il perché dell’orario. Sono stimolanti per un arco molto vasto di ragioni. Partendo dal negativo, in occidente chi si dedica a queste pratiche lo fa, per la stragrande maggioranza dei casi, nel tentativo di dirimere grossi problemi irrisolti (vedi l’accenno alle adolescenze); cosí, come nel tuo caso, l’originario insegnamento al posto di essere trasmesso da persone giunte ad un punto di evoluzione spirituale che concede e consiglia di sobbarcarsi il gravoso onere dell’insegnamento, é affidato ad individui che, ripeto come nel tuo caso, non hanno la stabilitá necessaria al delicato compito. Dovrei forse ricordarti cos’é Sangha, cos’é la trasmissione da maestro ad allievo e mille altre cosucce nodali che fan sí che tu non sia assolutamente all’altezza di insegnare o chiarire alcunché. Dovresti invece avere la modestia di dedicarti alla ricerca dell’illuminazione, attraverso una pratica sincera. La storiella Zen che recitava “E quelli che predicano senza essere illuminati?”, dovrebbe aiutarti a capire che la meditazione, di qualsivoglia origine, é volta a risvegliare l’individuo, non a far star meglio o chissá a che altro scopo. Le persone che raggiungono almeno la pace mentale, che é la base su cui costruire un percorso spirituale, certamente non gesticolano come fai tu (sull’argomento un’altra storiella Zen parla dello Zen di ogni istante, se la ricordi capirai il mio pensiero), chi pensa o crede di poter dire qualcosa sull’argomento (tipo non riesco a meditare), dovrebbe almeno trasmettere e questa attenzione, questo perfezionismo cosí ben rappresentato dallo Zen ma presente in ogni tradizione spirituale, e una serenitá che francamente non riesco a cogliere nel video che ti ritrae. In poche parole, da un semplice sguardo ti si affiderebbe al massimo una ramazza, e a spazzare, che di strada ce ne hai da fare. Lo sprone é che si deve esigere di piú di ció che tu puoi dare, i tuoi lettori non si meritano cosí poca preparazione e negligenza, almeno che la tua goffaggine non nasconda magistralmente una grande sapienza. Converrai che l’argomento é delicato, non si tratta di un blog sulla torta margherita. Qualora alcuni dei tuoi amici capissero dal mio primo intervento che in veritá nella loro ricerca spirituale si trova solo una speranza di attenuare l’angoscia che vivono, lo stesso puó risultare produttivo al fine di direzionarli verso cure scientifiche specifiche. In Italia il Vaticano, detenendo il primato spirituale e parte di quello politico, si occupa anche di nevrosi, di conseguenza le religioni e percorsi spirituali minoritari svolgono piú o meno gli stessi compiti, con grande confusione, spreco energetico, quando non disatri psicologici. Ho altre centinaia di ragioni da portare, non certo per avere visibilitá, ma penso sia corretto che tu possa ribattere su questo primo punto.
(gli usufruitori meritano di + e tu anche).

35. Lo Zen di ogni istante

Gli studenti di Zen stanno coi loro maestri almeno dieci anni prima di presumere di poter insegnare a loro volta. Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato insegnante. Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con sé l’ombrello. Dopo averlo salutato, Nan-in disse: «Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli».

Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante.

ago

Scusa, solo una domanda. Non pubblichi il mio intervento per paura del confronto o hai delle motivazioni? Potresti anche esporre la tua idea, la censura lascia sempre un sapore amaro. Se temi le critiche non dimostri grande soliditá. Se eviti la minima osservazione tralasci un momento di possibile crescita e fai, pensi tu solo agli occhi miei, una gran magra figura.

Claudio

beh alle 4,15 del mattino dormo 🙂 ed adesso li ho pubblicati entrambi, così hai il tuo angoletto di visibilità.

Mi piacciono gli stimoli e le opinioni divergenti, se fanno crescere ed aprire gli orizzonti a chi legge.

mi domando, e domando a chi dovesse leggere questi commenti, in che modo sono veramente stimolanti ed utili? e a chi sono utili?

ago

Penso che sto intervento sia controproducente. Ma non riesci proprio a fermare le mani? Gli occidentali escono tutti dall’adolescenza fortemente lesionati, ma hanno il coraggio del sintomo, tu proietti nella rete tutta la tua storia di nevrosi irrisolta. Un raccontino zen domanda “e quelli che predicano senza essere illuminati?”. E tu, anima in pena, che predichi senza essere illuminato?
Ringrazia.

Giuseppe

Grazie Claudio. Ora so che i miei dubbi appartengono a molti, se non a tutti. Hai risposto con grande chiarezza a diversi quesiti che mi ponevo di recente. Sono arrivato a pensare che forse io non ero tagliato per la meditazione, pur proseguendo con costanza. In realtà ho compreso che va
bene così come sto facendo. Questo mi incoraggia a continuare con fiducia. Ricambio l’augurio di felicità per te e tutti gli esseri.
Con gratitudine. Giuseppe.

Marco

Caro Claudio, sono contento di averti conosciuto. E’ bello trovare qualcuno sulla rete, che parla e spiega chiaramente cosa è la meditazione. Si trovano tanti siti che parlano di poteri, di magia, di realizzare i propri desideri e invece qui poche parole e si va al sodo, all’essenza della meditazione.
La meditazione è osservare quello che emerge nella tua mente senza giudicare. Semplice osservazione non devi fare altro. Non devi migliorare, non devi fermare il pensiero, non ti devi rilassare ma solo osservare. Poi col tempo la pratica ti porta ad ottenere come dici te una maggiore armonia, una retta visione ma questo è solo la conseguenza della pratica e non deve essere l’obbiettivo.
Ho iniziato a praticare frequentando il sentiero Shambala del maestro Trungpa, te lo conosci? Trungpa affermava che la meditazione era l’atto di osservare quello che c’era, senza deformare l’osservazione. Rimanere nudi davanti a quello che era, senza pretendere che fosse diverso. Noto che però spesso l’errore più comune nel praticante è giudicarsi. Sembra quasi che si voglia ottenere uno stato di perfezione, nel quale uno non si sbaglierà mai, non si sentirà mai arrabbiato o a disaggio, insomma uno stato di invulnerabilità. Al contrario qui non si deve cercare uno stato di perfezione, ma semplicemente essere presenti a ciò che accade, essere testimone di quello che è. Se si è presenti a ciò che è, si fluisce con ciò che è, e si perde l’importanza di ciò che è giusto o sbagliato. Le emozioni negative non sono sbagliate, è il bloccarsi in esse ma se fluiscono non c’è nulla di sbagliato.
Un saluto
Marco.

Grazie Marco delle profonda riflessione…

credo che è proprio il giudizio che ci impedisce di fare esperienza della “perfezione”.

Amo fare questo paradosso: “può ciò che è perfetto mancare di qualcosa?” “allora è perfetto qualcosa che ha in se anche l’imperfezione”. 🙂 Il giudizio è spesso una voce interiorizzata che ci parla di una vecchia credenza, una vecchia etichetta, che vuole ricondurre ed incanalare a se un presente che ci offre un mondo sempre nuovo ricco di caleidoscopiche esperienze.

…quante parole… torniamo alla pratica: vado a meditare ed osservare tuti i miei giudizi, sperando di non essere troppo giudicante almeno col loro 😀

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