come meditare: “Non riesco a Fermare i Pensieri”

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come meditare: “Non riesco a Fermare i Pensieri”

la mia difficoltà è che non riesco a fermare i pensieri“, dice Teo (sei in buona compagnia Teo!) e chiede quale è la diffrenza tra questa meditazione e la meditazione trascendentale.

Prima di scoprire la risposta a Teo, lascia che ti dica quanto sono stato pasticcione: Tanto! Pasticcionissimo!! Pensavo di avere registrato tutta la teleconferenza dal vivo invece.. nulla.

Quindi mi sono di nuovo registrato per potere dare a tutti le risposte promesse e adesso, mano a mano che finisco di lavorarle le metto qui sul blog, 🙂 se puoi, torna su questo blog nei prossimi giorni, nelle prossime ore…

Firmato Cicciopasticcio

Guarda il video sui “Fermare i pensieri” e la Meditazione Trascendentale
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Oppure continua a per leggere la trascrizione:

La difficoltà nel fermare i pensieri e che differenza c’è tra la meditazione Vipassana e la meditazione trascendentale?

 

Comincio con la prima osservazione, cioè la difficoltà a cercare di fermare i pensieri, lasciarli andare e trovare lo spazio vuoto. Intanto sono tre modi di dire una cosa che già questo modo di dire diverso può fare la differenza.

Fermare i pensieri è un conto, lasciarli andare è un altro conto. Sono due aspetti radicalmente diversi. Intanto questa difficoltà come percezione, io dopo anni continuo a percepirla come difficoltà, quindi non è facile lasciar andare i pensieri.

 

Intanto l’accezione, la differenza tra fermare i pensieri e lasciarli andare è importante. Mi piace fare quest’osservazione: non si tratta di fermare i pensieri, i pensieri ci sono, sono una nostra funzione, è un po’ come non voler far pipì,  è importante proprio per la nostra sopravvivenza fare pipì, e il pensiero è un nostro strumento assolutamente forte e importante da usare. Questa è un po’ la differenza.

 

Il punto è che spesso siamo usati noi dai nostri pensieri, sono loro i protagonisti della nostra vita, le nostre “pippe mentali”, il loro turbinio, il loro susseguirsi ci distraggono da quello che è invece la nostra vita, che si sta consumando nel qui e ora.

 

La nostra vita è nel qui e ora e i pensieri invece ci portano nel futuro, nel passato, ci portano a sentire desiderio, a provare repulsione, fastidio. Questa è l’azione che normalmente fa il pensiero.

 

Spesso noi siamo dominati dei pensieri, invece noi possiamo decidere attivamente di usarli. Questo è lo strumento che noi usiamo con la meditazione vipassana.

 

Questa è un po’ quello che facciamo, noi possiamo quindi “non fermare i pensieri”, ma accorgerci che c’è un pensiero, accorgerci che questo pensiero stava dominando il nostro spazio mentale, tutto il nostro essere, anche il nostro corpo.

 

 A me capita che quando noto che, non so, c’è rabbia, magari contraggo la pancia, quando ho voglia, eccitazione di fare qualcosa sento quasi un leggerissimo tremolio alle mani o sento i muscoli delle gambe pronti ad alzarsi per andare via, quindi mi accorgo che anche il corpo reagisce al pensiero, quindi c’è una certa sintonia, quindi corpo e mente sono assolutamente catturati dal pensiero.

 

Quando me ne accorgo, già solo il fatto di accorgermene intanto torno ad essere protagonista io del mio pensiero e quindi dico Ma guarda un po’ quello che stavo facendo! Come sto? Come mi faceva stare? E poi dopo lo posso lasciare andare. Quindi un conto è lasciarli andare, i pensieri, e un conto è fermarli.

 

Tanto per condividere una mia esperienza, io ero un buon praticante, ho fatto una scuola di counselling, cioè un istituto dove si insegna sia psicologia che counselling e quindi ci sono dei corsi di approfondimento di varia natura.

 

Uno di questi era sulla mindfulness. La mindfulness è una tecnica di meditazione vipassana, di fatto viene da lì, viene dalla vipassana, solo diciamo laicizzata ed è legata alla psicologia moderna, è molto laica, a me piace anche per questo.

 

Tra l’altro mi piace la meditazione mindfulness è laica, anche se attinge ad una tradizione buddista, però secondo me come tecnica è veramente laica.

 

E, ti dicevo, la meditazione vipassana, tra l’altro, come tecnica, è una tecnica:

 

in primo luogo c’è effettivamente un momento in cui cedi di meno alla “tentazione del pensiero”, quindi ti raccogli un po’ di più che è il momento di meditazione Samatha (una meditazione di raccoglimento) che è una tecnica vera e propria, spesso si fa con il corpo, il più delle volte con il respiro, e in questa fase c’è una fase di maggiore… concentrazione mi piace poco come termine, diciamo più raccoglimento, cioè praticamente ancori un po’ la mente, ti focalizzi sul corpo e cerchi di dimorare in uno stato di maggiore tranquillità e pace rispetto agli stimoli che ci sono in giro.

 

Allora, in questa fase forse sì, in qualche modo il pensiero lo lasci un po’ più andare, perché magari siamo ancora eccitati da quello che stavamo facendo, e quindi ci raccogliamo un attimo.

 

Nella fase successiva, quando non siamo più così dominati dai pensieri, che in realtà emergono in continuazione, però possiamo anche permetterci di osservarli di più, cioè di stare di più col pensiero, di vedere come ci fa stare, se appartiene al passato, se appartiene al futuro, come ci fa sentire, quindi anche il pensiero non è un nemico, il pensiero è un amico, è una parte di noi, possiamo conviverci, e anche il pensiero diventa un oggetto di osservazione nella vipassana, quindi non si tratta di farselo nemico o di stare per forza nello spazio vuoto. Lo spazio vuoto è un’esperienza che ogni tanto si ottiene, ma anche lì attenti!

 

Perché non è che una volta che io ho ottenuto, faccio una meditazione dove sento il vuoto, sto in pace, eccetera eccetera, poi mi aspetto che da lì in poi tutte le meditazioni saranno uguali. Assolutamente! Ogni meditazione è diversa e si ritorna, visto che è tutto impermanente, tutto cambia, si ritorna anche ad avere mille pensieri.

 

Vi dicevo di questa esperienza con la mindfulness. Io ero circondato da psicologi e counsellor, nessuno di loro aveva praticato la meditazione, ero l’unico veterano di meditazione, però veterano non con quella tecnica. Poi ho scoperto che era la stessa cosa che facevo, ma con una veste leggermente diversa.

 

Di fatto meditavamo lì e vedevo che tutti quelli che non avevano mai meditato dicevano “Ma come sono stato bene, io sono riuscito anche per certi momenti a non avere pensieri, ma è stato piacevole, eccetera eccetera”. Io invece ero pienissimo di pensieri, dicevo “Bravissimi questi, nuovi nuovi non hanno pensieri invece io che pratico meditazione da anni ero stracolmo di pensieri”.

 

Condivido, ognuno di noi condivide l’esperienza, condivido la mia esperienza e poi giustamente l’insegnante fa osservare che alla fine tu raffini il tuo livello di consapevolezza, quindi magari mentre prima c’era un pensiero ma non te ne accorgi, poi piano piano la tua attenzione si fa sempre più raffinata e osserva sempre di più i pensieri, quindi a livello di percezione tu continui a percepire mille pensieri, ma non è detto che poi chi non li percepisca non li abbia, magari non ne è consapevole, quindi come percezione questo in qualche modo può durare molto.

 

Questo comunque non vuol dire che uno non possa avere l’esperienza dello spazio vuoto, che non possa crescere nel tempo, questa esperienza.

 

Insomma, è meglio convivere con una funzione importante del nostro essere come il pensiero piuttosto che farselo nemico, così come è importante ricordarci che noi, io non sono il pensiero, il pensiero è una mia funzione, non sono io.

 

Mentre in questa cultura occidentale siamo un po’ figli di quella filosofia che dice “cogito ergo sum, penso quindi sono”.

 

Ecco, questo è un modo sbagliato di concepire l’essere. Io non “sono in quanto penso”, perché posso dire io “sono in quanto mangio”, “io sono in quanto faccio pipì”, “io sono in quanto penso”. Allora sì. Io sono in quanto faccio tutta una serie di funzioni e il pensiero non è il mio essere, il pensiero è soltanto una mia funzione, ecco.

 

Però è una funzione. È una funzione importante, non è un nemico e ci possiamo convivere. Ecco, questo è un po’ il… Mi piaceva fare questa osservazione.

 

La domanda poi di Teo più esplicita è Che differenza c’è tra questo tipo di meditazione Vipassana e la meditazione trascendentale?

 

Allora, diciamo così: la meditazione ha origine antichissima, credo che esista da quando esiste l’uomo, quindi è difficile dare una connotazione storica precisa.

 

Diciamo che storicamente le scuole di pensiero più acclamate nella storia, nei secoli, nei millenni sono due. In realtà una è figlia dell’altra, perché quella principale, quella più antica, quella più, diciamo, che si è organizzata meglio è quella legata ai Veda, cioè l’induismo in qualche modo, da cui nasce lo yoga, nascono tante discipline di meditazione.

 

Ecco, allora, questa prima scuola vedica poi ha generato un’altra scuola che è molto diffusa di meditazione, che è quella di stampo buddista.

 

La meditazione vipassana è una tecnica che si fa risalire in qualche modo a Buddha, ma credo che fosse preesistente a lui, diciamo che noi la studiamo per come questo uomo, perché ti ricordo che Buddha era un uomo, non è un dio assolutamente, è un essere umano che ha raggiunto uno stato di consapevolezza particolare e che ha detto si può raggiungere e chiunque lo può fare.

 

Ecco, questo è un po’ l’uso che mi piace fare di questo insegnamento, quindi anche come esempio di possibilità più che come religione, cioè proprio come un maestro di meditazione che ti dice “Guarda, anche tu puoi raggiungere uno stato di consapevolezza, di pace interiore, di felicità che è alla portata di tutti”.

 

Comunque, tornando alla tecnica, queste sono tecniche millenarie, che hanno 3000 anni, 2500 anni, 2600 anni. Queste sono, per come sono state raffinate, ma in realtà a loro volta 2500 anni fa erano antichissime.

 

La meditazione trascendentale invece è recentissima, è una meditazione degli anni ’60, ma non è un marchio, così com’è la mindfulness oppure anche la mia meditazione per indaffarati, in realtà sono delle meditazioni preesistenti legate a queste tradizioni antichissime che sono state un po’ aggiustate per renderle più fruibili agli occidentali, un po’ è questo il meccanismo, ed è diventata molto famosa perché è stata usata dai Beatles.

 

Allora, c’è questo Maestro indiano (Maharishi) che l’ha portata in occidente, di fatto si tratta di recitare per lo più, (questa è la tecnica principale) dei mantra.

 

I mantra sono delle frasi, delle frasi in una lingua antica, di cui secondo me, se vuoi farne uso di questi mantra, io suggerisco o di usare una frase che ti piace, o tipo che ispiri pace, che ispiri amore, fai pace-amore-pace-amore, per esempio, o se sei un cristiano userai il rosario, per esempio, oppure se ti piacciono questi mantra, di magari conoscerne il significato.

 

Secondo me ha più potere sapendo il significato del simbolo mantra.

 

Comunque, questa è un po’ la tecnica usata nella meditazione trascendentale, è una tecnica seria, è una tecnica potente.

 

Io uso poco i mantra, li ho usati qualche volta, mi sono piaciuti anche. I mantra che cosa sono?

 

Come ti dicevo, il pensiero non è un nemico, ma visto che la nostra difficoltà, comunissima, diffusissima, anche in tutti i meditatori, meditiamo proprio per questo, perché siamo colmi di pensiero, il vero focus della meditazione non è quello di non pensare ma è quello di orientare il pensiero, quindi di focalizzare ad un solo pensiero, e il mantra serve a focalizzare una tecnica per focalizzare il pensiero rispetto alla frase che io ripeto.

Che cosa mi fa fare questo? Mi fa provare per esempio le vibrazioni della recitazione nel corpo, insomma riesco a focalizzare rispetto al suono, e questo da una parte può essere strano, perché ti dicevo magari dire una frase di cui non conosci il significato ad alcuni può fare strano.

 

Di contro, a chi invece riesce a superare questa fase o che magari non ha molta dimestichezza con il suono, preferisce l’immaginazione, o preferisce di stare con le cose come sono – questa è la tecnica vipassana, di stare con le cose come sono. Invece se vuoi orientare il focus per esempio sul suono è sicuramente una tecnica molto utile e molto funzionale e il mio consiglio è di conoscere il significato e si adatta bene a noi occidentali se vinci queste resistenze, perché diventa più facile come oggetto di orientamento del pensiero, cioè il pensiero vaga di meno se sei ancorato al mantra.

 

Personalmente preferisco una maggiore libertà quindi non amo molto le tecniche col mantra tranne in alcuni momenti in cui le adotto anch’io, e quindi ogni tanto poi mi piace cambiare e quindi le adotto.

 

La meditazione trascendentale storicamente è stata anche molto criticata perché chi ne ha fatto uso ne ha fatto una buona speculazione economica, cioè ha funzionato, è diventata un’occasione per guadagnare un sacco di soldi, e quindi dietro alla meditazione trascendentale c’è stato anche sicuramente un po’ di consumismo (come in ogni organizzazione incluse quelle religiose a mio avviso), ma questo non leva nulla al fatto che è una tecnica molto funzionale e diciamo che ha permesso anche di riscattare un po’ la meditazione in occidente, quindi bisogna riconoscere alla meditazione trascendentale anche questo merito.

 

Invece la meditazione vipassana, che è quella ispiratrice soprattutto di gran parte delle mie meditazioni, poi mi piace spaziare un pochino, ma insomma la vipassana è invece una tecnica che ti fa stare con le cose come sono.

 

Una prima parte è di focalizzazione rispetto ad un oggetto che è il respiro, il più delle volte, o comunque il corpo, e poi dopo… quindi c’è sicuramente un momento di raccoglimento rispetto agli stimoli esterni, e poi dopo c’è un’osservazione di tutte le sensazioni che sono legate ai 5 sensi più il pensiero, quindi anche il pensiero diventa un sesto senso in quanto produce sensazioni.

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Barbara

Ciao Claudio, dopo vario peregrinare sui siti inerenti la meditazione, ho trovato il tuo, al quale mi sono”ancorata” con immenso piacere. Sono interessatissima alla meditazione vipassana tanto che ho cercato nella città’ in cui abito un corso che facesse questo tipo di meditazione, ma purtroppo sembra di chiedere un treno per la luna.Vorrei chiederti se nel tuo sito è’ possibile scaricare la vera e propria meditazione vipassana che abbino con la meditazione del calmo dimorare, scaricata dal sito e che applico quotidianamente. Un grazie di tutto cuore. Barbara

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